domenica,Maggio 22 2022

Musulmani di Calabria e Cristiani del mondo: un dialogo da vivere

Non bisogna rovistare troppo sulle enciclopedie per ricordare la presenza musulmana in Calabria all’alba della tentata (e poi per più versi riuscita) conquista islamica dell’Europa meridionale mediterranea. E quella storia, certo storia d’armi non meno di ogni conquista o crociata, pur dal suo punto di vista qualcosa di cospicuo ci lascia: le parole non solo

Musulmani di Calabria e Cristiani del mondo: un dialogo da vivere

Non bisogna rovistare troppo sulle enciclopedie per ricordare la presenza musulmana in Calabria all’alba della tentata (e poi per più versi riuscita) conquista islamica dell’Europa meridionale mediterranea. E quella storia, certo storia d’armi non meno di ogni conquista o crociata, pur dal suo punto di vista qualcosa di cospicuo ci lascia: le parole non solo dei dialetti, ma della lingua italiana tutta, che con discrezione precedono la loro origine araba e talvolta addirittura persiana.

Sempre utile (ma qui non decisivo) rievocare come la teologia del diritto canonico medievale e l’esegesi islamica contemporanea si siano incontrate proficuamente, facendo risuonare e circolare traduzioni, tecniche, idee, valori. Chi pensa al confessionismo islamico e al liberalismo giurisdizionalista cristiano come nemici giurati sbaglia per difetto e per eccesso: se le radici mettono chiaramente in mostra la diversità, la loro crescita ci dà il frutto dell’incontro, del confronto, della condivisione, della reciproca relazionalità. Qui mette conto ricordare piuttosto altro: quello che l’Islam in Calabria (e nel mondo) oggi è. Una fede praticata nel vissuto quotidiano di tante persone che non ci si presentano affatto per forza come oscurantisti sprangaporte o come iracondi avversari, ma probabilmente i vicini di casa, i genitori di figli compagni in classe dei nostri, gli amici o i conoscenti o i colleghi con cui scambi un saluto.

Tanti episodi potremmo richiamare. Di quelli di portata geopolitica, quando emerse il fenomeno delle persecuzioni anticristiane e del massacro di migranti sul mare: Roberto Piccardo, traduttore di una celebre edizione del Corano, addirittura invitò i suoi fratelli nella fede a farsi da “scudo umano” sotto i colpi dei cecchini, e pure ad Ovest la lotta contro l’ingiustizia ci spinge tutti a far da scudo a tutti perché nessuno si salva da solo. Potremmo sottolineare, una volta di più, nel periodo orribile del Covid-19, che speriamo archiviato per sempre almeno nelle vittime, la preghiera dei musulmani per le vittime di ogni fede a Francavilla.

Il sottoscritto si limita al “suo”: l’emozione di una preghiera interconfessionale a Bordeaux per le vittime del terrorismo, con lavoranti bianchi e neri che piangevano amiche e amici dal sangue, per tutti, inevitabilmente rosso. Sciiti e sunniti nell’alluvione di Genova tra i primissimi a far collette e a spalare fango insieme ai tifosi delle due gradinate liguri, vecchi compagni genoani e nuove conoscenze doriane. La raccolta natalizia di giocattoli per i bambini della Striscia di Gaza, a Cosenza le marce della pace con ortodossi e buddhisti e io a chiedere, rompendo le scatole a tutti, quale fosse il dress code migliore per non scontentare gli altri… e chissà quanto altro.

Per questo ho aderito con vera amicizia alla giornata dell’amicizia islamo-cristiana il 27 Ottobre alle 17e30 alla Parrocchia Immacolata di Gizzeria Lido, dove sarò con l’imam Ahmed Berraou e Don Antonio Stranges, delegato per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Diocesi di Lamezia. Torniamo al punto d’inizio: l’etimologia reca spesso addosso la sua porzione di verità. Le “religioni del Libro” sono accomunate dal monoteismo e dalla parola: l’unicità del valore umano e la forza salvifica del messaggio che si tramanda comunicando (temi e principi dei quali possono serenamente innamorarsi anche laici – e atei! – incalliti). Parlino allora finalmente gli ultimi che vivono assieme, non solo i primi che vivono soli. Un giorno andai in un locale in Sila con una ragazza che mi piaceva particolarmente. Ai tavoli c’era un corpulento e simpaticissimo ragazzo maghrebbino. Le chiesi quale fosse il sogno più grande della sua vita: servire chi ci serve. Il 27 sogniamo insieme, in tanti.