sabato,Aprile 13 2024

Parte a Salerno il processo contro il procuratore Lupacchini. In aula anche il capo dei servizi segreti

Al via il processo contro Otello Lupacchini. Nel corso dell'istruttoria dibattimentale saranno ascoltati il generale Parente e la Lamorgese.

Parte a Salerno il processo contro il procuratore Lupacchini. In aula anche il capo dei servizi segreti

Sarà sentito come testimone della difesa il capo dei servizi segreti italiani (AISI), il generale Mario Parente, nell’ambito del processo contro l’ex procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, trasferito dal Csm presso la procura generale di Torino per incompatibilità ambientale e funzionale, dopo lo scontro con Nicola Gratteri. Il magistrato è accusato di falso ed errore determinato dall’altrui inganno.

Le accuse contro Otello Lupacchini

Secondo la procura di Salerno, Lupacchini «partecipando il 6 febbraio 2019 alla riunione di coordinamento delle forze di polizia, al fine di vedersi sottoposto al dispositivo di II livello, dopo aver illustrato l’asserita accresciuta esposizione a rischio della sua incolumità e la consequenziale inadeguatezza delle misure tutorie, legate alla detenzione presso la casa circondariale di Catanzaro di Michele Senese, capo clan camorristico, da lui, allora sostituto procuratore generale di Roma, fatto arrestare nel febbraio del 2012, cui seguiva il contestate deposito di una relativa relazione con allegata documentazione, leggeva sul proprio cellulare, senza esibirne il testo agli astanti, parte della relazione di servizio, redatta dai componenti della sua tutela in data 30 luglio 2019 alle ore 17, asseritamente inviatagli tramite whatsapp dai predetti, ovvero la foto ritraente la predetta annotazione, della cui copia cartacea era peraltro in possesso sin dal giorno precedente, annotazione secondo la quale il giorno precedente la sua autovettura di scorta era stata seguita da un’auto sospetta, il controllo della cui targa aveva fatto emergere come la stessa non fosse censita alla MCTC» avrebbe omesso, a dire dell’accusa, «di riferire che, nella medesima relazione, si dava esplicitamente atto che proprio siffatto elemento aveva tranquillizzato il personale di scorta, perché denotante la verosimile appartenenza dell’auto (risultata, poi, appartenere alla questura di Perugia) ad un Ente governativo e/o ad altro ufficio di polizia». 

Questa condotta di Lupacchini, secondo la procura di Salerno, avrebbe indotto in errore l’allora prefetto di Catanzaro, Francesca Ferrandino, attuale prefetto di Bologna, «che avanzava all’ufficio centrale Interforze per la sicurezza personale, la proposta di innalzamento del dispositivo tutorio dal III livello al II livello, attestando falsamente ragioni di preoccupazione per quanto espresso e (soltanto) letto da Lupacchini in sede di coordinamento, e dunque implicitamente l’attuale sussistenza di un altissimo rischio di attentati e/o di altre azioni criminose in danno del procuratore generale, invece non riscontrato per via della predetta tranquillizzante considerazione, tratta dai componenti del dispositivo tutorio e da costoro immediatamente comunicata alla predetta autorità già durante il tragitto di ritorno a Roma». 

Dal terzo livello al secondo livello

Così il direttore dell’ufficio centrale interforze per la sicurezza personale, Alberto Pazzanese applicò la misura del II livello. Lupacchini, di conseguenza, avrebbe indotto in errore l’UCIS. Misura poi ancora cambiata il 6 settembre del 2019, «essendo stata riscontrata l’assenza di un pericolo o minaccia, reale ed attuale, diretta o indiretta, e conseguentemente l’assenza di una elevatissima esposizione individuale della predetta autorità». 

Tuttavia, la difesa di Lupacchini vuole approfondire i motivi per i quali un’auto dei servizi segreti italiani stesse seguendo l’ex procuratore generale di Catanzaro, evento ritenuto poco ugualmente poco tranquillizzante. Circostanza dunque che dovrà emergere nell’istruttoria dibattimentale. Inoltre, l’avvocato Ivano Iai ha querelato “Il Mattino” di Napoli, a seguito di un articolo pubblicato sul processo iniziato a Salerno.

In aula anche la Lamorgese

Nel corso della prima udienza del rito ordinario, l’avvocato Ivano Iai, difensore dell’ex procuratore generale del nostro capoluogo di regione, ha presentato la lista testi, spiegando nel dettaglio la funzionalità delle testimonianze per ribaltare il teorema accusatorio. Il giudice del tribunale di Salerno non ha ammesso nella lista testi il premier dimissionario Giuseppe Conte e l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, segretario nazionale della Lega. Saranno ascoltati, oltre a Parente, l’attuale ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, il sostituito procuratore generale di Catanzaro, Salvatore Di Maio, il caposcorta di Lupacchini, luogotenente Franco Dragone, l’agente di polizia, Giuseppe Morici, il giornalista Vincenzo Iurillo del Fatto Quotidiano, il capo della polizia italiana, Franco Gabrielli e l’avvocato Alessandro Capograssi. Il processo riprenderà il prossimo 24 giugno, quando l’istruttoria dibattimentale entrerà nel vivo.

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