giovedì,Dicembre 2 2021

Covid, la variante Delta mette in allarme l’Europa

Lo scenario dell'Ecdc, evidenzia un rischio di aumento dei contagi per dicembre e gennaio e chiede immediate misure di sanità pubblica e sforzi sulle vaccinazioni

Covid, la variante Delta mette in allarme l’Europa

I recenti scenari elaborati dall’Ecdc” il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie “indicano che il potenziale onere patologico nell’Ue dalla variante Delta sarà molto elevato a dicembre e gennaio, a meno che non vengano applicate ora misure di sanità pubblica in combinazione con sforzi continui per aumentare la somministrazione del vaccino nella popolazione generale. Lo ha dichiarato Andrea Ammon, direttrice dell’Ecdc, nella presentazione del nuovo rapporto sull’andamento del Covid in Europa.

I paesi “dovrebbero prendere in considerazione la somministrazione della dose booster del vaccino anti-Covid per tutti gli adulti dai 18 anni in su, con priorità per le persone sopra i 40 anni”, dice Ammon. Illustrando i principali contenuti del nuovo ‘Rapid Risk Assessment’, la valutazione del rischio legato alla situazione Covid nell’area, Ammon evidenzia la necessità di agire “contro il contagio dovuto alla diminuzione dell’immunità”, ricorrendo ai richiami vaccinali “per aumentare la protezione”.

Una mossa, osserva la direttrice Ecdc, “che potrebbe potenzialmente ridurre la trasmissione nella popolazione e prevenire ulteriori ricoveri e decessi. La dose di richiamo – aggiunge Ammon – è raccomandata non prima di 6 mesi dopo aver completato il ciclo vaccinale primario”.

In questo quadro, “l’implementazione dei programmi vaccinali richiede tempo e il pieno effetto dei vaccini anti-Covid arriva solo 2 settimane dopo la vaccinazione. Poiché vi sono evidenze di una diminuzione dell’efficacia del vaccino nel tempo contro l’infezione e la trasmissione” del virus, “è anche importante mantenere o reintrodurre interventi non farmacologici”.

Fino ad oggi, secondo i dati, il 65,4% della popolazione totale dell’Ue e del See (incluse quindi Islanda, Liechtenstein e Norvegia) è pienamente vaccinato contro la Covid-19, il 76,5% se si considera solo la popolazione adulta. Il centro sottolinea che “il ritmo complessivo” delle vaccinazioni contro la Covid-19 nell’Ue e nel See sta “rallentando” ed è “principalmente guidato dalle vaccinazioni nelle fasce di età giovani”. E “4 Paesi” hanno meno del 50% della popolazione totale pienamente vaccinato contro la malattia provocata dal Sars-CoV-2.

“Poiché i vaccini offrono un’elevata protezione contro gli esiti gravi dell’infezione” da Sars-CoV-2, “le previsioni mostrano che un gran numero di nuovi ricoveri Covid saranno per persone non vaccinate, in particolare non vaccinati nei gruppi a rischio. L’attuale livello complessivo di diffusione della vaccinazione nell’Ue/Spazio economico europeo (See) sarà quindi insufficiente per limitare il carico legato ai casi di Covid-19 e alle ospedalizzazioni durante i mesi invernali. E i Paesi con livelli di vaccinazione più bassi sono quelli a rischio più alto”, prosegue Ammon.

“L’aumento della copertura contro Covid in tutte le fasce d’età ammissibili” alla vaccinazione, “ma in particolare gli anziani, le persone vulnerabili e gli operatori sanitari, dovrebbe rimanere la priorità per le autorità sanitarie pubbliche”. L’Europa, ammonisce la direttrice dell’Ecdc, “deve colmare le lacune immunitarie nella popolazione adulta e garantire una copertura efficace ed equa tra Paesi e regioni”.

fonte: Adnkronos