Minamò

L’eterogenesi dei fini

La presidenza Guarascio non ha mai avuto un progetto. Uno sportivo, però, lo sta costruendo il direttore sportivo Goretti. E' condizionato dal budget, però per adesso mi piace.

Ricorderemo il calciomercato dell’estate 2021 come quello in cui il colpo lo fece una squadra di Promozione. Perché sì, è vero che nel giugno scorso il sindaco Borja Valero, a 36 anni e con quasi 300 presenze in A, aveva annunciato il ritiro, ma la verità è che le offerte per fargli cambiare idea (da Italia e Spagna), anche solo per una stagione, non erano mancate.

E quindi la scelta di firmare col Centro Storico Lebowski, e cioè una squadra creata dai tifosi, al di là delle suggestioni su un altro calcio possibile (utinam), ci dice una cosa. Che quando c’è un’idea chiara, un progetto, certe energie si cercano e si attraggono a vicenda.

Non serve la sconfitta di Ascoli per capire che, purtroppo, dietro al Cosenza un’idea chiara e un progetto non ci sono. La presidenza Guarascio non ne ha mai avute. La lunga attesa per la riammissione, la preparazione saltata, il budget ridotto all’osso e la solita doppia libidine coi fiocchi di fronte ai contributi in arrivo di Lega e televisioni. È una strada non porta a niente o, se porta da qualche parte, questo avverrà per merito del solito mix di grasso ed estrogeni là dove il sole non batte.


E chissà che una qualche incasso a sorpresa, come la vincita di Parola in Al bar dello sport, possa aiutare il presidente a ritrovare prima o poi l’eloquio in pubblico

C’è però un altro progetto e quello lo sta costruendo il direttore sportivo Goretti. È evidente che sia assai condizionato dal budget, ma lo è pure il fatto che l’ex centrocampista del Perugia abbia fatto delle scelte. E, a me, per ora, quelle scelte non dispiacciono.

La gran parte dei nuovi arrivi si colloca anagraficamente tra il 1998 e il 1999 come anno di nascita. Fanno eccezione, per ora, due difensori: Rigione e Vaisanen. Sono due elementi che Zaffaroni aveva già in estate al Chievo. Con qualche incertezza, ad Ascoli si è notato che almeno loro una preparazione l’avevano fatta e questo semplifica molto il lavoro in un reparto delicato.

Venturi, Panico e Vallocchia sono gli unici cartellini a titolo definitivo. Arrivano dalla serie C, dove erano titolari. L’ex Carpi è stato trasformato da centrocampista a stopper da Sandro Pochesci, mentre è cresciuto molto in quattro anni a Potenza il terzino napoletano (una promozione dalla D e due playoff centrati). Del ventiquattrenne ex Juve Stabia, invece, si parlava molto bene, soprattutto dopo l’ottimo finale nello scorso campionato, e mi stupisce che l’Olbia l’abbia lasciato andare a parametro zero.

Prestiti tutti gli altri, ma uno è più importante degli altri. Quello di Marco Carraro, scuola Atalanta e perno dell’under 21 di Nicolato: nel 3-5-2, il regista è un ruolo fondamentale. Nel debutto è apparso piuttosto imballato, ma era a Cosenza solo da tre giorni. Gli toccherà accelerare, e molto, l’iter di ambientamento. E c’è da augurarsi che Gori, ex promessa del vivaio viola, si decida a esplodere dopo un paio di esperienze (Foggia, ma pure Vicenza) non riuscitissime (se però la Fiorentina non lo molla ancora, qualcosa vorrà dire).

Ancora da mettere a fuoco i vari Sy, Boultam e Caso – più Anderson o chi altri arriverà. Spero vivamente un portiere, perché Saracco non può essere il titolare, e una punta, entrambi di provata esperienza. Spero anche che Florenzi resti nel gruppo (e metta su un po’ di muscoli) e che a Sueva venga permesso di giocarsi questa seconda chance senza l’ansia dell’ultima spiaggia. Tanti giovani, dunque, ai quali andrà dato il tempo di crescere.

Senza fare le verginelle, è chiaro che da un Trinchera e dalla sua agendina ferma alla C di Corvino (e tanti complimenti per lo splendido avvio di campionato) siamo passati a quella fino alla T di Tare con Goretti (però ci abbiamo guadagnato quelle buone quindici lettere dell’alfabeto). E posso sbagliarmi, al netto delle mie battute, ma la strada percorsa dal nuovo ds mi sembra improntata meno al piangere miseria e più al rimboccarsi le maniche. È ovvio che i vari Strefezza, Tumminiello, Mancosu e Donnarumma continueranno ad andare altrove, ma ho sempre preferito l’ipotesi di aver pescato un Balleri, un Biagioni o uno Zampagna a quella di vedere un top player pascolare in rossoblù.


A meno che non sia Gigi Lentini. Che, proprio come Borja Valero, annunciò il ritiro nel 2000 prima di essere convinto a vestire il rossoblù e indossarlo fino in serie D, ma niente, non ce la faccio, troppi ricordi…

Lo ripeto da troppo tempo: con questa proprietà il Cosenza otterrà (e ha ottenuto finora) risultati soltanto attraverso l’eterogenesi dei fini. E cioè quel complesso meccanismo di causa/effetto per cui si raggiunge un obiettivo senza averlo minimamente previsto.

Ad Ascoli, con un po’ d’attenzione, poteva arrivare un pari. Così non è stato e col Brescia sarà ancora più dura: già me li vedo Pajac e Tramoni arare la fascia sulla quale la presenza di Corsi dovrebbe essere considerata sempre e solo l’extrema ratio. E tuttavia, in due settimane, Zaffaroni è riuscito a trasferire dei principi di lotta a una squadra ancora in costruzione. Si attendono con fiducia quelli di governo.

Mi viene in mente, per dire, che nel 1986 il Pescara di Galeone, partito in ritiro con 13 elementi di serie C, si ritrovò ripescato tra i cadetti al posto del Palermo fallito.Cominciò il campionato con 3 punti in quattro partite. Non serve ricordare come andò a finire quella storia e non serve sottolineare che non noto davvero alcuna analogia col Cosenza attuale.

E tuttavia, se il progetto di Guarascio non esiste, forse è possibile che tra mille paletti Goretti e Zaffaroni qualcosa riescano a costruire. In una serie B in cui tra le neopromosse il Como ha messo subito alle corde il Crotone, l’Alessandria ha fatto lo stesso col Benevento, il Perugia ha battuto il Pordenone e la Ternana pare costruita per stare molto in alto, direi anche che conviene augurarselo.

Andrea Marotta

Andrea Marotta (Cosenza, 1982) è sposato con Sara ed è padre di tre figli (Arianna, Caterina e Tommaso). Si è laureato a Perugia in Scienze della Comunicazione nel 2005. Giornalista professionista dal 2009, ha collaborato con Tam Tam e Segnali di Fumo, Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Il Firenze, Il Mucchio Selvaggio e L'Espresso. Lavora in Rai dal 2008, a Firenze dal 2013. E' autore di due libri: "Io Raimondo Ricci, memorie da un altro pianeta" (con Domenico Guarino, Sagep Editore) e "Eravamo tanto amati" (con Andrea Lattanzi e Domenico Guarino, Effigi Editore). Nel 2018 ha vinto il Premio Ghinetti - Sezione Giovani.

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