Minamò

Le nozze coi fichi secchi

Se dopo ventitré giornate il Cosenza non ha assunto fino in fondo i crismi del gioco desiderato da Roberto Occhiuzzi, adesso per il Principe è il momento di adattarsi alle caratteristiche dei (pochi) giocatori migliori che ha.

Confesso di averlo ignorato a lungo, ma pochi giorni fa ho fatto una scoperta a proposito del famoso detto “fare le nozze coi fichi secchi”. Pare che tragga origine dal matrimonio, nel 1896, tra Vittorio Emanuele III ed Elena di Montenegro. Il Mattino di Napoli, in un’epoca ancora molto poco politically correct, decise di titolare appunto sulle origini della futura regina – il Montenegro, famoso per l’essiccazione del frutto, lo era anche per l’estrema povertà. Si trattava, secondo il quotidiano, di un’unione poco altolocata. Eppure proprio la regina Elena fu una delle poche figure a uscire a testa alta, nella famiglia reale, dalle compromissioni col fascismo e, più tardi, dalla vergognosa “fuga di Brindisi”. I fichi secchi, insomma, a volte possono essere più nobili del corbezzolo.

Alla ventitreesima giornata di campionato il Cosenza conta 23 punti, tre in più rispetto alla scorsa stagione, quando la sconfitta interna col Benevento determinò l’esonero di Piero Braglia. Ha conquistato il sesto risultato utile consecutivo (una vittoria e cinque pareggi), tutti in rimonta. Solo quattro volte il Cosenza targato Roberto Occhiuzzi è andato in vantaggio in una gara di campionato (le più recenti contro Spal e Pisa) e, tra queste, solo due volte ha vinto: contro Ascoli e Frosinone. Ha la terza miglior difesa e il secondo peggior attacco della serie B.

E io, dopo il gol di Folorusnho, mi esprimevo suppergiù come Mario Cioni.

In tutta onestà, e a prescindere dal livello tecnico dell’organico, a questo punto della stagione un qualsiasi altro tecnico sarebbe stato esonerato. Credo sia onesto dircelo, almeno tra noi. Aggiungo che, per quanto mi riguarda, sono contento che non sia avvenuto. E, aggiungo, non accadrà, considerato il triennale che blinda il futuro del Principe. Temo tuttavia che non si sia compreso, né nel tifo (la tenerezza che provo per chi continua a tirare in ballo Piero Braglia è la stessa che mi sale al pensiero degli ultimi giapponesi nella giungla dopo la Seconda guerra mondiale) né nella società, il rischio che si sta correndo.

Provo a riassumerlo. La classifica descrive un campionato ormai, salvo sorprese, definitivamente spezzato in due. Dal Vicenza in giù ci si gioca la salvezza. Alle spalle del Cosenza paiono esserci due formazioni rassegnate alla retrocessione (Entella e Pescara). Altre due (Cremonese e Ascoli) mi sembrano avere qualcosa in più rispetto ai Lupi. Tra quelle davanti, invece, a parte la Reggiana, fatico a riconoscere squadre nettamente inferiori. Per evitare i playout, quindi, si prospetta una lotta molto dura e che, come ha riconosciuto Occhiuzzi, si deciderà nelle ultime dieci giornate.

Quel “dieci” non è un numero casuale, perché in quel pugno di partite tra marzo e maggio ci saranno ben cinque scontri diretti (Vicenza, Reggiana, Ascoli, Cremonese e Pescara). Mentre nelle prossime cinque, a parte il Brescia, affronteremo solo formazioni della zona playoff (Lecce, Chievo, Frosinone e, dopo la sosta, Salernitana). Non proprio un “letto di rose”.

Il Cosenza che arriva a questo punto del torneo non è ancora la squadra di Roberto Occhiuzzi. Lo ha ammesso lui stesso, nel post partita del derby, quando si è addossato ancora una volta le responsabilità di una squadra che troppo spesso ha bisogno di “prendere gli schiaffi” prima di cominciare a giocare. Di solito i tecnici, che fanno “scudo” ai propri ragazzi, ne conoscono i margini di miglioramento. Io credo che, a parte un paio di elementi, quei margini siano esauriti. Oppure che non siano prossimi, atleticamente e tecnicamente. Siamo cioè al matrimonio di Vittorio Emanuele ed Elena, alle “nozze coi fichi secchi”.

Nell’azione dello 0-2, la Reggina costruisce la superiorità numerica sulla fascia sinistra e poi la sfrutta attraverso l’inserimento di Rivas. Voi direte: “Ma in difesa sono schierati quattro uomini”. Io rispondo: “Con i quattro difensori veri, Edera avrebbe trovato un reparto in linea e non in ripiegamento”.

Cerco di spiegarmi meglio, ma Occhiuzzi lo ha fatto più che bene nella conferenza stampa dopo il 2-2 con la Reggina. Giocare con tre difensori obbliga uno degli esterni di centrocampo (o, spesso, entrambi) a “scivolare” in copertura (assieme a uno dei mediani). Se per qualche ragione questo ripiegamento non avviene in maniera tempestiva, il reparto arretrato va in affanno. E questo le tre mezzepunte, volute da Baroni al Marulla, lo hanno messo a nudo per tutto il primo tempo.

Ora io capirei questa ostinazione con il 3-4-1-2 se servisse a portare un Casasola al cross dal fondo, ma Casasola quest’anno gioca nella Salernitana. Quel tipo di giocatore sulla fascia non c’è (e Occhiuzzi, che ha rinunciato al gioco sulle fasce per puntare su verticalizzazioni e filtranti, lo sa). Abbiamo Gerbo, giocatore importante ma con caratteristiche molto diverse. Abbiamo Vera e Corsi, che adattato a sinistra ha mostrato di patire fin troppo lunedì sera. Contro la Reggina, proprio come a Cittadella, il Cosenza è tornato a rendersi pericoloso quand’è passato al 4-3-1-2. Ossia quando ha rinunciato allo “scivolamento” dell’esterno e lo ha incardinato come terzino, e ha aggiunto un mediano.

Perché Occhiuzzi non lo fa? Provo a darmi una risposta. Perché, nel suo gioco verticale, Trotta ci incastra poco: è un attaccante che fa a sgomitate in area e ha bisogno di cross (non a caso la sua esperienza a Sassuolo fu un mezzo fallimento). Dall’altra parte l’attaccante più adatto a filtrare negli spazi è Mbakogu, ma come si è visto è ancora lontano dalla forma migliore.

All’ingresso in campo di Mbakogu, ho spento la radiocronaca e ho messo questa in loop. Cinque minuti dopo si è procurato il rigore del pari. Che vi devo dire: l’amu provate tutte, provamu puru chissa…

Fino ad oggi il Cosenza ha perso solo sei partite in campionato. Ma tre sconfitte sono arrivate proprio da tre delle prossime cinque clienti (Chievo, Salernitana e Brescia). Il campionato si deciderà nelle ultime dieci giornate, ma il rush finale si prepara nelle prossime quattro gare. Credo che Occhiuzzi farebbe bene, per sé e per noi, a prenderne atto che il meglio è nemico del bene e che le nozze coi fichi secchi possono essere un matrimonio nobilissimo. A chi sostiene che sono proprio le “nozze coi fichi secchi” che Occhiuzzi sta celebrando, rispondo che non è così: per stare alla metafora, Occhiuzzi sta ancora cercando di elevare il rango di quel matrimonio. Se tuttavia, dopo 23 giornate, il Cosenza non ha assunto fino in fondo i crismi del gioco che il Principe ha in mente, adesso per il mister è il momento di adattarsi alle caratteristiche dei (pochi) giocatori migliori che ha.

Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

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