Minamò

Gliozzi del cuore

Occhiuzzi sembra aver individuato una formazione-tipo, ma il mercato è l'occasione per proiettare i Lupi verso un campionato sereno oppure rassegnarci a "Gliozzi del cuore".

Mancano sei partite alla fine del girone d’andata e, per parafrasare una vecchia commedia sul Sessantotto, non so cosa mettermi. Ci eravamo lasciati con una sconfitta (0-1 in casa contro la Reggiana) e con una sconfitta (1-0, a Cremona) ci ritroviamo, ma parliamo chiaramente di due partite molto diverse tra loro. Nel giro di una settimana il Cosenza è cresciuto ancora nell’identità di gioco. Ha scoperto le potenzialità da titolare di Sueva (che bello rivedere titolare in prima squadra un ragazzo delle giovanili), una difesa solida, fino a riconoscere in Petrucci un perno insostituibile del centrocampo.

D’altra parte le tre reti di Ascoli avevano un po’ illuso sulla guarigione dall’anemia in attacco e, invece, le cifre parlano chiaro: solo i fanalini di coda della classifica (Entella e Ascoli) segnano meno o quanto noi. La sensazione è che, in realtà, il Cosenza crei molto e finalizzi poco, ma pure nelle statistiche sugli expected goals ci piazziamo male: sedicesimi, davanti a Reggina, Reggiana, Pescara ed Entella. Infine la classifica ci vede a 12 punti: più o meno come nei due campionati precedenti, quando però la posizione in graduatoria era peggiore.

Insomma, mi sento un po’ come Homer in questa vecchia puntata di The Simpsons.

Mi aspettavo (e speravo) meglio dalle gare di dicembre che abbiamo affrontato finora. Vicenza, Reggiana, Ascoli e Cremonese (4 punti in tutto) erano infatti formazioni più deboli rispetto a quelle che andremo a incontrare da qui a fine mese. Anzitutto il Venezia, in zona playoff, e il Pisa (capace di fare punti a spese di Lecce e Pordenone). A seguire il Pescara che, dall’arrivo di Breda, ha conquistato due vittorie (contro Ascoli e Monza) e un pareggio in quattro partite. Infine, a gennaio, l’Empoli capolista.

Un anno fa, per dire, il Cosenza girò la boa terzultimo con 20 punti e converrete con me che fare più di otto punti nelle prossime sei gare (oltre alle quattro citate, ci sono Monza e Pordenone) non sarà impresa facile. Occhio: non sto scrivendo che non ci riusciremo (anche perché, in quel caso, si metterebbe davvero male), ma che sarà complicato.

Tuttavia, come scritto in apertura, non mancano le note positive – e a quelle mi aggrappo. Nelle ultime due partite, Occhiuzzi sembra aver individuato una formazione-tipo (cosa che auspicavo). Se il pacchetto difensivo è ormai piuttosto rodato (ma il Cosenza è quinto per expected goals against, e quindi Falcone santo subito), in mediana la crescita di Petrucci sta trasmettendo ordine alla manovra. Continua a mancare qualcosa in attacco, ma non è una novità. Ho letto in giro critiche piuttosto feroci su Gliozzi, ma continuo a credere che sia il meno peggio che abbiamo lì davanti. E mi spingo persino ad azzardare che, di riffa o di raffa, questo organico (così com’è oggi) troverà un modo per centrare la salvezza. Eppure, e vengo al titolo dell’articolo, credo che il Cosenza si trovi più o meno dalle parti della penultima puntata di Boris 3, quando con un disperato colpo di G-E-N-I-O Renè Ferretti decide di abbandonare il copione di Medical dimension per girare Gli occhi del cuore 3.

Quando vedete Ferretti dare di matto, sappiate che la mia reazione dopo il palo di Baez non è stata molto diversa

Se non conoscete la serie in questione, sappiate che siamo di fronte a una delle migliori parodie del nostro Paese e dei suoi ambienti lavorativi. Quelli in cui si preferisce “tirare via” e fare le cose “a cazzo di cane”, perché la qualità viene considerata un inutile sovrappiù. E il povero Renè Ferretti, che pure avrebbe le competenze per fare una serie tv a modino, è costretto a scendere a compromessi al ribasso. Un po’, ci sia consentito il parallelo, come il Principe con Gliozzi del cuore.

Nell’immagine (bellissima, autentica, struggente) di Sueva che si dispera per un’occasione sfumata a tu per tu con Volpe, vedo finalmente un cosentino recriminare per i propri colori. E, per tornare a Boris, spero di non rivedere un giorno la frustrazione di Fabiana Hassler.

Ce lo stiamo ripetendo da un mese che, con una punta degna di questo nome, il Cosenza avrebbe almeno sei o sette punti in più. Continuo a credere che manchi anche altro: Petrucci ha bisogno di un sostituto all’altezza (e, viste le ultime prove, non può essere Bruccini) (forse tornerei a dare un po’ di spazio a Kone); un ricambio sulle fasce (non Bouah); un difensore centrale (perché ricordate che è meglio un libero all’inferno che Schiavi in paradiso). D’altra parte l’utilizzo col contagocce, nelle ultime settimane, per la gran parte degli innesti della campagna acquisti estiva (Ba, Ingrosso, Borrelli, Petre, Sacko) emette un giudizio piuttosto definitivo sulle qualità di chi era chiamato ad alzare il livello della rosa. E, dunque, il mercato di gennaio è l’occasione per proiettare i Lupi verso un campionato sereno oppure rassegnarci a Gliozzi del cuore.

Nella finzione di Boris ci sono un paio di attori di stirpe (su tutti nonno Alberto, e cioè Orlando Serpentieri, e il nonno Joe Remo Arcangeli) costretti a interpretare ruoli surreali e una troupe che potrebbe tranquillamente realizzare un prodotto migliore; invece persino un regista come Paolo Sorrentino, passato per caso sul set, finisce per adeguarsi al livello bassissimo del prodotto. Nella realtà del Cosenza, invece, abbiamo un gioco fluido e un numero discreto di giocatori capaci di interpretare al meglio le trame di Occhiuzzi. Il primo tempo di Cremona, una delle migliori prove collettive rossoblù degli ultimi anni, sta lì a dimostrarlo. Occhio: non sto dicendo che con una punta vera il Cosenza centrerebbe i playoff, ma che (visto il gioco della squadra) mi piacerebbe dare al Principe una chance migliore di quella che ha.

C’è un’azione in particolare che riassume tutto questo, nell’1-0 contro i grigiorossi, ed è quella capitata a Gliozzi su lancio di Baez attorno al decimo minuto. Non è un’azione casuale (Gliozzi si inserisce in quello spazio correndo da centrocampo) e questo dimostra il lavoro a monte del mister. Tuttavia Gliozzi è l’attaccante capace di liberarsi del marcatore con lo stop di petto e, poi, incrociare il tiro sul primo palo anziché calciare sul secondo. Petre, più tecnico, forse avrebbe calciato meglio, ma (per quel che abbiamo visto finora) non sarebbe stato altrettanto bravo a liberarsi.

Non fatevi ingannare dalla prospettiva dell’inquadratura: Volpe era posizionato più vicino al palo di destra. Mirando alla sua sinistra, le chance di segnare sarebbero state altissime. A prescindere dal fatto che Gliozzi abbia calciato fuori.

Ecco, siccome nel calcio i gol sono la misura del successo, il Cosenza ha bisogno di una punta in grado di far bene tutte quelle cose (prendersi lo spazio, liberarsi dal marcatore, centrare la porta) e oggi non ce l’ha. Molti di voi invocano maggiore minutaggio per Petre, ma tutto questo mi ricorda quando nell’82 la stampa chiedeva a Bearzot di portare Beccalossi al posto di Antognoni ai Mondiali. Ecco, siccome nel nostro caso non stiamo parlando né del Dribblossi nerazzurro né dell’Unico dieci viola, io credo che fino alla riapertura del mercato il Cosenza possa accontentarsi di Gliozzi che sgomita e rientra, che sa posizionarsi in area (come nella rete ad Ascoli), che fa reparto. Da gennaio in poi, no. Da gennaio in poi, senza innesti di peso, questa squadra (per restare a Boris) rischia di diventare ostaggio della locura.

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Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

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