mercoledì,Dicembre 8 2021

Pnrr e rilancio dell’economia. A Cosenza ne discutono sindaci e associazioni di categoria

In Confindustria si concorda su due aspetti: serve progettazione e una pubblica amministrazione che velocizzi la burocrazia

Pnrr e rilancio dell’economia. A Cosenza ne discutono sindaci e associazioni di categoria

La burocrazia agita i sonni degli imprenditori calabresi. Per vincere la sfida del Pnrr serve una progettazione efficiente ma soprattutto una pubblica amministrazione in grado di compiere tutti gli adempimenti correttamente e senza ritardi, per cogliere in pieno l’occasione di sviluppo generata dalla mole di risorse stanziate per la ripresa. E l’esperienza del passato non è incoraggiante.

Tanti fondi bloccati

«Ci sono ancora molti milioni da spendere allocati nel vecchio Programma Operativo Regionale 2014-2020 – ricorda Natale Mazzuca, vicepresidente nazionale di Unindustria Calabria – La vera riforma da attivare riguarda gli apparati dello Stato e degli enti locali dove servono competenze e capacità collaborativa per trasformare le nostre idee in azioni concrete di crescita. Oltre al Pnrr – aggiunge – con il Piano di investimenti complementari, la programmazione dei Fondi strutturali europei e il Fondo sviluppo e coesione potremo disporre di risorse finanziarie senza precedenti. Ma l’ingente quantità di fondi e gli strumenti di riforma devono soprattutto imprimere una svolta decisiva all’efficienza della Pubblica Amministrazione, dotandola di mezzi tecnologici e risorse umane qualificate, capaci di dare opportunità reali ai cittadini del Sud».

Evento di rilievo

Gremita la sala delle adunanze di Confindustria Cosenza. L’organismo ha chiamato a raccolta la politica locale, soprattutto i sindaci, rappresentati dal presidente di Anci Marcello Manna, e le associazioni di categoria, per dare una prospettiva, anzi, addirittura un cronoprogramma agli interventi da mettere in campo, secondo una scala di priorità che risponda alle esigenze di innovazione infrastrutturale e tecnologica e che siano contestualmente in sintonia con le ambizioni di transizione ecologica. L’evento è stato inserito nell’ambito della Ventesima Settimana della Cultura d’Impresa e del PMIDAY di Confindustria.

Il ruolo dei Comuni

«Dobbiamo rafforzare gli aspetti legati alle competenze, investendo sulla formazione, soprattutto di giovani e donne – ha detto Manna che è anche alla guida del comune di Rende – Sarà importante predisporre progetti strategici capaci di fare sintesi dei molteplici obiettivi di crescita e sviluppo, di cui soprattutto la Calabria e tutto il Mezzogiorno ha bisogno». La discussione, moderata da Rosario Branda, direttore di Confindustria Cosenza, ha registrato il saluto dell’Assessore comunale di Cosenza Veronica Buffone e l’intervento del professore ordinario di Economia Applicata dell’Università della Calabria Domenico Cersosimo, autore della relazione tecnica.

L’unità di intenti è la chiave di svolta

Il presidente di Confindustria Cosenza, Fortunato Amarelli, ha auspicato una sinergia con le istituzioni: «Fare rete, lavorare insieme individuando azioni congiunte può rappresentare la chiave di svolta perché i fondi non tarderanno ad arrivare e noi dobbiamo farci trovare pronti – ha detto – Il capitale umano delle pubbliche amministrazioni potrà fare la differenza. Dai finanziamenti previsti anche per la Calabria ci aspettiamo un vero e proprio shock: la fase post pandemia ha già generato un incremento di Pil di oltre il 6 percento, portandosi dietro però anche tutti i fenomeni ad esso collegati come l’innalzamento dell’inflazione. A questi nuovi scenari dovremo rispondere con responsabilità e, credo, anche con passione civile».

Il nodo dei cantieri

Tra i relatori inoltre, Giovan Battista Perciaccante, presidente di Ance Calabria, per il quale «il Pnrr dovrà coniugare crescita e coesione territoriale, riducendo i divari fra le regioni d’Italia, a cominciare da quello infrastrutturale». L’esponente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, però ha sottolineato anche le criticità del settore dovute alla carenza di manodopera da impiegare nei cantieri: «Veniamo da una recessione decennale – spiega – per cui molte aziende non hanno avviato quella formazione e quel ricambio generazionale di figure determinanti quali gruisti, carpentieri, anche semplici muratori. e pure su questo fronte bisognerà rimboccarsi le maniche».