mercoledì,Dicembre 8 2021

La Dda di Catanzaro: «Condannate Tallini». Chiesti 7 anni e 8 mesi di carcere

L’ex presidente del Consiglio regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia è accusato di concorso esterno e scambio elettorale politico-mafioso. Le richieste di pena per gli altri imputati nel processo sugli interessi della cosca Grande Aracri

La Dda di Catanzaro: «Condannate Tallini». Chiesti 7 anni e 8 mesi di carcere

Sette anni e otto mesi di carcere. Questa la pena richiesta poche ore fa dai pubblici ministeri presenti in Aula Vincenzo Capomolla e Domenico Guarascio della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nei confronti di Domenico “Mimmo” Tallini, ex presidente del consiglio regionale rimasto coinvolto nell’inchiesta denominata Farmabusiness con le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso.

Un’istanza posta al Gup Barbara Saccà del Tribunale “Francesco Ferlaino” del capoluogo, al termine di una lunga requisitoria, nell’ambito del processo con rito abbreviato (che dà diritto a uno sconto di pena pari a un terzo in caso di condanna con il mancato svolgimento dell’udienza dibattimentale).

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L’inchiesta, in cui è stata formulata la richiesta di pena da parte dei magistrati della Procura catanzarese a carico dello stesso Tallini e degli altri imputati che hanno optato per l’abbreviato, prende le mosse da un’operazione condotta circa un anno fa nel catanzarese, nel crotonese e a Roma, e ruota attorno ai presunti interessi nel settore farmaceutico della cosca Grande Aracri di Cutro.

Le accuse della Dda di Catanzaro contro Tallini

Domenico Tallini, in qualità di assessore regionale al Personale, nel 2014 – secondo l’impianto accusatorio – avrebbe infatti agevolato l’iter burocratico per il rilascio dell’autorizzazione ai fini della costituzione del consorzio Farma Italia e Farmaeko in cambio di un appoggio elettorale in occasione della tornata per il rinnovo dell’assise di Palazzo Campanella che avrebbe dovuto tenersi sempre negli ultimi mesi del 2014.

Chiesta la condanna anche per la figlia e la moglie di Nicolino Grande Aracri

Istanza di sedici anni di carcere per Domenico Scozzafava, l’imprenditore catanzarese ritenuto intraneo alla cosca di ‘ndrangheta e cerniera di collegamento tra gli interessi dei Grandi Aracri e professionisti e politici. Dodici e dieci anni di carcere sono invece rispettivamente stati chiesti per Mauro Giuseppina e Elisabetta Grande Aracri moglie e figlia di Nicolino Grande Aracri. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Enzo Ioppoli, Carlo Petitto, Gregorio Viscomi, Tiziano Saporito, Sergio Rotundo, Nicola Tavano, Vincenzo Cicino, Luigi Colacino, Salvatore Staiano, Antonio Ludovico, Michele De Cillis e Mario Nigro.

Di seguito le richieste di pena a carico degli imputati giudicati con l’abbreviato:

  • Tommaso Patrizio Aprile, 4 anni di carcere;
  • Serafina Brugnano, 10 anni;
  • Santo Castagnino, 8 anni;
  • Giuseppe Ciampà, 8 anni;
  • Pasquale Desole, 6 anni e 6mila euro di multa;
  • Paolo Desole 9 anni;
  • Donato Gallelli, 8 anni e 3mila euro di multa;
  • Domenico Grande Aracri, 6 anni;
  • Elisabetta Grande Aracri, 10 anni;
  • Salvatore Grande Aracri ’79, 14 anni;
  • Salvatore Grande Aracri, 10 anni;
  • Gaetano Lerose ’72, 8 anni;
  • Salvatore Lerose ’75, 14 anni;
  • Giuseppina Mauro, 12 anni;
  • Pancrazio Opipari, 10 anni;
  • Salvatore Francesco Romano, 14 anni;
  • Maurizio Sabato, 8 anni e 3mila euro di multa;
  • Domenico Scozzafava,16 anni;
  • Domenico Tallini, 7 anni e 8 mesi;
  • Leonardo Villirillo, 8 anni.

Danilo Colacino