lunedì,Settembre 26 2022

Governo, verso 8 miliardi per il taglio delle tasse

E’ iniziata a Palazzo Chigi la cabina di regia presieduta dal premier Mario Draghi sul Documento programmatico di bilancio (Dpb), che disegna la cornice della manovra. Alla riunione, con il ministro dell’Economia Daniele Franco e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, partecipano i capi delegazione di M5s, Pd, Lega, Fi, Iv, Leu con i

Governo, verso 8 miliardi per il taglio delle tasse

E’ iniziata a Palazzo Chigi la cabina di regia presieduta dal premier Mario Draghi sul Documento programmatico di bilancio (Dpb), che disegna la cornice della manovra. Alla riunione, con il ministro dell’Economia Daniele Franco e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, partecipano i capi delegazione di M5s, Pd, Lega, Fi, Iv, Leu con i responsabili economici di ciascun partito.

Nel pomeriggio è previsto il Consiglio dei ministri per il via libera al Dpb.

Otto miliardi dovrebbero essere stanziati in legge di bilancio per il taglio delle tasse. Lo si apprende da diverse fonti di governo, mentre è in corso la cabina di regia a Palazzo Chigi sul Documento programmatico di bilancio. La cifra sarebbe stata annunciata nel corso della riunione, ma alcuni rappresentanti dei partiti di maggioranza starebbero chiedendo uno stanziamento maggiore per ridurre il cuneo fiscale.

“Adesso salute, istruzione e occupazione con la riduzione del costo del lavoro. Su queste questioni dobbiamo ripartire oggi a partire dalla legge di bilancio. E poi attenzione costante, più forte, alla sostenibilità e all’ambiente”. Così il segretario Pd Enrico Letta, secondo quanto si apprende da fonti del Nazareno, nella riunione della segreteria in corso al Nazareno all’indomani del voto per le amministrative.

“Stiamo lavorando per ridurre le tasse. A fronte di 22 miliardi disponibili è inconcepibile pensare di stanziare meno di 10 miliardi al taglio delle tasse“. Lo annunciano fonti di Italia Viva prima dell’inizio della cabina di regia sul Documento programmatico di bilancio. “È necessario pensare alle prossime generazioni, in aggiunta a quanto già previsto nel Pnrr, investendo in istruzione, formazione e lavoro. Così come, per completare il piano previsto dal family act, si dovrà incentivare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro oltre che l’occupazione femminile”, sottolineano le stesse fonti.

I nodi – Non c’è ancora accordo sul nodo delle pensioni, in vista della legge di bilancio. Sul tavolo c’è infatti la proposta di una fase transitoria di due anni per il superamento di quota 100, con “quota 102”. Ma questa idea da un lato non sembra piacere alla Lega, che si dice contraria alla misura e chiede ancor più flessibilità, dall’altro non sembra convincere del tutto il centrosinistra, che vorrebbe un meccanismo più selettivo di sostegno a chi svolga lavori usuranti e alle donne, con Italia viva che chiede di non destinare alle pensioni una parte ‘sproporzionata’ della manovra, puntando invece sul taglio delle tasse.

Ieri in giornata a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Daniele Franco, il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli e il Ragioniere generale Biagio Mazzotta si sono confrontati con le delegazioni di quasi tutti i partiti della maggioranza, toccando con ciascuna i temi di più stretto interesse dei rispettivi partiti, a partire dai ministeri di loro competenza. Per il M5s hanno partecipato il capodelegazione Stefano Patuanelli con la viceministro Laura Castelli, per Iv il ministro Elena Bonetti con il presidente della commissione Finanze Luigi Marattin, per il Pd il capodelegazione Andrea Orlando con il responsabile economia Antonio Misiani, nelle prossime ore dovrebbe toccare a Fi e Lega, mentre nei giorni scorsi è stato ricevuto a Palazzo Chigi il ministro della Salute Roberto Speranza. I temi più sensibili per i partiti restano il Reddito di cittadinanza e quota 100, oltre alla conferma del Superbonus. La Lega in particolare chiede che il rifinanziamento del Reddito sia equilibrato da un intervento che mitighi l’impatto della fine di quota 100 sul fronte pensioni. L’ipotesi ora sul tavolo, di quota 102 e l’adozione di una riforma più complessiva tra due anni, è ancora oggetto di trattativa perché i leghisti chiedono che il meccanismo, che consentirebbe di andare in pensione con 64 anni di età e 38 di contributi, sia reso più flessibile, mantenendo per alcune categorie quota 100. “Quota 102”, secondo gli esponenti del partito di Salvini, interesserebbe una platea troppo ristretta, di qui la richiesta di un intervento più ampio. (Ansa)