Lavoro

Covid Italia, Granelli (Confartigianato): “Per 32% nostre imprese difficoltà a ripartire”

“Il 32% delle imprese a noi associate avrà delle difficoltà a ripartire dopo la pandemia. E’ un numero che ci spaventa tanto e dobbiamo mettere in campo una rappresentanza concreta di prossimità per aiutare queste aziende, per dare loro un futuro”. E’ l’allarme sulla tenuta delle imprese artigiane colpite dalla pandemia da coronavirus che lancia Marco Granelli, presidente Confartigianato, intervistato da Adnkronos/Labitalia.
 

Granelli è diventato presidente dell’associazione di categoria a dicembre scorso, in piena pandemia. “Il mio primo obiettivo sottolinea- è stato quello di far capire alla politica, alle istituzioni, al Paese che il nostro, quello dell’artigianato, è un mondo importante che va sostenuto, va valorizzato, perché rappresenta un tessuto economico che poi è la spina dorsale del Paese. Ce lo vogliamo sentire dire non solo nei convegni, ma vederlo realizzato nei fatti concreti”.  

“L’Italia -sottolinea Granelli- è un grande paese manifatturiero, il secondo in Europa, e in questo mondo ci siamo noi: il sistema diffuso della piccola impresa e dell’artigianato. Un modello che in questo momento di pandemia ha tenuto ‘accese’ le comunità anche in luoghi in cui non c’erano le condizioni tali per potere consentire degli insediamenti con dei profitti, come ad esempio nelle zone disagiate degli Appennini”. 

“Un modello d’impresa -aggiunge- che mette insieme oltre a un Pil economico che è misurabile anche un Pil sociale che è altrettanto importante per la sopravvivenza delle nostre comunità”. 

Un mondo, quello dell’artigianato, che finora non ha ricevuto gli aiuti che si sperava. “Sui ristori -sottolinea Granelli- pensiamo che oggi vadano aiutate tutte le aziende che hanno avuto delle difficoltà, perché la crisi che stiamo vivendo non è come quella del 2008, ha colpito indipendentemente dalle attività e dalle azioni delle aziende. Vanno sostenute le aziende per i danni subiti, che non sono riconducibili a loro. Vanno aiutate tutte le aziende e le persone che hanno visto preclusa la possibilità di svolgere la propria attività”.  

E per Granelli ci deve essere un cambio di passo sui ristori rispetto al governo precedente. “I ristori li abbiamo contestati -sottolinea- per il modo in cui venivano calcolati, visto che andava fatto secondo noi un calcolo più allungato nel tempo. E anche sui codici Ateco non siamo rimasti soddisfatti perché si escludevano delle aziende di filiera che avevano subito dei danni”, aggiunge ancora. 

Di certo, conclude, “gli aiuti attuali non sono sufficienti per garantire una ripresa adeguata alle nostre aziende e garantire loro un futuro”. 

Anche perchè, sottolinea il numero uno di Confartigianato, alcuni comparti sono stati travolti dall’emergenza sanitaria ed economica. “Noi siamo preoccupati per i nostri settori che hanno subito un contraccolpo durissimo per la pandemia. Ad esempio nella moda, nei primi 10 mesi del 2020, le piccole imprese artigiane hanno perso il 21% del fatturato che vuol dire -15,5 miliardi euro, con 10 miliardi in meno di esportazioni”, racconta Granelli.  

“Una cifra enorme -sottolinea Granelli- che evidenza il momento difficilissimo che stanno vivendo queste aziende, ma non solo loro. Pensiamo a tutte le piccole imprese artigiane che sono nell’arredo, nel mondo del turismo, della ristorazione. Oppure degli eventi, delle organizzazioni fieristiche, della fotografia, piuttosto che gli Ncc e i trasporti di persone”, aggiunge ancora. 

Ci sono state però delle eccezioni. “Dobbiamo però dire -spiega Granelli- che ci sono dei comparti come quello alimentare, delle costruzioni, del digitale e del commercio elettronico soprattutto, che hanno avuto in questo periodo una tenuta importante, con dei numeri positivi”.  

E gli artigiani hanno cercato di trovare vie d’uscita alla crisi. “Nel corso della pandemia -sottolinea- è raddoppiata la quota dei piccoli artigiani che utilizzano il commercio elettronico per la loro attività, con 122 mila imprese in più che utilizzano questi strumenti rispetto a marzo scorso”.  

“Le nostre imprese -sottolinea Granelli- hanno dimostrato una capacità di adattamento e resilienza che ha veramente stupito tutti ma riflette il Dna dei nostri imprenditori che non si sono dati per vinti ma hanno riconvertito la loro azienda, ad esempio nei prodotti medicali e o della meccanica di precisione”, aggiunge.  

Ma servono riforme. “La pandemia -sottolinea Granelli- ha evidenziato la bontà del lavoro che abbiamo fatto sul sistema della bilateralità. Noi siamo sì per un ammortizzatore universale ma anche per il sostegno alla specificità della bilateralità. Il sistema della bilateralità artigiana durante la pandemia ha aiutato 750 mila lavoratori, 212 mila imprese artigiane, ed erogato prestazioni fino a 2 miliardi di euro. Fsba è stato un ammortizzatore straordinario”.  

E sul blocco dei licenziamenti in scadenza a marzo è chiaro. “Noi abbiamo una bassissima propensione a licenziare, abbiamo in azienda persone che vi entrano da ragazzi e vi restano fino alla pensione, con legami che in nessun altra struttura ci sono. Però è chiaro, secondo noi, che al termine dello stop dei licenziamenti dovranno essere messi in campo tutti quegli interventi di politiche attive, di riqualificazione per le persone che perderanno il posto di lavoro dando loro la possibilità di essere ricollocati in un altro ambito attraverso un percorso di formazione”, sottolinea. 

Senza dimenticare altri strumenti che vanno potenziati. “La leva su cui puntiamo molto è l’apprendistato che dà opportunità sia al giovane che all’azienda”, aggiunge. E per dare sblocco alle aziende e quindi al lavoro, secondo Granelli, è necessario “rendere strutturale il superbonus al 110% che sta iniziando a dare i suoi effetti adesso per le difficoltà iniziali legate alla pandemia visto che non si potevano fare le assemblee nei condomini, oltre alle difficoltà burocratiche”. “E quindi oggi che sta partendo veramente va reso strutturale”.  

Ma per Confartigianato la vera ‘svolta’ può arrivare da un cambio di passo nella campagna di vaccinazione anti Covid-19. “E’ necessario accelerare sui vaccini. Noi siamo stati i primi a offrire le nostre strutture e i medici del lavoro delle nostre aziende, che, con un’adeguata formazione, potrebbero dare un adeguato contributo alla velocizzazione della campagna vaccinale”, sottolinea ancora Granelli.  

E per Granelli l’artigianato ha già imboccato la via maestra dell’innovazione. “Il nostro artigianto oggi riesce -spiega Granelli- a mettere assieme la tradizione dei mestieri antichi con i nuovi strumenti che oggi la tecnologia mette a disposizione, con il calcolo numerico e la robotizzazione che ormai è diffusa in tanti ambiti, come la meccanica di precisione. Nell’automotive, per esempio, c’è tutta una filiera di artigiani che sono diventati il ‘digital top’. Si è passati dalla figura dell’artigiano che trascorreva tante ore al lavoro con le mani sporche di grasso, sempre affannato, all’artigiano che grazie a queste tecnologie riesce a fare cose sempre più competitive con una qualità e una precisione unica”, rimarca.  

“Oggi il futuro dell’artigianato è sempre più legato alla creatività e alla personalizzazione, dall’automotive alla moda, dalla meccanica al legno”, aggiunge. 

“Oggi i clienti vogliono cose uniche, e l’artigiano che ha competenze fatte di tradizione e innovazione riesce a fare cose uniche il mondo ci riconosce. Si sta passando a economia standardizzata a una personalizzata, in cui gli artigiani sono i veri paladini del ‘made in Italy’ che possono fare ripartire il Paese. Ma serve il contesto giusto, togliendo la burocrazia e dando credo agevolato”, conclude. 

 

 

 

Fonte: AdnKronos

Redazione Cosenza Channel

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