martedì,Febbraio 7 2023

Al comando del nulla

Chiamiamola pure “palude”, perché questo è. Dal giorno della retrocessione del Cosenza sono ormai trascorsi quasi quaranta giorni. Si sono completati playoff e playout. Praticamente la griglia di partenza della prossima Serie C, salvo sorprese, è pronta. In cinquanta giorni, nel 1978, in Vaticano si succedettero addirittura tre papi (questo per dire quante cose si

Al comando del nulla

Chiamiamola pure “palude”, perché questo è. Dal giorno della retrocessione del Cosenza sono ormai trascorsi quasi quaranta giorni. Si sono completati playoff e playout. Praticamente la griglia di partenza della prossima Serie C, salvo sorprese, è pronta. In cinquanta giorni, nel 1978, in Vaticano si succedettero addirittura tre papi (questo per dire quante cose si possano fare, in un lasso di tempo simile); il Cosenza non è riuscito a individuare nemmeno un direttore sportivo e un allenatore. C’è una sola possibile interpretazione, e ne scriverò, ma è un momento fondamentale per tenere “pulite” le acque e rimettere in chiaro alcune cose.

La prima è che il Cosenza è ufficialmente entrato nella sceneggiatura di Fantozzi. Dopo le gesta del ds Trinchera, novello e ineffabile geometra Calboni a millantare affari e colpi di mercato (come vedete, infatti, c’è la fila da Lecce a Cala Corvino per corteggiarlo), l’estate 2021 sancisce l’ingresso in scena del Megadirettore Galattico.

Meravigliosamente interpretato da Paolo Paoloni, scomparso poco più di due anni fa. Attore teatrale, in pellicola anche per Fellini e Risi, trovò in questo personaggio una consacrazione assoluta.

Ovviamente a pronunciare in chiave rossoblù quel “posso aspettare, io”, che nel film sopisce le speranze rivoluzionarie del ragioniere incarnato da Paolo Villaggio, c’è il presidente Eugenio Guarascio. C’è infatti un doppio binario in grado di spiegare il silenzio e l’attesa di questi quaranta giorni. Da una parte la convinzione, che in privato il patron ha esternato a diverse persone, che il Cosenza possa essere ripescato in serie B. Dall’altra, nel caso in cui ciò non avvenga, un possibile “gioco delle tre carte”.

Per capirlo, serve fare un passo indietro e ricordare due tra i nomi circolati in queste settimane come possibili tecnici. Sia Trocini che Braglia hanno detto di essere stati “sondati”, ma di non aver ricevuto ulteriori chiamate. Nomi che, in qualsiasi altro momento, la piazza avrebbe accolto con favore – e, dunque, nomi non casuali, direi “strategici”.

Già che ci siamo, mi soffermo un attimo sul “segreto di Pulcinella” di questi giorni. Le parole di Braglia, inelegantemente diffuse da una conversazione privata, si fondano su un errore ma contengono una verità. L’errore è attribuire a una parte della stampa il suo esonero nel 2020: che invece fu figlio dei risultati della squadra, del suo avallo di un mercato da carestia e di una gestione (sempre sua) poco intelligente dello spogliatoio. La verità sta, invece, in quel doppio filo che ha tenuto stretto Occhiuzzi alla “vecchia guardia” dalla sua promozione alla guida della prima squadra fino al naufragio finale di Lignano Sabbiadoro.

Come in questa scena di Titanic, ma con la differenza che la nostra “orchestrina” troverà una scialuppa. E noi, purtroppo, no.

In cosa consista il “gioco delle tre carte” è presto detto. Guarascio è ancora convinto di essere il presidente più vincente della storia rossoblù. Digerì malissimo la contestazione che una parte importante della tifoseria promosse tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020; figuriamoci questa che, dopo una penosa retrocessione, ne ha visto quadruplicare le fila. È persino arrivato a pregare (per interposta persona) che fosse interrotta. “Posso aspettare, io” rammenta a tutti chi è il proprietario del Cosenza. Ragioni politiche, prima che sportive, suggeriscono a Eugenio Guarascio di non cedere la società ora. E il “gioco delle tre carte”, nel nostro caso, sarà capovolgere la narrazione. Confondere causa ed effetto. Scaricare per esempio sulla piazza un mancato verdetto negativo nei confronti del Chievo (“Se i tifosi fossero stati con me, ci avrebbero sicuramente ripescato”) e chissà, a monte, anche della retrocessione (“Senza le contestazioni, la squadra sarebbe stata più serena e ci saremmo salvati senza problemi”). E, posso metterci la mano sul fuoco ora, pure di un mercato estivo inesistente: non so voi ma la frase “Le contestazioni hanno spinto purtroppo in molti, da Braglia a Trocini, a rifiutare di venire a Cosenza” io è come se già la sentissi risuonare nell’etere.

Insomma, sarà sempre colpa di qualcun altro.

Ovviamente sappiamo che non è così, ma i momenti di “palude” servono proprio a questo: rimescolare le carte, confondere le acque. Quindi conviene ricordare che, invece, la contestazione è stata un “effetto” e la “causa” va ricercata nella cattiva gestione di un giocattolo che, nel 2018, aveva ritrovato la serie B dopo 15 anni. Cattiva gestione che (tra i vari Greco, Pierini, Broh, Monaco, Petre, Vera, Tremolada) è stata a sua volta causa di una retrocessione sfiorata e di una avvenuta. Cattiva gestione (e pessimi rapporti con i vertici di Lega: ricordate la mozione “volemose bene” dell’aprile scorso, quando Guarascio propose il “firificchio” delle retrocessioni?) che rende pari a zero il potere contrattuale del Cosenza in un eventuale “caso Chievo”.

In tanta lentezza Guarascio è stato invece un fulmine di guerra nell’esercitare il riscatto di Falcone (con 700mila euro di entrata). Avrebbe potuto investirne una parte per fare lo stesso con Antzoulas (e magari tenerlo: in C avrebbe sicuramente fatto comodo), e invece niente. Nella sua ottica “programmare” vale solo quando si può andare facilmente all’incasso.

In tutta sincerità, però, credo che Guarascio abbia sbagliato lettura e strategia. È possibile che l’attesa finisca per sfibrare la contestazione e ridurne la portata, ma non i contenuti. Quelli rimarranno. E cominciare a luglio (ben che vada) la costruzione della rosa avrà, come al solito, conseguenze sui risultati. Quindi ci sarà poco o nulla per richiamare la gente allo stadio. In una “palude” destinata a proseguire per la stagione ’21-’22, alla lunga, rimarrà impantanato anche lui.

Perché il problema è che dietro il “posso aspettare, io” del Megadirettore Galattico c’è l’intero sistema capitalistico occidentale. Dietro la stessa frase, che immaginiamo sulla bocca di Eugenio Guarascio, non ci sono già più i molti che (tra convenienza e connivenza) lo hanno osannato come artefice del “capolavoro” del 31 luglio 2020. E presto rimarrà una persona sola. Lui. Al comando del nulla.