domenica,Novembre 28 2021

Paola, Carabiniere muore per un malore dopo un diverbio in spiaggia

Un Carabiniere di 56 anni, Antonio Carbone, in vacanza a Paola da appena un giorno, è morto a causa di un infarto in seguito ad un diverbio avuto con alcune persone che gettavano rifiuti in mare. Secondo quanto raccontato dal fratello della vittima, il militare sarebbe stato aggredito verbalmente dopo averli ammoniti, e subito dopo

Paola, Carabiniere muore per un malore dopo un diverbio in spiaggia

Un Carabiniere di 56 anni, Antonio Carbone, in vacanza a Paola da appena un giorno, è morto a causa di un infarto in seguito ad un diverbio avuto con alcune persone che gettavano rifiuti in mare. Secondo quanto raccontato dal fratello della vittima, il militare sarebbe stato aggredito verbalmente dopo averli ammoniti, e subito dopo si è sentito male tra lo sguardo incredulo dei bagnanti presenti sulla spiaggia.

«Ieri è morto un uomo, è morto un calabrese, è morto un maresciallo dei carabinieri di 56 anni – scrive il fratello Vincenzo su Facebook -. Nell’esercizio delle “sue funzioni”, se così si può dire. Naturalizzato piemontese, in vacanza da appena un giorno, voleva solo difendere il mare di Paola dall’ignoranza violenta e barbara di un clan di bagnanti calabresi che invece lo stava distruggendo. Un gesto da poco, un gesto banale, chiedere con gentilezza di non buttare rifiuti in mare. Ma l’ignoranza violenta e la protervia minacciosa hanno avuto la meglio.

Alla fine di un violentissimo assalto verbale da parte del clan, a cui lui non ha potuto opporre alcuna resistenza, il suo cuore non ha retto. Soccorso immediatamente da altri turisti, quando sono arrivato ho potuto solo assistere alla incredulità e allo sconforto di chi c’era. Morto sulla spiaggia. Si è trattato di un piccolo gesto, ma nei fatti rivoluzionario, chiedere a un gruppetto di calabresi di non distruggere la bellezza della Calabria. Una valanga può nascere da un piccolo fiocco di neve, una rivoluzione può nascere da un piccolo gesto. Assistiamo tutti gli anni ai roghi che distruggono i nostri boschi, e sono calabresi quelli che appiccano gli incendi.

Vediamo tutti gli anni il sudiciume del nostro mare, e sono calabresi quelli che inquinano. Fino a quando dovremo assistere, inermi, a questo scempio? Fino a quando si potrà violentare impunemente la nostra terra e distruggere la nostra casa? La violentissima reazione verbale rende evidente la nullità e il vuoto assoluto di alcuni calabresi, non più preoccupati neanche dei possibili guadagni. Solo gratuita violenza senza scopo e senza senso. Grazie Antonio per averci fatto vedere un uomo all’opera, un uomo che si prende cura della casa comune, un uomo che con gentilezza chiede ai calabresi di non distruggere la Calabria. È morto un carabiniere nell’esercizio delle sue funzioni di essere umano, si chiamava Antonio Carbone, mio fratello».

Redazione

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