venerdì,Luglio 1 2022

Cosenza, migranti in piazza per difendere libertà e diritti: «Meritiamo rispetto» – VIDEO

In corso una protesta davanti alla prefettura contro problemi burocratici e non che - dicono i manifestanti - ostacolano la ricerca di un lavoro e l'inserimento nella società

Cosenza, migranti in piazza per difendere libertà e diritti: «Meritiamo rispetto» – VIDEO

“Libertà e diritti per i migranti in Calabria”: questo il titolo della manifestazione in corso questa mattina a Cosenza, davanti alla prefettura in piazza XI Settembre. Sono scesi in strada per ribellarsi a tutta una serie di ostacoli che – affermano – impediscono loro di godere dei propri diritti. Ostacoli che intendono far presenti al prefetto Vittoria Ciaramella, alla quale hanno chiesto un incontro – e che dovrebbe riceverli in giornata – per chiedere la creazione di un tavolo congiunto con la questura.

All’indice, come si legge in un manifesto della protesta, «i tempi di attesa lunghissimi per rinnovare il permesso di soggiorno», tempi dilatati – dicono – rispetto a città come Roma o Milano : «Per colpa dei ritardi spesso perdiamo il lavoro, non possiamo andare a trovare le nostre famiglie, siamo costretti a vivere senza libertà».

E ancora «il business della vendita delle residenze», che così spiegano: «A Cosenza i migranti spesso sono obbligati a pagare centinaia di euro per ottenere residenze fasulle. Basta essere sfruttati!».

Ma si protesta anche «contro le tante ore di attesa al freddo o sotto al sole in questura quando si ha l’appuntamento». «Anche se l’appuntamento è alle 9 – dichiarano –, siamo costretti ad aspettare tante ore su un marciapiede, spesso obbligando bambini o persone malate ad attese lunghissime».

I migranti puntano il dito anche contro l’atteggiamento poco consono – secondo quanto denunciano – di chi dovrebbe dar loro una mano. Parlano, a questo proposito, di «mancanza di rispetto degli operatori dell’ufficio Immigrazione nei confronti delle persone che aspettano o che hanno bisogno di informazioni» e precisano: «Gli operatori della questura non mostrano quasi mai rispetto nei nostri confronti, ci rispondono sgarbatamente e ci trattano con maleducazione».

Infine, si lamenta «l’assenza di mediazione linguistica durante gli appuntamenti»: «Siamo costretti – dichiarano – a sbrigare pratiche molto importanti per la nostra vita e per il nostro futuro senza avere una traduzione nella nostra lingua madre. In questura mancano mediatori linguistici anche per le lingue più diffuse».