martedì,Novembre 29 2022

Inchiesta Eyphemos, condanne per 230 anni di carcere a 21 imputati legati alla cosca Alvaro

Nell’ambito dell’inchiesta denominata “Eyphemos”, che vede alla sbarra diverse persone accusate, a vario titolo, di essere collegate alla potente cosca degli Alvaro di Sinopoli, è stata emessa dal gup Maria Rosa Barbieri una pesantissima sentenza.  L’operazione “Eyphemos” aveva portato all’arresto di capi storici, elementi di vertice e affiliati di una pericolosa locale di ‘ndrangheta operante a Sant’Eufemia d’Aspromonte – funzionalmente

Inchiesta Eyphemos, condanne per 230 anni di carcere a 21 imputati legati alla cosca Alvaro

Nell’ambito dell’inchiesta denominata “Eyphemos”, che vede alla sbarra diverse persone accusate, a vario titolo, di essere collegate alla potente cosca degli Alvaro di Sinopoli, è stata emessa dal gup Maria Rosa Barbieri una pesantissima sentenza. 

L’operazione “Eyphemos” aveva portato all’arresto di capi storici, elementi di vertice e affiliati di una pericolosa locale di ‘ndrangheta operante a Sant’Eufemia d’Aspromonte – funzionalmente dipendente dalla potente cosca Alvaro imperante a Sinopoli, San Procopio, Cosoleto, Delianuova e zone limitrofe – ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, diversi reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violenza privata, violazioni in materia elettorale, aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘ndrangheta, nonché di scambio elettorale politico mafioso.

La sentenza

La pena più pesante è stata comminata a Domenico Laurendi, ritenuto esponente della cosca con particolare attenzione al settore della politica. Secondo l’accusa proprio Laurendi avrebbe procurato voti ai politici coinvolti nell’inchiesta, come il senatore Marco Siclari, condannato, a sua volta, a 5 anni e 4 mesi di reclusione per scambio elettorale politico-mafioso. Pene molto dure sono state decise anche per il boss Cosimo Alvaro (17 anni, 9 mesi e 10 giorni), Natale Lupoi (19 anni e 4 mesi), Giuseppe Speranza (19 anni e 8 mesi), Rocco Graziano Delfino (16 anni e 8 mesi), Nicola Delfino (14 anni e 8 mesi), Antonino Gagliostro (14 anni e 4 mesi) e Giuseppe Rizzotto (14 anni e 3 mesi).

Tre le persone completamente assolte da ogni accusa: Attilio Firenzuoli, Cosimo Laurendi e Carmelo Napoli. Fra le persone condannate, nei confronti di Giuseppe Scicchitano, difeso dagli avvocati Andrea Alvaro e Giovanni Piccolo, è stata esclusa l’aggravante mafiosa, così come sostenuto dai legali nel corso della loro arringa e la condanna è stata di 5 anni e 4 mesi di reclusione. Aggravante mafiosa esclusa anche nei confronti di Laurendi e Lupoi, anche se limitatamente ad un capo d’imputazione.

La tesi accusatoria

Oggi il clan Alvaro, scrivono gli inquirenti, «è una potente cosca della ‘ndrangheta unitaria, operante nella provincia di Reggio Calabria, in altre regioni dell’Italia e all’estero, che trova la sua forza anche nei legami con altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con altre famiglie ‘ndranghetistiche. L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria fa luce sui diversificati interessi illeciti della cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte, svelando un accentuato dinamismo nel sistematico ricorso ad attività estorsive nei confronti di operatori economici e titolari di imprese.

Redazione

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