giovedì,Agosto 18 2022

Quando Nicolino Grande Aracri intimorì Spadafora: «Io non ti riconosco…»

In tante informative emerge lo spessore mafioso di Nicolino Grande Aracri. L'ex boss disse: «A Malta c'ho belle amicizie io...».

Quando Nicolino Grande Aracri intimorì Spadafora: «Io non ti riconosco…»

I passaggi che ricordano le gesta dell’ex boss di ‘ndrangheta, Nicolino Grande Aracri sono contenuti in migliaia di informative di polizia giudiziaria che negli ultimi 15 anni hanno riempito le scrivanie di pm e gip. Tra questi, alcuni riferiti al 2013, pongono anche la questione Cosenza, ovvero gli interessi del “Padrino” di Cutro nei confronti della Sila e oltre. Questo emerge in un’intercettazione in cui Grande Aracri, come riportano gli investigatori, «convoca i MARRAZZO». E’ il 9 febbraio del 2013, infatti, quando «viene registrata la seguente conversazione tra GRANDE ARACRI Nicolino, MARRAZZO Agostino, UOMO (soggetto in fase di identificazione) e MARRAZZO Giovanni, (detto Giannino)» e un avvocato. 

Quando intimorì Giovanni Spadafora

Nel corso della discussione «si ricavano ancora elementi circa il ruolo di GRANDE ARACRI Nicolino (lui deve “riconoscere” le persone che sono state messe a capo di un territorio), viene ripreso l’argomento relativo alla figura di SPADAFORA Giovanni ed alla considerazione che lo stesso GRANDE ARACRI ha di questi». Giovanni Spadafora è ritenuto il referente mafioso nel territorio di San Giovanni in Fiore.

La frase cristallizzata dai magistrati «”Io non … non ti riconosco”» era stata attribuita proprio al nuovo pentito che, negli anni ’90, uccise Antonio Dragone, il cui autista era proprio Giovanni Spadafora. A tal proposito, “mano di gomma”, diceva: «A NOI CI INTERESSAVA LUI» spiegava a Spadafora. «ALL’EPOCA C’ERA CHE SE CI INTERESSAVI… QUEL GIORNO FINIVI MALE… NON SCAPPAVI». Grande Aracri, tuttavia, non si ferma qui. E faceva intendere che San Giovanni in Fiore doveva rispondere a lui. «GIOVANNI dipende da noi… non dipende da ISOLA … GIOVANNI deve fare quello che diciamo noi». Spadafora all’epoca cercava di giustificarsi, ma il boss non ne voleva sapere. «ora comandiamo noi e cacciamo tutte le cose di mezzo … tutte le cose vecchie le cose … dobbiamo cacciare di mezzo … ».

«Qui comando io»

L’inchiesta Six Towns conferma gli “appetiti” di Nicola Grande Aracri per la Sila cosentina. Cosenza Channel aveva riportato un’intercettazione tra Agostino Marrazzo e il super (ex) boss di Cutro. Nel caso di specie, tornava di scena Giovanni Spadafora che in quella indagine veniva “dipinto” come uomo vicino a Umberto Di Puppo, esponente del clan “Lanzino” di Cosenza. «San Giovanni in Fiore, Lorica e Camigliatello Silano fanno riferimento al locale di Belvedere Spinello» affermava Nicolino Grande Aracri con toni decisi «…i cosentini la a San Giovanni (ndr, San Giovanni in Fiore) non comandano niente … proprio zero … zero e sotto zero». E ribadisce che «Camigliatello fa parte di questo discorso … dopo ce lo siamo presi sempre noi Camigliatello», mentre a Lorica «… noi ci siamo presi i soldi».

I Cavalieri di Malta

Non sapendo di essere intercettato, in quanto gli investigatori erano riusciti a piazzare una “cimice” all’interno della sua tavernetta a Cutro, il boss Nicolino Grande Aracri, parlava liberamente della massoneria e dei Cavalieri di Malta. «a Malta ciò belle amicizie io… a Malta…a Malta…abbiamo fatto pure i Cavalieri Crociati…a me li hanno sequestrato la spada» sequestrata il 29 giugno del 2012. E ancora: «lo sai…lo sai…che i Cavalieri di Malta appartengono alla Regina d’Inghilterra?» dichiarava Grande Aracri, parlando con Sabatino Marrazzo, suo interlocutore. «sono…sono…sono…sotto la loggia della Regina d’Inghilterra….» e infine, dice: «io diciamo…ho avuto la fortuna…diciamo…di capire certe cose…sia dei Templari…sia dei Cavalieri Crociati…di Malta…la Massoneria di Genova…ho avuto la fortuna».

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