Minamò

Amori disperati

L’addio (doloroso) di Baez. Tremolada che sale in cattedra. Un mercato ancora tutto da valutare e pieno, come al solito, di scommesse. Tra Spal e Cittadella, i ragazzi di Occhiuzzi hanno bisogno di punti pesanti...

Nella top five dei peggiori momenti legati al Cosenza in questi due anni e mezzo di B, Carpi-Cosenza del 6 ottobre 2018 si piazza al terzo posto. Mi riferisco per l’esattezza ai quarantadue minuti successivi al momentaneo vantaggio di Pasciuti, nel corso dei quali (complice la pioggia battente) vidi con chiarezza il baratro della serie C. È vero, era solo la settima giornata, ma i rossoblù avevano appena sei punti, zero vittorie e stavano perdendo contro una diretta concorrente per la salvezza. Detto tra noi, ero convinto che una sconfitta in quel momento sarebbe stata fatale. Il twist of fate, invece, quel giorno prese le forme di Jaime Baez.

Non posso fare a meno di confermare che purtroppo, al secondo 0.31, le telecamere di Dazn inquadrano anche il vostro indegno scriba. E io, ogni volta che rivedo quella palla entrare in rete, sento partire le note di Amore disperato di Nada.

Pochi mesi prima, avevo chiesto a un autorevole collega fiorentino referenze sull’uruguagio. Baraccone, mi rispose: nome in codice che si usava per definire le operazioni targate Corvino, legate a plusvalenze, intermediazioni e prestiti tipo “schema Ponzi” (Baez era passato già da Livorno, Spezia e Pescara, senza lasciare grosse tracce). Poi uno su 20 di questi aggeggi, magari, diventa pure calciatore, aggiunse però il collega. Si vede che Baez era proprio quell’uno (Schetino stava invece tra gli altri 19 aggeggi).

Ho visto Jaime Baez segnare a Cittadella un gol da urlo (e mi è salito il magone quando ci ha riprovato dalla stessa “mattonella” domenica con la maglia della Cremonese), galoppare per settanta metri al Marulla palla al piede più veloce dei difensori avversari e scucchiaiare su Vicario, segnare contro l’Empoli di rapina e astuzia. Più del tocco di palla (a Perugia, il 2-2 servito a Riviere resta uno dei gol più belli che abbia mai visto dal vivo), ho sempre apprezzato il suo modo di irretire gli avversari senza mai farsi beccare (una sola espulsione per doppio giallo in 83 presenze è sintomo di enorme intelligenza). L’ho amorevolmente ribattezzato Gaccia charrua quest’anno quando, forse complici alcune scelte tattiche di Occhiuzzi, è parso a lungo l’ombra di se stesso. E tuttavia vederlo partire, in quello che siamo soliti definire mercato di riparazione, mi ha addolorato (in maniera diversa dall’addio di Bruccini) soprattutto perché siamo andati a riparare una diretta concorrente nella lotta salvezza.

Almeno così pensavo. Nel lotto delle nove squadre che, strette in sei punti, stanno tra il Vicenza e il Pescara, credo che presto saluteremo proprio la Cremonese. Quella di Pecchia, vista all’opera al Tombolato (e ben rinforzata dai vari Colombo, Bartolomei e Carnesecchi), è una formazione che potrebbe anche centrare i playoff. A parte Ascoli e (in parte) Reggiana, nessuno mi pare che lì dietro abbia consumato rivoluzioni. Non ho visto invece il Pescara che, nonostante la terza sconfitta di fila, mi dicono abbia dato parecchio filo da torcere al Chievo secondo in classifica. Non registro, per ora, altre novità, a parte quella di un Brescia che pare invischiato nei bassifondi come il Crotone due stagioni fa.

In realtà una c’è. Ed è il ritorno al successo del Cosenza, a Chiavari. Si tratta di una delle due gare (assieme al derby con la Reggina) che avevo indicato come “vittorie necessarie”. Bene. Anche perché questo 1-2 ci dice un paio di cose. La prima è che la squadra di Occhiuzzi continua a sfruttare troppo poco le palle inattive (https://www.cosenzachannel.it/2021/01/27/cosenza-i-pregi-ed-i-difetti-delle-palle-inattive/) e, purtroppo, a patirle: l’Entella, con un blitz su corner, ha rischiato di portare a casa tre punti preziosissimi (e complice la vittoria dell’Ascoli, sarebbero stati volatili per diabetici).

Praticamente perfetto il doppio “blocco” dei biancazzurri che permette a Costa di inserirsi all’altezza del dischetto del rigore. Ricorda anche a voi il provvisorio 1-0 di Barillà a Monza?

La seconda è la conferma della cazzimma dei ragazzi di Occhiuzzi: un quarto dei venti punti in classifica è arrivato in rimonta. La terza è la centralità di Tremolada nel progetto tattico del Principe: un trequartista che non cerca per forza l’uno contro uno, si allarga (come Baez) o procede a strappi (Balù), ma si muove tra le linee avversarie con una visione di gioco e un piede che il caro vecchio Bortolo Mutti avrebbe definito “importantissimi”.

La quarta è che, per capire se il mercato di gennaio abbia davvero riparato il Cosenza, bisognerà aspettare ancora. A Chiavari mi è piaciuto molto il Gerbinho della ripresa (il Gerbo della prima frazione di gioco, invece, con tutto il rispetto, sembrava Fabris) (e non Fabrizio, purtroppo), mentre Trott-olino amoroso è ingiudicabile. In mediana, in attesa di vedere Crecco, mi pare che l’intesa tra Sciaudone-Petrucci sia piuttosto granitica. Nutro invece poche speranze (ma spero di sbagliare) sull’arrivo di Anzoulas, per cui è bene che si sia rivisto in campo Schiavi. In attacco c’è l’ennesima scommessa a costo zero, cioè Mbakogu, che in carriera è andato in doppia cifra una volta sola (2014/15, ma quel Carpi aveva gente come Lasagna, Inglese, Gagliolo e Letizia).

Quel giocatore di sei anni fa, clamorosamente simile nei tratti all’Aristoteles de L’allenatore nel pallone, è un attaccante perfetto per il calcio “verticale” di Occhiuzzi. Anche io, però, sei anni fa avevo le ruote ed ero un carretto.

Siamo sempre lì: non mi aspettavo “botti di mercato”. Ed è chiaro che puntare su un trequartista in panchina da mesi, una punta svincolata, un attaccante che non trovava spazio nella Primeira Liga portoghese, due riserve di Pescara e Ascoli e un rincalzo dell’Asteras Tripolis non corrisponde esattamente a un ambizioso piano quinquennale. Eppure il trequartista (Tremolada) ha avuto un impatto da quattro punti in tre partite (per me, dopo il secondo rigore calciato nello stesso angolo del primo, è amore), Gerbo non è dispiaciuto, uno come Riviere l’anno scorso è arrivato a parametro zero e al Cosenza di Occhiuzzi serve soprattutto gente in grado di finalizzare un gioco proattivo e dispendioso. Quando il Principe sostiene che la sua è una squadra che prova sempre a imporsi agli avversaridice una verità. Il punto è che ci prova molto più di quanto riesca a fare, e spesso finisce nella trappola di avversari tecnicamente più solidi. È il motivo per cui scrissi che, a questo giro, servivano giocatori esperti e positivi. Con molte incognite, i profili sono quelli. Ora vanno testati sul campo.

I primi banchi di prova, tra sabato e martedì, si chiamano Spal e Cittadella, e cioè due squadre in piena zona playoff. Gli Estensi imbattuti da quattro turni; i ragazzi di Venturato alla ricerca dei punti persi contro Venezia e Chievo. I confini stretti della zona retrocessione dicono che due passi falsi potrebbero farci scivolare molto in basso – e dunque serve molta lucidità in gara. Non faccio tabelle, ma sarei pronto a firmare per una vittoria anziché due pareggi, proprio perché non si tratta di scontri diretti. Anche con un cross che diventa un tiro, se necessario. Come fece due anni fa quell’“angelo dalla faccia sporca”, quella Gaccia charrua che ho amato moltissimo.

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