mercoledì,Giugno 29 2022

Due emergenze investigative nel Cosentino: dagli omicidi nella Sibaritide a droga e malaffare nel capoluogo

Le procure territoriali e la Dda di Catanzaro sono impegnate su più fronti nell'ambito di indagini delicate che riguardano non solo la 'ndrangheta

Due emergenze investigative nel Cosentino: dagli omicidi nella Sibaritide a droga e malaffare nel capoluogo

Dal 2018 in poi la zona della Piana di Sibari è tornata con forza al centro della cronaca nera con delitti eccellenti che hanno fatto saltare gli equilibri, in un’area dove la presenza della ‘ndrangheta si fa sentire davvero tanto, come dimostrano alcune inchieste contro i gruppi di Cassano Ionio e Corigliano Rossano. Negli ultimi due anni, però, la criminalità organizzata ha aumentato la pressione sul tessuto socio-economico, compiendo decine di atti intimidatori che, si spera, abbiano una lettura giudiziaria nel più breve tempo possibile.

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Nei mesi scorsi gli omicidi di Maurizio Scorza, e non ultimo quello di Pasquale Aquino, hanno ulteriormente preoccupato sia le forze dell’ordine che la magistratura (ordinaria e antimafia). Il lavoro investigativo, che si sta compiendo in questo periodo, ha come obiettivo quello di ricostruire innanzitutto i rapporti tra le varie famiglie mafiose e capire quali siano i moventi che possano aver armato, in tutti i sensi, i clan a commissionare assassini di un certo spessore tra Castrovillari e Corigliano Rossano. Ricostruzioni che per certi versi, soprattutto da un punto di vista storico, potrebbero essere fatte anche dai collaboratori di giustizia, l’ultimo dei quali è proprio Nicola Acri, boss di Rossano, da pochi mesi pentito eccellente a disposizione della Dda di Catanzaro (e non solo). Nella Sibaritide, tuttavia, i magistrati lamentano la mancanza di energie investigative che, in un momento così delicato, dovrebbero essere di più per coprire ad ampio raggio un territorio molto complesso.

Cosa succede nel resto della provincia di Cosenza

L’ultima inchiesta di rilievo nell’area urbana di Cosenza è scattata nel 2020, quando la Dda di Catanzaro ha dato vita all’operazione “Overture”, una doppia indagine su narcotraffico e associazione mafiosa, in corso di svolgimento presso il tribunale di Cosenza. In precedenza era toccato a “Valle dell’Esaro” e “Testa di Serpente”. Senza dimenticare, però, le investigazioni contro lo spaccio di droga in città, coordinate dal procuratore capo di Cosenza, Mario Spagnuolo. Filoni investigativi che hanno limitato, probabilmente in modo temporaneo, l’organizzazione interna dei vari gruppi criminali che inondano la città di cocaina e marijuana.

Due sostanze stupefacenti che la fanno da padrone nel mercato illecito, capace di fruttare milioni di euro. Ma non c’è solo la droga che tiene banco negli uffici di procura nel Cosentino. Le altre vicende che interessano magistrati e forze dell’ordine portano all’attenzione temi vecchi quanto attuali, come la corruzione nella pubblica amministrazione e nel campo sanitario. Eventi che riguardano quindi la politica, pronta ad incunearsi nei sentimenti di chi è alla disperata ricerca di un posto di lavoro e “abbocca” alle promesse di turno.

Poi, però, ci sono anche gli interessi industriali che attirano la grande imprenditoria, a volte legata a doppio filo alla magistratura. Vicende note o meno note che emergono in un contesto così difficile come la Calabria, dove componenti “occulte” cercano di tutelare investimenti di un certo tipo, anche nelle aree portuali. Insomma, in provincia di Cosenza sembrano esserci tutte le condizioni affinché i magistrati (che siano territoriali o fuori regione) accertino eventuali responsabilità penali nella gestione degli appalti pubblici, settore molto ambito da chi opprime da sempre il territorio provinciale.

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