venerdì,Luglio 1 2022

Aiello Calabro, il narratore Daniele Fabio apre il Festival del Lupo

Il 29 maggio alle ore 21 debutta il festival “Poeti della terra” con lo spettacolo musicale “Istantanee dal Mediterraneo” di Daniele Fabio

Aiello Calabro, il narratore Daniele Fabio apre il Festival del Lupo

Il 29 maggio alle ore 21.00 debutta il festival “Poeti della terra” con lo spettacolo musicale “Istantanee dal Mediterraneo” di Daniele Fabio, con la voce narrante di Rino Amato e la chitarra ospite di Matteo Callà, nel suggestivo scenario del Teatro Comunale di Aiello Calabro. L’antico borgo di Aiello Calabro, che ospita il festival promosso con il finanziamento della Regione Calabria (fondi PAC 2007/2013), ideato e diretto da Angelica Artemisia Pedatella, apre ad una stagione di oltre quaranta appuntamenti che vanno dal 29 maggio al 24 settembre, con laboratori, spettacoli, concerti, incontri letterari, eventi in grado di accogliere un pubblico ampio e riservare occasioni emozionanti. Tutti gli eventi sono stati pensati con accesso libero e gratuito al pubblico, per presentare questa prima edizione di una manifestazione davvero eccezionale per il borgo e per la regione e rendere il festival immediatamente il festival di tutti. Il concerto-spettacolo di Daniele Fabio focalizza subito lo scenario immaginifico di questa prima edizione: il mediterraneo e una “istantanea” che ne fissa l’emozione per sempre. Ne parliamo direttamente con il giovane chitarrista compositore, riconosciuto e apprezzato a livello internazionale.

Cosa significa per te essere un narratore della Calabria?
«Credo che il musicista narri, in un modo o nell’altro, ciò che si porta dentro, le impressioni, le sensazioni, le esperienze e le comprensioni interiori, il proprio conscio e il proprio inconscio. La Calabria mi scorre dentro in molti modi diversi, la sua narrazione attraverso la mia musica assume di conseguenza molte forme. In questo momento la mia ricerca e il mio percorso musicale ed artistico, si stanno concentrando sulla riscoperta delle radici tradizionali che si intrecciano con il mio linguaggio compositivo. È un incontro, tra tradizione e innovazione, riscoperta e sperimentazione, musica “colta” e radici popolari. La mia narrazione della Calabria in questo momento è impregnata di questo percorso, una nuova prospettiva, un nuovo approccio, delle nuove sonorità».

Che cosa rappresenta per te la musica e, in particolar modo, l’esperienza musicale che stai portando in scena
«Attraverso la musica esprimo ciò che sono in un modo che le parole non potrebbero mai fare, una via diretta per connettermi al prossimo e all’esistenza, il mio modo per “dare” a chi mi circonda. La musica può nutrire il nostro cuore, aiutarci ad evolvere, ad essere un po’ più felici, a fiorire. Mi insegna che non c’è separazione tra noi e la vita, che attraverso l’armonia si può trovare la strada per essere a pieno. “Istantanee dal Mediterraneo” è uno spettacolo che mette in relazione la nostra interiorità alle radici della terra che ci accoglie. Un viaggio introspettivo, spirituale, ma anche di riscoperta, di rivoluzione e di rinnovamento. La chitarra, strumento a cavallo tra la tradizione popolare e la musica colta, qui si fa voce di una terra dai mille volti, dove i molteplici timbri delle sei corde, sono le voci che la animano. Uno spettacolo impreziosito dalla voce narrante di Rino Amato, che tra dialoghi e poesia conduce lo spettatore attraverso un percorso ricco di emozioni. La prima parte dello spettacolo è costituita da mie composizioni originali, ognuna di esse evoca un aspetto interiore peculiare e in tali casi, come interiormente si è agito e reagito durante questi ultimi due anni così particolari. Alcuni brani sono tratti dal mio ultimo album “Istantanee” una raccolta di esecuzioni registrate durante i lockdown in periodo di pandemia, altri brani dal mio primo disco da solista “Mondi Interni”, un viaggio interiore attraverso le sei corde. La seconda parte dello spettacolo è costituita da miei arrangiamenti originali di melodie Italiane, di cui è imminente la pubblicazione delle partiture e l’incisione discografica. Qui si omaggia l’Italia, la tradizione popolare, quella cultura tramandata di bocca in bocca, con le mani segnate dal lavoro e i piedi sporchi di terra, un’Italia talvolta nascosta, sofferta, ma anche custode di meraviglie da salvaguardare».