lunedì,Luglio 4 2022

Epatite acuta nei bambini, Sileri esclude correlazione con nuovo Coronavirus

Il sottosegretario alla Salute: «Ipotesi più verosimile infezione da adenovirus». I pediatri: «Aspettiamo risposta della scienza»

Epatite acuta nei bambini, Sileri esclude correlazione con nuovo Coronavirus

Sull’epatite acuta nei bambini “non c’è correlazione con il nuovo coronavirus, né con il vaccino Covid. L’ipotesi più verosimile sembrerebbe una possibile infezione da adenovirus, che normalmente non causa epatite, ma che magari in concomitanza con un’altra infezione o con altri fattori determina un danno epatico grave che può dare epatite. Sono ancora pochi casi, per questo non se ne conosce molto”. Lo chiarisce il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, intervenuto questa mattina a Radio Inblu 2000, parlando delle epatiti acute di origine sconosciuta nei bimbi.

“Non è stato il vaccino contro Covid-19, non c’è vaccino per bimbi sotto i 5 anni, nel Regno Unito non li vaccinano sotto i 10 – rimarca Sileri – non c’è correlazione con il vaccino né col virus. Nella maggioranza dei casi è stata identificata una positività all’adenovirus, ma questo non basta a stabilire una relazione”.

“Il numero dei casi sospetti sarà sovrastimato rispetto ai reali casi etichettati come da nuova epatite. Attenzione a questo fiorire di casi sospetti, che poi magari, dopo una diagnosi, nella stragrande maggioranza verranno tolti dal computo”, sottolinea ancora il sottosegretario.

Ci sono “11 casi segnalati in Italia, ma attenzione – precisa – una segnalazione non significa avere la certezza che si tratti di quest’epatite acuta di origine sconosciuta. Sappiamo che è stato fatto un trapianto di fegato, e sicuramente altri 3 casi sono confermati”.

PEDIATRI: «ASPETTIAMO RISPOSTA SCIENZA» – “Al momento non abbiamo certezze su questa forma epatite acuta dei bambini. Come in tutte le situazioni virali, purtroppo già vissute negli ultimi anni, quando compare una situazione del genere dobbiamo aspettare che la scienza faccia il suo corso. E’ inutile sforzarsi di dare risposte che potrebbero essere imprecise, inutili o addirittura controproducenti in questo momento”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Paolo Biasci, past president della Federazione italiana medici pediatri (Fimp).

“In questo momento si rischia di dare risposte parziali che poi, successivamente, passano come ‘sbagliate’ e rischiamo di compromettere la comunicazione indirizzata alle famiglie. Ora siamo in una fase in cui sono in corso indagini scientifiche e una attività importante di sorveglianza. Sono i due elementi fondamentali per affrontare un problema emergente”, conclude.

Caso sospetto nel Lazio in bimba di 8 mesi

“E’ stato segnalato dal Servizio regionale delle sorveglianze delle malattie infettive (Seresmi) un nuovo caso di sospetta epatite acuta ad eziologia sconosciuta in una bambina di 8 mesi ora ricoverata in buone condizioni generali. E’ in corso un approfondimento dell’indagine epidemiologica”. Lo dichiara l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.

“Nessun allarmismo, ma – afferma D’Amato – rimane alto il livello di attenzione del Sistema regionale di sorveglianza delle malattie infettive. Si tratta del secondo caso autoctono nella nostra regione”.

Andreoni: «Non escluso nuovo virus ma no panico immotivato»

Sui casi di epatite acuta di origine sconosciuta che colpisce i bambini “ricordiamo che siamo di fronte a poche segnalazioni nel mondo, quindi serve attenzione e serve comunicare eventuali altri casi sospetti senza creare un panico immotivato nella popolazione. Aspettiamo i risultati della scienza, le indagini possono essere laboriose e complicate, al momento non possiamo neanche escludere di essere di fronte a un nuovo virus che può aver modificato l’epatite acuta del bambino”. Così all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

Andreoni ricostruisce lo scenario. “Di epatiti criptiche a eziologia sconosciuta ce ne sono abitualmente e gli specialisti si muovono su più fronti: l’origine virale, quella tossica alimentare o anche l’origine autoimmune – precisa – Fatta questa distinzione, nei casi di epatite virale di origine sconosciuta registrati fino ad oggi nel mondo, possiamo esclude lo scenario di origine alimentare perché non abbiamo un cluster familiare o ristretto ad una città, ma diversi casi sparsi in giro per il mondo. Anche sull’ipotesi che possa esserci una origine immunologica o autoimmune, la numerosità dei casi eccede quella attesa – osserva l’infettivologo – Rimane l’origine infettiva ma va dimostrata, soprattutto quella che punta sull’adenovirus, visto che non in tutti i casi oggi confermati c’è la presenza dell’adenovirus. Infine c’è anche la possibilità, difficile però, che possa esserci dietro un adenovirus mutato”.

“La meningite fa molti più danni e morti in giro per il mondo rispetto a questi casi di epatite acuta dei bambini, ma visto che la conosciamo ci preoccupiamo di meno. Questo però ci fa capire che occorre, prima di tutto, capire quale agente infettivo è responsabile dei casi. Infine – suggerisce Andreoni – se ci sono alcuni sintomi come vomito, febbre, dolori addominali o occhi giallini, bisogna chiamare il pediatra. Sarà il medico a capire se siamo di fronte a un quadro gastrointestinale o a qualcosa di diverso e ad attivare i controlli necessari”.

Ecdc: «Circa 190 casi in tutto il mondo»

I dati relativi alle segnalazioni di epatiti acute di origine sconosciuta in bambini precedentemente sani “sono ancora fluidi, a volte non molto precisi perché ci sono verifiche da fare, ma siamo a circa 190” casi segnalati “in questo momento in tutto il mondo e circa 40 nell’Ue/Spazio economico europeo“. E’ l’aggiornamento fornito da Andrea Ammon, direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

“Il Regno Unito – ha ricordato Ammon oggi – è stato il primo Paese a lanciare un allarme all’inizio di aprile e ha segnalato più di 100 casi, ora più Paesi hanno fatto segnalazioni tra cui 10 Paesi Ue/See ma anche Israele e Stati Uniti”. Molti di questi bambini, ha evidenziato, hanno avuto un’epatite grave, diversi hanno avuto insufficienza epatica e alcuni hanno richiesto un trapianto di fegato, segno di quanto sia severa la condizione. Le indagini sono in corso in tutti i Paesi che segnalano casi, ma al momento la causa esatta di questa epatite rimane ancora sconosciuta”.

Le solite epatiti da A a E “sono escluse e le autorità sanitarie pubbliche stanno ora esaminando possibili cause e fattori – ha aggiunto la direttrice Ecdc – le indagini in questo momento puntano su un collegamento all’infezione da adenovirus. Continueremo a monitorare, anche con l’Oms, per capire cosa c’è dietro. Finora non c’è alcun collegamento tra i casi e anche nessuna associazione con viaggi. Stiamo lavorando a una rapida valutazione del rischio che prevediamo di pubblicare giovedì”.

fonte: Adnkronos

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