Approfondimenti

L’assoluzione di Mario Oliverio e le gravi responsabilità politiche del Pd

L'assoluzione di Mario Oliverio pone una questione antica: l'autonomia della politica rispetto al potere giudiziario (e la complicità del Pd).

Non solo il tempo è galantuomo, ma anche la giustizia. L’assoluzione odierna di Mario Oliverio ci riporta la mente verso la fine del 2018, quando la Dda di Catanzaro, qualche giorno prima di Natale, aveva portato a conoscenza dell’opinione pubblica i contenuti dell’inchiesta “Lande desolate”. Si trattava di un’indagine della Guardia di Finanza di Cosenza sugli impianti sciististici di Lorica, su piazza Bilotti e sull’aviosuperficie di Scalea. Mario Oliverio per questa inchiesta è stato recluso nella sua casa di San Giovanni in Fiore per circa sei mesi, essendo sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Da Mario Oliverio a Luigi Incarnato: le tappe politico-giudiziarie

“Lande Desolate” ha estromesso Mario Oliverio dalla campagna elettorale per le Regionali del 2020. Dal 2018 alla fine del 2019 avevano fatto la stessa sua fine giudiziaria i fedelissimi, Sebi Romeo e Luigi Incarnato, entrambi arrestati dalla magistratura (il primo dalla procura antimafia di Reggio Calabria e il secondo dalla procura antimafia di Catanzaro). Un colpo di grazia non indifferente per le ambizioni di Mario Oliverio, visto Sebi Romeo, ex capogruppo di maggioranza del Pd e l’allora commissario liquidatore di Sorical, Luigi Incarnato erano deputati alla realizzazione delle liste elettorali.

Il Pd, quindi, ha sfruttato la scia giudiziaria per mettere da parte Mario Oliverio rispetto a un’indagine che, alla lunga, si è dimostrata «un pregiudizio accusatorio», come evidenziato dalla Cassazione. E’ questa infatti la responsabilità politica più grave del Partito democratico, del suo commissario regionale Stefano Graziano e del segretario nazionale, Nicola Zingaretti. Essersi comportati come dei “grillini dell’ultim’ora”, azionando la forca giustizialista che oggi, 4 gennaio 2021, si è frantumata dinanzi al primo giudice di merito.

La sconfitta del Pd “giustizialista”

Mario Oliverio doveva essere giudicato per quello che aveva fatto dal 2014 al 2019, sulla base del programma elettorale che il Pd aveva sostenuto nella campagna elettorale post-Scopelliti. Doveva differenziarsi dall’onda giustizialista, mentre si è trovato al fianco della magistratura, avendo così la possibilità di eliminare l’amico-nemico di turno. Questo dimostra come la politica italiana non sia autonoma rispetto al potere giudiziario, ma (come dimostra l’inchiesta su Luca Palamara) è complice (e ultrà) di alcune indagini che sui social vengono dipinte come grandi successi giudiziari senza che vi sia neanche una sentenza. Il Pd, dunque, ne esce con le ossa rotte. E forse oggi si comprende meglio perché si trova a braccetto con il Movimento Cinque Stelle.

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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