mercoledì,Agosto 10 2022

Strage di via Popilia, ultime discussioni delle difese prima della sentenza di secondo grado

Dopo le richieste della procura generale, dinanzi alla Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro sono sfilati gli avvocati degli imputati

Strage di via Popilia, ultime discussioni delle difese prima della sentenza di secondo grado

Tra poco più di 20 giorni la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, presieduta dal presidente Caterina Capitò, emetterà la sentenza di secondo grado del processo sulla strage di via Popilia, dove persero la vita Benito Aldo Chiodo e Francesco Tucci. Nell’agguato di stampo mafioso fu ferito anche Mario Trinni. In primo grado la Corte d’Assise di Cosenza aveva inflitto condanne pesanti: tre ergastoli (a Fiore Abbruzzese, Celestino Bevilacqua e Antonio Abruzzese alias Strusciatappine), 30 anni per Luigi Abbruzzese (alias “Occhi di Ghiaccio“) e 28 anni e 6 mesi per Saverio Madio. Nel corso della requisitoria, il pg Salvatore Di Maio aveva chiesto la conferma del dispositivo di primo grado.

Dopo le varie discussioni difensive, in parte svoltesi nelle scorse settimane, nella giornata del 28 giugno 2022, gli avvocati Mariarosa Bugliari e Nicola Rendace, hanno concluso il giro delle argomentazioni volte a ribaltare il narrato accusatorio. Poi la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, ha rinviato il processo al 19 luglio 2022 per la lettura della sentenza di secondo grado.

Durante il suo intervento, il legale Bugliari ha ripercorso le fasi precedenti al processo di secondo grado, evidenziando che il consulente della procura Mancino aveva depositato la perizia sul castello dell’arma – fatto ritrovare dal collaboratore Francesco Bevilacqua, dopo 19 anni – nel pieno del processo di primo grado. Inoltre, secondo le tesi difensive, sollecitate anche dal consulente Lopez, l’arma indicata dal pentito “Franchino ‘i Mafarda” non sarebbe quella usata per il duplice omicidio. Una circostanza, a dire del difensore di Fiore Abbruzzese e Celestino Bevilacqua, che si evincerebbe dall’espulsore non modificato, il quale risulterebbe integro, e soprattutto dalla mancanza della canna della pistola. Infine, la discussione dell’avvocato Nicola Rendace che ha evidenziato tutte le contraddizioni emerse anche dal racconto dei collaboratori di giustizia.

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