Minamò

Le mura amiche

Questo Cosenza è anche l’ennesimo “peccato”, come ci dicevano le nonne quando ci andavamo a pranzo dopo la scuola e lasciavamo nel piatto anche solo le briciole.

Il calcio che ho conosciuto da bambino è molto diverso da quello di oggi. GAC, direte voi pensando a tutte quelle cose che lo hanno modificato nel profondo: procuratori, emiri e tycoon, pay tv, paracaduti, sponsor (fino a pochi anni fa identificavo le maglie con marchi come Pac, Corvasce o Lagostina, oggi con due o tre loghi stampati faccio davvero fatica). La differenza sostanziale alla quale mi riferisco, invece, è quella delle cosiddette “mura amiche”. Nel calcio, che ho conosciuto io, la legge non scritta recitava: vincere in casa, pareggiare fuori. Nell’ultimo campionato di B con i due punti per vittoria (1993/94) finirono col segno X in schedina 320 partite (quasi una su due) e furono appena 48 le vittorie esterne.

Il Cosenza questa storia la conosce bene. Se nel 1988/89 ci fossero stati i tre punti, la squadra allenata da Giorgi (che vinse 6 volte lontano dal San Vito: un’enormità per l’epoca) sarebbe andata in A senza nemmeno passare per la classifica avulsa. Di contro, due anni dopo, bastò un solo “colpaccio” esterno (peraltro a tavolino, a Barletta) per agguantare lo spareggio con la Salernitana.

Il calcio che vediamo oggi, con gli stadi vuoti causa pandemia, ha cambiato ulteriormente le carte in tavola. Quando il Cosenza è tornato in B, due anni fa, le vittorie esterne totali delle formazioni cadette furono 75. Nel 2019/20 (con 20, anziché 19 squadre, e metà campionato a porte chiuse) sono schizzate a 108. Nella stagione in corso sono già 60. Lo ha riassunto bene il capitano Angelo Corsi, nel post partita di Cittadella: mai come ora il calcio giocato è stato sovrapponibile al lavoro settimanale. Se prepari bene una gara, troverai il modo di vincerla anche fuori casa. O, perlomeno, di riagguantarla.

Esistono due specie di tifosi. Quelli che, dopo il gol di Corsi, hanno urlato “Andiamo a Berlino, Beppe!” e quelli che mentono.

Quella del Tombolato, forse, poteva essere preparata meglio. Specie nel primo tempo, lo schema tattico di Venturato è stato identico alla gara d’andata: pressing alto (Ingrosso lo ha patito moltissimo, e io con lui) e aggressione massiccia della mediana. Sciaudone e Petrucci in inferiorità numerica, e spesso in affanno, hanno faticato a offrire palloni giocabili a Tremolada. Fortunatamente il Cittadella ha gettato alle ortiche tante chance per chiudere il match, permettendo al Principe di mandare in campo Ba e passare al centrocampo a tre. Una mossa semplice, che ci fornisce però un’indicazione duratura: proprio perché Occhiuzzi predilige il gioco in verticale, il 4-3-1-2 potrebbe essere più funzionale alla rosa a disposizione. Almeno in questo momento. 

Mi sono espresso infinite volte sulla modestia tecnica della rosa (il fatto che il mister utilizzi sempre più spesso solo tre cambi ci conferma indirettamente che lo sa pure lui) e sull’insostenibile piccineria del mercato (estivo e invernale). La gara di martedì aggiunge due elementi di riflessione, a sinistra e in attacco. Non esiste una sola cosa nella mia vita che io abbia aspettato più a lungo di quanto si sia attesa l’esplosione di Brayan Vera. Quindi o quella fascia, nel centrocampo a quattro, viene affidata a Crecco (sperando che ne sia all’altezza) oppure tanto vale ricalibrare il raggio d’azione dell’esterno e puntare su Legittimo. L’altra è che, forse, andrebbe trovato un modo per permettere a Balù e Tremolada di giocare insieme. Magari con Mbakogu. Altrimenti la rapidità di Carretta rischia di essere oscurata dalla sua imprecisione al tiro.

Sono preoccupato quanto voi, pensando alle sedici giornate che restano. Eppure, se devo ostinarmi a guardare il bicchiere mezzo pieno, fossi un allenatore pochi clienti mi darebbero pensiero in questa serie B come il Cosenza. Perché è una squadra che in un terzo delle gare giocate (sette volte) ha trasformato un parziale negativo in un pareggio o in una vittoria. Quindi è un avversario di bassa classifica che tutti sanno di non poter sottovalutare, perché riesce a restare sempre in gara, anche se segna col contagocce (solo Parma in A, Cavese e Paganese in C hanno fatto peggio).

Negli occhi di Venturato, dopo il gol di Corsi e a fine gara, ho letto più santi di quanti ne siano contemplati in un calendario.

Mi spaventano le sole tre vittorie? Sì. Ho visto altre volte nella storia il Cosenza fare incetta di pareggi (alla ventiduesima giornata, quelli di Zaccheroni e del Mutti I e II ne avevano 11, ma potevano contare pure su 6 vittorie), ma nemmeno nelle stagioni peggiori (sì, quelle) ottenere così pochi successi. Tuttavia, tra le prime dieci formazioni in classifica, soltanto Empoli, Salernitana e Chievo hanno battuto il Cosenza. Non può essere casuale.

Mesi addietro definii quello di Occhiuzzi come un “viaggio nelle ferite aperte”: credo che poche si siano cicatrizzate, e non per demerito del mister. Cioè i deficit di questa squadra non sono stati colmati. Certo, alcune scelte (Schiavi, Ba, Sueva e Balù, per ragioni diverse, dovrebbero avere più minutaggio) (Schiavi anche in una difesa a tre) lasciano perplessi, ma la garra della formazione (un anno fa esatto i Lupi apparivano sempre rassegnati a perdere, spesso nei minuti finali; oggi no), le scelte tattiche (il Principe cambia poco, ma corregge molto) e qualche individualità permettono oggi al Cosenza di galleggiare un filo più su della “zona rossa”. Considerata l’assenza di un bomber, mi pare sinceramente un mezzo miracolo.cÈ anche l’ennesimo “peccato”, come ci dicevano le nonne quando ci andavamo a pranzo dopo la scuola e lasciavamo nel piatto anche solo le briciole. Perché sarebbe bastato poco, in questa serie B (a parte l’Empoli, sinceramente, non vedo al momento “giganti”), per consentire a un tecnico capace di contare su una rosa appena più competitiva.

Al momento in cui scrivo non conosco ancora i risultati di Reggina-Entella e Chievo-Reggiana. Mi auguro che ne escano un pareggio e una vittoria dei clivensi, affinché non si smuovano troppo le sabbie mobili della zona retrocessione. Ci si salva, come sempre, stando fuori dalle ultime cinque. C’è qualcuno sotto in grado di superarci? Sì, l’Ascoli (mentre non inganni il pari del Pescara con la capolista, frutto di grossi demeriti dell’Empoli). Vedo squadre, sopra il Cosenza, in grado di essere risucchiate ulteriormente? Sì, il Brescia. In entrambi i casi posso sbagliarmi, ma quattro squadre mi paiono davvero incatramate in basso.

Ecco perché il derby con la città del “chilometro più bello d’Italia” (ma solo perché rivolge gli occhi alla Sicilia) diventa una partita chiave. Un mese fa scrissi che si trattava di un match da non perdere assolutamente. Rectius: è una gara da vincere ad ogni costo. Nello stesso turno il Pescara ospita il Venezia e la Cremonese il Lecce. Reggiana e Ascoli si affrontano in uno scontro diretto, mentre il Brescia se la vede col Chievo. Una vittoria, dopo sette punti nelle ultime cinque partite, sarebbe pesantissima. E trasformerebbe una striscia finora tutto sommato utile di risultati in una cavalcata.

Serve davvero una didascalia per questo video?

Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

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