domenica,Maggio 29 2022

Gianni Di Marzio, il ricordo dei “suoi” ragazzi: «Personaggio unico ed indimenticabile»

Gli aneddoti ed i ricordi di quattro ex che lo hanno conosciuto benissimo come Eugenio Caligiuri, Ciccio Marino, Gigi De Rosa e Gigi Simoni.

Gianni Di Marzio, il ricordo dei “suoi” ragazzi: «Personaggio unico ed indimenticabile»

Cosenza è affranta anche nel ricordo di quello che è stato Gianni Di Marzio non solo per il calcio ma anche per la città. Abbiamo sentito Eugenio Caligiuri ed alcuni di quelli che sono stati i “suoi” ragazzi come Ciccio Marino, Gigi De Rosa e Luigi Simoni. Ecco le loro parole

«Gianni l’ho avuto come allenatore, come direttore e poi sono diventato un suo fido collaboratore. E’ per Cosenza un personaggio indimenticabile, un vero e proprio vulcano. Un uomo di calcio attaccato a questa città. Oggi è un lutto cittadino anche se il calcio deve andare avanti. E non è un caso che proprio oggi ci sia una partita del Cosenza. Onorare la sua memoria con una vittoria sarebbe importante. Dimostrare realmente con i fatti per ricordare nel migliore dei modi un uomo come lui. Un aneddoto? Ce ne sono centinaia. Mi ricordo – prosegue Caligiuri – quando già da direttore si fermava a fine allenamento con i giovani di allora, i vari Miceli, Paschetta, Fiore, per insegnare loro a calciare con il saltello come diceva lui. Io e Manfredonia ci guardavamo e lo prendevamo simpaticamente in giro per la voglia che ancora aveva. Era un finissimo psicologo. Delle volte arrivava nell’hall degli alberghi nei quali eravamo la domenica mattina e iniziava ad innervosirsi per delle piccole cose davanti alla squadra. Ovviamente era tutta una tattica per trasmettere adrenalina e tensione anche ai calciatori quando magari li vedeva un po’ scarichi. A me e al compianto Giancarlo Rao – conclude Caligiuri – aveva già allora pronosticato un futuro nel grande calcio».

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Ciccio Marino: «Quando a Caserta quella volta…»

«Gianni era un grande personaggio. Lui ed i miei compagni di allora, quello che abbiamo vissuto insieme, hanno rappresentato il periodo più bello della mia vita. Personalmente – continua il capitano – ho avuto la fortuna di poterci lavorare anche come dirigente e mi ha insegnato molto. E’ stato un grande personaggio. Per Cosenza è stato fondamentale. La cura maniacale di ogni cosa era certamente qualcosa che qui mancava, un professionismo che non c’era. Il mister aveva già vinto da altre parti ed ha portato qui una mentalità vincente ad un gruppo già forte. Gianni ne sapeva una più del diavolo ed era amatissimo anche dai tifosi. Ricordo l’anno che vincemmo il campionato, andammo a Caserta e riuscimmo a pareggiare con gol di De Rosa che fissò la gara sul punteggio di 1-1. Lui a fine gara – ricorda Marino – era contentissimo per il pari su un campo difficile ed in campo ci fece i complimenti. Andammo a salutare i tifosi ed arrivati lì vicino iniziò ad urlarci contro sul com’era possibile non aver vinto una partita come quella. E tutti i tifosi ad esaltarlo per la sua voglia di vincere».

Gigi De Rosa: «Di Marzio portò un grande entusiasmo»

«Il mondo del calcio ha perso una grande figura. I ricordi insieme al mister sono tanti. Mi dispiace tantissimo – spiega De Rosa – perché è una mancanza grande per tutti quelli che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. Ci legava una stima reciproca importante. Ha portato in città un’entusiasmo unico ed irripetibile. L’ affetto ovviamente che va al di là del calcio, al di là di tutto. Come allenatore era un camaleonte ed in campo si adattava sempre alla situazione. Non sottovalutava mai nessuna e per caricarci riusciva ad inventarsene sempre una che non ti aspettavi».

Gigi Simoni: «Un dolore enorme»

«E’ un dolore enorme. Una stretta al cuore che da stamattina mi tormenta. Non riesco a darmi pace. Nessuno di noi sapeva che il mister era malato. Non ha detto niente a nessuno – dice Simoni – e questo accresce il mio dispiacere visto che abitiamo vicini ed io sarei certamente andato a trovarlo. Ci eravamo già ripromessi con i compagni di squadra dell’epoca di fare una serata tutti insieme appena si fosse placata l’emergenza del Covid. Lui è stato l’uomo che ci ha tirati fuori dall’inferno della C. Solo con lui potevamo vincere a Cosenza. Ha creato quella squadra scegliendoci ad uno ad uno insieme al direttore Ranzani. Per noi è stato un padre, un confidente, un amico. Ci siamo sentiti una settimana fa quando sono tornato dalla Calabria per la testimonianza al processo Bergamini. Ho parlato anche a lui del progetto che ho di raccogliere le nostre maglie e di metterle all’asta, donando il ricavato alla famiglia di Denis e – svela Simoni – mi ha messo immediatamente in contatto De Zerbi che ha promesso che mi darà una mano. In panchina non mollava mai la presa su di noi. Quando vincemmo il campionato, ricordo la trasferta in Sardegna a Sassari contro la Torres. Ci mancavano pochi punti alla vittoria del campionato. Arrivò nello spogliatoio, prese un pennarello e scrisse sul muro dello spogliatoio direttamente: Quando pensi che sono morti, diventano pericolosissimi. Firmato GDM. Vincemmo 1-0 e ci involammo definitivamente».

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