Minamò

Il buco nero (a un passo da noi)

A nove giornate dalla fine, le medie purtroppo dettano legge. In tutto il campionato il Cosenza non è mai andato oltre quella di un punto a partita. A prescindere dal finale di stagione, stavolta bisognerà fare i conti. E farli sul serio.

Ieri ho visto una squadra andare in vantaggio, subire una rimonta e poi, nei minuti finali, occupare l’area avversaria in cerca della vittoria. Purtroppo non era il Cosenza, ma l’Ascoli. Il 3-2 della squadra di Sottil a Pescara è forse il risultato che più mi preoccupa nella giornata trascorsa. Intanto perché io questa stessa voglia di vincere uno scontro diretto (e quello dell’Adriatico era davvero un “dentro o fuori”) nei rossoblù non l’ho vista. E poi perché, temo, da qui alle sfide contro i bianconeri e la Cremonese sarà necessario guardarsi le spalle.

Nelle prossime tre giornate l’Ascoli affronta, appunto, i grigiorossi, il Cosenza e il Vicenza. La Reggiana, dopo il match coi Lupi, Frosinone e Brescia. Alla squadra di Occhiuzzi tocca sperare di mettere assieme almeno cinque punti. Vincendo, per forza, la prima. Perché, anche se riesce difficile pensarlo, i granata (nove reti subite e zero segnate nelle ultime tre gare) sono messi peggio di noi. E perché quello di sabato è uno scontro diretto cruciale.

Contrariamente a quel che penserebbe Oronzo Canà, insomma, un pari non serve a nessuno.

Dopo il pari di Salerno, avrei scritto che vedevo qualche possibilità di salvezza diretta. Adesso, no. La squadra vista in campo al Marulla contro il Vicenza non va più su del quarto/quint’ultimo posto. Non ti salvi direttamente, se prendi l’ennesimo gol su palla inattiva. Non ti salvi direttamente, se non sfrutti mezz’ora di superiorità numerica contro un avversario alla tua portata (per di più senza Meggiorini e con un rigore parato da San Falcone). Non ti salvi direttamente se, in undici contro dieci, i cambi che proponi sono: un trequartista per un trequartista, una punta per una punta e due terzini per due terzini. Ti salvi al massimo per il rotto della cuffia, e cioè se le avversarie (Reggiana, Ascoli, forse il Pordenone) continuassero a far peggio di noi. E, in ogni caso, è un modo imbarazzante e avvilente di restare in serie B.

A nove giornate dalla fine, le medie purtroppo dettano legge. In tutto il campionato il Cosenza non è mai andato oltre quella di un punto a partita. E, con nove punti nelle prossime nove gare, non andrebbe più in là della zona playout. Quattro sfide saranno con squadre impegnate nella lotta promozione o playoff (Venezia, Pisa, Empoli e Monza), le altre con concorrenti più o meno dirette. Con prestazioni come quella offerta contro il Vicenza, dunque, rischia di farne addirittura meno.

Il “buco nero” insomma è a un passo da noi (più o meno).

In questo momento il tifo si divide a metà. C’è chi chiede l’esonero di Occhiuzzi e chi ricorda gli errori che Guarascio (con il budget per il mercato) e Trinchera (nella scelta dei calciatori) (l’ho scritto più volte che, per ogni Riviere che ha portato, ci sono stati almeno un Greco e un Monaco) hanno commesso nella costruzione di questa rosa. Trovo purtroppo ragioni in entrambi gli schieramenti. È chiaro (e lo avevo scritto) che puntare nel mercato di gennaio su due elementi in arrivo da squadre in lotta per la retrocessione (Gerbo e Crecco), un difensore al debutto in B (Antzoulas) e due attaccanti fermi da tempo (Trotta e Mbakogu) confermava la tendenza perversa della dirigenza di stuzzicare al ribasso il destino (i 700mila euro della cessione di Baez spero davvero siano finiti per sbaglio all’inceneritore).

Eppure, in un modo o nell’altro, il Principe ci sta mettendo del suo. Se a venti minuti dalla fine, in una partita che devi vincere a tutti i costi, sostituisci Gerbo con Corsi (ne faccio un discorso tattico, non personale) ci sono due sole possibilità: o ritieni gli altri panchinari non all’altezza (e allora non si capisce perché si sia dichiarato soddisfatto dal mercato invernale) (in fondo, per esprimere educatamente dei dubbi, bastava dire: “I nuovi arrivi li vedremo sul campo” anziché “sono contento dell’organico a disposizione”) oppure preferisci il pareggio perché temi la sconfitta (e allora non si è preparata adeguatamente la partita).

Questo significa che chiedo l’esonero di Occhiuzzi? No. Credo che, per quanto altre società (come la Spal) siano arrivate a questa scelta ora, nel tentativo di raggiungere obiettivi molto più ambiziosi dei nostri, per il Cosenza sia tardi per pensare di invertire la rotta. 

Francamente però non sopporto più, a un passo dalla retrocessione, il dogma dell’inattaccabilità. E cioè la tesi secondo cui Occhiuzzi non sia criticabile perché la rosa è scarsa. Vi garantisco che ho visto rose peggiori (in campionati molto più competitivi) centrare la salvezza grazie alle soluzioni dei tecnici. Il Cosenza invece sta giocando male. Da mesi. E, se la tendenza è stata ribaltata solo occasionalmente, una parte della colpa (e lo ha ammesso lui stesso più volte) non può che essere anche di chi lo allena. Peraltro non dare continuità alle prestazioni migliori è una mazzata micidiale su squadre già in equilibrio precario.

Personalmente continuo a concedere al Principe molte attenuanti: non ho mai sostenuto che questo Cosenza si sarebbe salvato senza problemi e che i calciatori arrivati fossero adatti al gioco che aveva in mente, né che il mercato di gennaio avesse risolto le criticità. Eppure, ho ragione di pensare che a questo punto le sue difficoltà (e il carico emotivo, in una piazza che sente nel sangue) siano persino superiori a quelle della squadra.

Allora, provo a metterla così. Se le parole nessuno meglio di noi sa come affrontare le ultime dieci partite sono parole vere, autentiche, diciamo che l’1-1 col Vicenza è stato un passo falso. Perché niente è invece più insostenibile della retorica in un momento di crisi. E questo lo è. Persino peggiore rispetto a quello di un anno fa. Ed è peggiore perché, almeno quanto allora (e, dunque, con l’aggravante della recidiva), è a rischio quella serie B conquistata dopo quindici anni di peregrinazioni nelle categorie inferiori.

Spero che i fatti mi smentiscano e che la città stia vicina a squadra e allenatore, senza appesantire il clima. Conviene però che questo “buco nero”, questa disperazione di oggi, rimanga come nodo al fazzoletto. A prescindere dal finale di stagione. Stavolta bisognerà fare i conti. E farli sul serio.

Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

Articoli correlati

Leggi anche
Close
Back to top button
error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it

Adblock Rilevato

Supporta Cosenzachannel.it, disabilita il tuo Adblock per la nostra pagina