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Iacucci fa un confronto con la pandemia a distanza di un anno

Il presidente della provincia di Cosenza: "A distanza di un anno la gestione della pandemia continua ad essere confusa, manca un’unità di comando. Poco è stato fatto, mentre i sindaci chiedono di essere ancora coinvolti nella campagna di vaccinazione"

La contrapposizione istituzionale non mi è mai appartenuta, ancora di più in una situazione così drammatica come il combattere una pandemia epocale. La cooperazione istituzionale è, per quanto mi riguarda, premessa indispensabile, ma senza confusione di ruoli e di responsabilità. La gestione della pandemia in Calabria, ad oltre un anno dall’evento, è tutt’ora confusa, a giorni alterni e soprattutto senza alcuna certezza nella filiera di comando. È mancato, e continua a non esserci, un coordinamento tra commissario ad acta, presidente della Regione, Protezione civile, Asp, Aziende ospedaliere e l’articolato mondo del servizio sanitario: medici di famiglia, Usca, specializzandi, volontari, farmacie, etc.

Troppo spesso ci si trova di fronte a contraddizioni insopportabili. A distanza di oltre un anno la gestione del primo tassello dell’epidemia, che è rappresentato dal tracciamento dei contatti attraverso i tamponi, soprattutto nella provincia di Cosenza non ha avuto una tempistica efficace. Com’è tollerabile che si accumulano centinaia di tamponi da processare? Per circa un anno, poi, il solo centro per processare i tamponi è coinciso con l’ospedale dell’Annunziata. In tanti hanno utilizzato l’espressione “la pandemia è come una guerra”, ma una guerra non si affronta con un solo fucile.

Stessa cosa vale per la mancanza di posti letto, diventata drammatica in questi giorni: vedere file di ambulanze davanti agli ospedali spezza il cuore e provoca tanta rabbia. In Calabria sono passati mesi per stabilire chi dovesse fare il Piano di contrasto al Covid-19, poi redatto e rinviato, poi aggiornato, ma ancora non attivo. Siamo l’unica regione d’Italia a non avere il Piano. Così come poco è stato realmente fatto del documento di riordino della Rete ospedaliera in emergenza Covid-19.

Il presidente della Regione ha emesso una propria ordinanza per istituire un Centro Covid regionale con 100 posti letto, non si sa che fine abbia fatto. Questo modo di fare governo è l’esatto contrario di ciò di cui abbiamo bisogno. Servirebbe, e lo ribadisco da tempo, una unità di comando che concerti, decida ed attui le decisioni. Non mi stancherò mai di ringraziare tutto il mondo degli operatori sanitari per gli immensi sacrifici a cui sono sottoposti ma, a distanza di un anno, continuiamo a ripetere che il personale medico-sanitario, già insufficiente prima della pandemia, travolto da turni e condizioni di lavoro insopportabile, continua ad essere carente. Non sono stati assunti neanche i medici e gli infermieri previsti per la Calabria con risorse predisposte dal governo nazionale.

Infine, la stessa campagna di vaccinazione stenta a decollare. I sindaci e l’amministrazione provinciale hanno da subito dichiarato la loro disponibilità a supportare l’insieme delle attività nella lotta alla pandemia. Spesso, però, sono stati inascoltati, ne è prova la manifestazione tenutasi giovedì scorso davanti alla Cittadella regionale da parte dei sindaci della nostra provincia. Il nostro Ente, pur non avendo competenze specifiche, ha sempre dato la propria disponibilità e contribuito in materia logistica, mettendo anche a disposizione le nostre strutture per la campagna di vaccinazione.

Dunque, non si perda altro tempo: si continui a coinvolgere i sindaci nella campagna di vaccinazione, visto che già hanno dato un prezioso contributo per la somministrazione dei vaccini agli over 80, e si lavori in sinergia. Le decisioni improvvisate, come la conversione dell’ospedale da campo di Vaglio Lise in centro vaccinale, si pagano amaramente sulla pelle dei calabresi.

Franco Iacucci

Presidente Provincia di Cosenza

Domenico Ritorto

Ha lavorato presso Calabria Ora fino al 2012, successivamente presso le Cronache del Garantista nell'anno 2014

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