venerdì,Ottobre 7 2022

Crisi delle materie prime, l’allarme di FenAgricoltura Cosenza: «Il settore è allo stremo, intervenire subito»

Il presidente Gianpietro Magliari chiede che si mettano in campo aiuti e incentivi per dare ossigeno a imprese e lavoratori sempre più in difficoltà

Crisi delle materie prime, l’allarme di FenAgricoltura Cosenza: «Il settore è allo stremo, intervenire subito»

«La crisi delle materie prime si fa sentire anche fra gli agricoltori e allevatori del Cosentino. Dalla Sila sino al mare, il problema è sempre comune a tutti i lavoratori e le aziende del settore». È quanto afferma Gianpietro Magliari, presidente di FenAgricoltura (Fenimprese Cosenza), che spiega: «Il gasolio agricolo è aumentato con una forbice che varia dal 60 al 70%, insieme al combustibile, l’aumento sta interessando anche concimi, mangimi, energia elettrica, imballaggi e trasporti. Tra gli agricoltori è sempre più crescente la preoccupazione e la paura di affrontare una nuova campagna stagionale al sussistere di queste condizioni. Se fino a ieri si riusciva a coprire le spese, da domani ciò diventerà abbastanza difficoltoso».

Un allarme che si aggiunge ai problemi pregressi del settore. Magliari evidenzia che «in più di un’occasione, infatti, molte aziende del settore hanno lavorato solamente per coprire le spese, non ottenendo particolari utili. Il settore agricolo, purtroppo, si è trasformato – in modo particolare negli ultimi anni – perlopiù in una passione, quasi la quotidiana abitudine di mandare avanti l’azienda di famiglia tramandata di generazione in generazione.

Allo stato attuale delle cose, è alto il rischio di vedere vanificati i sacrifici di una vita per affrontare una nuova campagna che si sa già che purtroppo sarà fallimentare».

«Il settore allevamento – aggiunge il presidente di FenAgricoltura – risente anche nell’immediata del caro bolletta e della mancanza di mangimi per gli animali in stalla. A titolo di esempio, un litro di latte pagato nella migliore delle ipotesi a 38 centesimi a litro, ha dei costi di produzione che sono di 42 centesimi a litro».

E ancora: «Dalla Sila si tirano le somme per affrontare la nuova campagna “pataticola”, si stima che i costi di produzione saranno aumentati del 60/70%. Uno dei costi rilevanti è del gasolio agricolo, utilizzato per alimentare le motopompe che servono per l’irrigazione dei campi. Se per irrigare un ettaro si spendevano 700 euro ora se ne spenderanno quasi 1400. Da premettere che la Sila è uno dei pochi territori che non ha un invaso a monte per irrigare senza motopompe».

E dai monti alle pianure la situazione non migliora. «I problemi – spiega Magliari – non mancano neppure nelle zone marine del Cosentino, dove la campagna agricola già iniziata risente pienamente dei costi di produzione nell’immediato. In modo particolare sono elevate le spese per raccolta, trasporti e imballaggi».

«Negli anni passati – prosegue – il nostro sistema paese non ha incentivato gli agricoltori, poiché si preferiva far arrivare – ad esempio – le navi cariche di grano dall’estero, invece di incentivare i piccoli (ma tanti) produttori locali. Oggi però si chiedono sforzi agli stessi agricoltori italiani, abbandonati però da anni nella piena lotta alla globalizzazione dei mercati. Adesso è troppo tardi perché gli agricoltori italiani sono in difficoltà e in queste condizioni non possono più andare avanti».

«A mio parere – conclude il presidente di FenAgricoltura – ci sarebbe tanto da fare e potrebbero essere attuate una serie di soluzioni per dare “ossigeno” a un settore fortemente penalizzato. Dall’accesso al credito alle integrazioni a reddito degli agricoltori veri e attivi, gli agricoltori hanno bisogno di essere ascoltati ora, e agevolati a fare della nostra bellissima terra una solida realtà economica e produttiva che sia da esempio per tutta l’Europa. Alle nostre latitudini, oltre alle varie maestranze e alla tipicità di svariate aziende, non bisogna sottovalutare l’aspetto climatico e geomorfologico, poiché abbiamo un microclima e un territorio che può dare tanto».