mercoledì,Agosto 17 2022

Alto Tirreno, errore nel codice fiscale: 79enne senza pensione per mesi

Una donna di 79 anni ha subito sulla propria pelle una svista dell'Inps. Il tutto a causa di un intoppo sul suo nome che l'ha costretta a rivolgersi ai Caf e agli uffici preposti. Ad oggi ancora niente...

Alto Tirreno, errore nel codice fiscale: 79enne senza pensione per mesi

La storia che stiamo per raccontarvi ha per protagonista, suo malgrado, una donna di 79 anni. Nel suo caso si è trattato solo di un grosso disguido, una inaspettata interruzione dell’erogazione della pensione dovuta a un errore tecnico, che si è risolta, in parte, con la segnalazione all’Inps. Se da un lato, infatti, è bastato recarsi negli uffici dell’ente pensionistico per riattivare gli accrediti, dall’altro ad oggi non si è ancora riusciti ad ottenere le somme arretrate.

Ma il nodo centrale della vicenda è che se la donna non avesse avuto accanto i suoi famigliari, come spesso succede a tante persone anziane, probabilmente sarebbe rimasta senza pensione per un anno o chissà per quanto tempo. E allora si è chiesta: «C’è qualcun’altro nella mia stessa situazione?». Di qui la decisione di rendere pubblico l’accaduto.

La vicenda

M.A.L., queste le iniziali della donna, risiede in un paesino del Tirreno cosentino, ha 79 anni e qualche acciacco di salute che nel 2021 la costringe a lunghe cure. Ed è proprio in questo periodo che l’Inps interrompe l’erogazione della pensione sul suo conto corrente. Tutta colpa di un cavillo burocratico: stando a quanto appreso successivamente, si sarebbe verificato un errore con il codice fiscale. Per qualche motivo, il sistema telematico ne associa alla donna uno che era stato modificato venti anni prima, contenente soltanto le lettere del primo nome.

Di conseguenza, il codice fiscale della destinataria della pensione e quello dell’intestataria del libretto postale, d’un tratto, per il sistema telematico non coincidono più. Così da luglio a dicembre la pensione non arriva, anche perché l’anziana in quei periodo rimane all’oscuro di tutto. Tra l’estate e l’autunno si trasferisce in un’altra regione per stare vicino ai suoi figli, dai quali rimane per tutto il periodo della degenza. Pertanto non ha la necessità di verificare gli importi del suo conto corrente postale. Si accorgerà dei mancati introiti soltanto all’inizio del nuovo anno.

I mancati accrediti

Scoperto il fatto, i famigliari si recano prima in un Caf e successivamente agli sportelli Inps della regione del nord nella quale sono domiciliati. Qui gli addetti riconoscono l’errore, inviano una comunicazione agli uffici Inps di Scalea, sollecitano il ripristino degli accrediti e comunicano alla donna che le somme arretrate saranno erogate tra marzo e aprile.

Effettivamente, dal mese di marzo, l’anziana torna a ricevere la pensione regolarmente, ma delle somme arretrate nemmeno l’ombra. Così si rivolge nuovamente all’Inps, stavolta lo fa inviando la segnalazione direttamente al sito, a cui accede mediante Spid, il sistema pubblico di identità digitale, grazie all’iscrizione effettuata dai suoi famigliari. Alle rimostranze della donna, l’ente risponde testualmente che «le rate richieste sono state liquidate con pagamento manuale, pertanto è necessario per l’effettiva esigibilità la liquidazione da parte dell’ufficio contabile che provvederà alla liquidazione del mandato tra marzo ed aprile 2022».

Intanto maggio arriva e non è ancora successo nulla. La donna non demorde e ci riprova, scrive ancora per lamentare il mancato accredito. «Gli arretrati – rispondono nella nuova versione gli incaricati – saranno messi in pagamento per il 20 di giugno con pagamento manuale». Ma i soldi non arrivano nemmeno stavolta.

Il paradosso

All’ennesima segnalazione, la donna viene informata che la pratica è in lavorazione agli uffici Inps di Scalea e che gli accrediti dovrebbero arrivare, stavolta per davvero, in non più di una manciata di giorni. «Anche se arrivassero domani mattina – dice la diretta interessata al nostro network – non è comunque concepibile che una persona anziana debba attendere i soldi della sua pensione tutto questo tempo. E se fossi stata una donna sola?». O magari allettata, impossibilitata a difendere i suoi diritti o incapace di chiedere aiuto, che storia avremmo raccontato oggi?