venerdì,Giugno 14 2024

Anche la solidarietà paga il prezzo della crisi. Il direttore del Banco alimentare calabrese: «Ci aspettano giorni duri»

Carburanti, bollette, generi alimentari: i costi salgono alle stelle mentre l'arrivo dei profughi dall'Ucraina accresce il bisogno di aiuti da parte delle realtà del volontariato. Romeo: «Questa per noi potrebbe diventare come una nuova pandemia»

Anche la solidarietà paga il prezzo della crisi. Il direttore del Banco alimentare calabrese: «Ci aspettano giorni duri»

I costi delle materie prime diventati insostenibili aveva già messo in allarme tempo fa. Imprese ma anche i comuni cittadini alle prese con bollette in alcuni casi addirittura raddoppiate. A questo si è aggiunto il caro carburante, con costi schizzati in breve ben oltre i due euro al litro mettendo in agitazione non solo gli autotrasportatori che un paio di settimane fa hanno occupato gli svincoli con i loro mezzi ma anche gli automobilisti tutti che di giorno in giorno sgranano gli occhi ogni volta che passano davanti a un distributore. A complicare la situazione ci si è messo l’allarme anche per il settore alimentare, con la questione del grano che non fa dormire sonni tranquilli a panificatori, pastai e consumatori. A risentirne – e paradossalmente proprio in un momento in cui, con l’arrivo dei profughi dall’Ucraina, se ne sente più il bisogno – è anche la rete della solidarietà.

Il Banco alimentare è la realtà che, attraverso una rete nazionale ed europea, fornisce gli aiuti agli enti che nei paesi, nei quartieri, nelle periferie delle città danno a loro volta supporto diretto alle persone che hanno bisogno. Un «servizio nei confronti di chi opera sul territorio e conosce bene le situazioni», come ci spiegava il direttore del Banco alimentare della Calabria Gianni Romeo appena tre mesi fa, quando ci parlava delle tante difficoltà di una realtà come questa soprattutto in tempo di pandemia, ma ancora non c’era sentore di quello che sarebbe successo di lì a poco.

Il Banco alimentare della Calabria ha sede a due passi da Cosenza, a Montalto Uffugo, tra i capannoni dell’ex Comac – il fallito Consorzio mercato agricolo alimentare – dove quotidianamente arrivano tir da tutta Italia per portare i prodotti da smistare poi in tutta la regione attraverso le sedi provinciali. I venti di crisi non potevano che arrivare anche qui. Su un triplo binario: alimentare, trasporti, bollette.

Pasta, viaggi, energia

«Per quanto riguarda la pasta abbiamo avuto già qualche problema – spiega Romeo – perché è stata fatta una gara per l’acquisto con i vecchi prezzi, per cui non sappiamo se alla luce di questi nuovi eventi il bando avrà un seguito e se ci saranno imprese che vorranno partecipare. Al momento non ci è stata portata pasta, quindi effettivamente il problema c’è, infatti non ne stiamo distribuendo: da un po’ di tempo abbiamo bloccato perché ne abbiamo pochissima e non sappiamo a chi dare priorità».

E poi c’è il problema del caro carburanti, che si riverbera sui trasporti. «Non stiamo ancora avendo riduzioni in termini di corse – dice il direttore del Banco alimentare – ma certo c’è il problema dell’aumento dei prezzi del carburante che si ripercuote anche su di noi perché i nostri trasportatori ci hanno chiesto somme più alte. Così ovviamente diventa tutto più oneroso».

Un tutto a cui si aggiungono anche le utenze, in particolare quella della corrente elettrica. «Le bollette sono arrivate raddoppiate – sottolinea Romeo – quindi stiamo intanto vedendo se cambiando gestore troviamo delle offerte più convenienti. In ogni caso ci stiamo organizzando come rete dei Banchi alimentari per cercare di far fronte comune a tutti questi problemi».

La solidarietà non si ferma

Problemi che complicano sicuramente la gestione della solidarietà in un momento particolarmente difficile, ma che non fermano la macchina. «Come Federazione europea dei Banchi stiamo lavorando molto per portare aiuti al Banco dell’Ucraina ma anche a quelli della Romania, della Moldavia, della Polonia. Poi stanno cominciando ad arrivare le prime richieste degli enti alle prese con l’accoglienza dei profughi per avere un sostegno maggiore. Devo dire che qui da noi ancora gli arrivi non sono moltissimi, non abbiamo finora sentore di grossi afflussi di persone in fuga dalla guerra, però si prevede che ce ne saranno e quindi ci stiamo organizzando in tal senso».

Rimane la preoccupazione. Quella umana di fronte alle immagini che si vedono ogni giorno e quella derivante dal ruolo di chi si trova a gestire una realtà come il Banco alimentare. «Siamo preoccupati così come lo sono tutti – dichiara Romeo –. Poi, certo, per un’organizzazione come la nostra che ha già impegni rilevanti questa potrebbe diventare tipo una nuova pandemia, anche se io ovviamente mi auguro di no. Di sicuro ci predisponiamo a un periodo difficile perché anche se la guerra dovesse cessare a breve – e purtroppo allo stato attuale non abbiamo segnali in tal senso – gli effetti rimarranno a lungo e secondo me abbiamo davanti giorni molto duri».