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Tortora, parla la ricercatrice: «Volevano aggredire anche mia madre»

La ricercatrice picchiata a Tortora da un nucleo familiare campano, racconta agli inquirenti i momenti della violenta aggressione.

Sono residenti a Tortora, ma domiciliate in Campania, due delle persone coinvolte nella brutale aggressione ai danni di una ricercatrice potentina, avvenuta lo scorso 15 agosto. Gli indagati – Gaetano Bonetti (45 anni), Carlo Bonetti (72 anni), Liliana Meraviglia (71 anni) e Amelia Strevella (40 anni) – sono stati raggiunti all’alba da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Paola, Rosamaria Mesiti che ha disposto gli arresti domiciliari per l’intero nucleo familiare. Per il gip Mesiti, sussistono i gravi indizi di colpevolezza a carico degli inquisiti, alla luce delle indagini coordinate dal procuratore capo, Pierpaolo Bruni e dal pm Maria Francesca Cerchiara.

Tortora, volevano aggredire anche la mamma della ricercatrice

Dagli accertamenti investigativi, condotti dai carabinieri della Compagnia di Scalea, diretta dal neo capitano Andrea d’Angelo, ma nello specifico dalla caserma di Praia a Mare, è emerso che i due uomini e le due donne abbiano picchiato con ferocia la vittima, il cui unico intento era quello di accudire alcuni cani presenti nella zona in cui dimorava per le vacanze estive, proprio a Tortora.

Dal racconto della vittima, tuttavia, si percepisce tutta la violenza utilizzata dai quattro indagati. E, addirittura, non soddisfatti di averla massacrata di botte, hanno inteso minacciare anche la madre di lei. «Mi preme raccontare che, in attesa dell’arrivo del personale del 118, una delle quattro persone che mi ha aggredito fisicamente, si rivolgeva in maniera minacciosa nei confronti di mia madre, asserendole che “se avessi proceduto a formalizzare la denuncia”, ci sarebbero state gravi conseguenze nei confronti della stessa e che per tale motivo, mio padre sarebbe conseguentemente deceduto poiché urge di assistenza da parte di mia madre». 

I dispetti sono iniziati prima di Ferragosto

Gli atti criminali sono iniziati ancor prima del giorno di Ferragosto, quando la persona offesa aveva trovato danneggiato il cancello di casa, «tant’è vero che a tutt’oggi lo stesso non si chiude». Le dichiarazioni della vittima, fa notare il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, «sono state poi ampiamente corroborate da quanto riferito» da altri due testimoni. 

La donna, sentita nuovamente a distanza di pochi giorni dall’aggressione, ha spiegato di essere stata bloccata fisicamente «nel mentre ero bordo della mia bici, dalla signora più anziana di cui non conosco le generalità. Ricordo che questa mi tratteneva dal davanti le mie braccia. Lei veniva supportata da una donna più giovane con i capelli neri, la quale in particolare cercava di togliermi dalla mano destra il mio cellulare, sempre tenendomi per l’avambraccio destro, entrambe scuotendomi ed urlando ma non capivo cosa dicessero». Ma dalla parte sinistra sarebbe arrivato un uomo «il quale mentre urlava frasi del tipo “ora ti faccio vedere io” in dialetto napoletano, mi attingeva con dei pugni al volto in particolare all’altezza dell’occhio sinistro». 

La ricercatrice ha invano cercato di chiarire che non era stata lei a lasciare le ciotole con il cibo agli animali, ma i quattro non hanno fermato l’ira funesta. Il giudice, infine, ha valutato ritenuto configurabile il reato di tentata rapina aggravata, così come prospettato dalla procura di Paola.

Redazione Cosenza Channel

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