martedì,Agosto 9 2022

Diamante, beni confiscati ai Mandaliti: la Cassazione annulla (con rinvio)

La Cassazione annulla con rinvio la confisca dei beni della famiglia Mandaliti. Ecco cosa è successo nel giudizio di secondo grado.

Diamante, beni confiscati ai Mandaliti: la Cassazione annulla (con rinvio)

La prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il decreto di confisca emesso dalla Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti di Antonio Mandaliti, presunto reggente del clan “Muto” di Cetraro nel comune di Diamante, e dei suoi familiari. Il provvedimento, che riguardava i beni immobili, in primo grado era stato rigettato dal tribunale di Cosenza. Poi il ricorso in appello e il successo giuridico della procura generale di Catanzaro. (LEGGI QUI LA SENTENZA D’APPELLO DEL PROCESSO “FRONTIERA”)

Beni confiscati ai Mandaliti, i motivi dell’annullamento

Dopo la sentenza di primo grado, il pubblico ministero aveva presentato ricorso, ma l’atto era stato notificato soltanto ad Antonio Mandaliti, ma non agli parenti stretti. «Senza che venisse ricostituito il contraddittorio in secondo grado e senza che risultasse definito il potenziale conflitto tra i terzi titolari dei beni e delle attività ascritte nella richiesta ad Antonio Mandaliti, la Corte di Appello in riforma del decreto di primo grado ha proceduto a confiscare i beni stessi, obliterando così la posizione dei suindicati terzi» scrive il relatore Vincenzo Siano.

«Violazione del contraddittorio partecipativo»

«Non si è trattato, quindi, del mancato intervento, per omessa citazione in principio, dei terzi, bensì dell’omessa notificazione ai terzi dell’atto di appello in procedimento in cui essi ormai avevano avuto ingresso in primo grado conseguendo un esito processuale loro favorevole». Per la Cassazione, quindi, «in questo caso è di certo emersa nei confronti dei suindicati ricorrenti la violazione del contraddittorio partecipativo, in quanto – al di là dell’opzione che intenda seguirsi per l’ipotesi in cui il terzo titolare di diritti sui beni sequestrati o confiscati non sia stato chiamato, né sia intervenuto nel procedimento di primo grado – qualora il terzo intestatario di beni risulti essere già chiamato nel procedimento e, quindi, sia divenuto parte del giudizio di primo rado, diviene obbligatoria la sua citazione in appello quanto volte, con l’impugnazione, il thema decidendum relativo alla sua sfera formi oggetto della corrispondente regiudicanda».

Questioni da affrontare “ex novo”

In conclusione, la prima sezione penale evidenzia che il decreto di confisca «siccome è stato assunto senza il rispetto del contraddittorio nei loro confronti», in riferimento alla posizione dei familiari di Antonio Mandaliti, «divenuto processualmente necessario dopo la loro chiamata in giudizio in primo grado», la sentenza deve essere annullata con riferimento a tutte le posizioni. La Cassazione ha preso questa decisione affinché «la Corte di appello proceda a nuovo giudizio sul punto, previa la ricostituzione del completo contraddittorio, giudizio nell’ambito del quale andranno, quindi, affrontate ex novo tutte le questioni relative alla misura di prevenzione patrimoniale».

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