venerdì,Agosto 19 2022

Ludoteche comunali, la Sinistra Cgil affila le armi

"Ci sembra di rileggere un vecchio copione scritto qualche anno fa, quando le lavoratrici ed i lavoratori furono costretti a lunghe e dure mobilitazioni per difendere il loro posto"

Ludoteche comunali, la Sinistra Cgil affila le armi

“Sull’annunciata riapertura delle ludoteche comunali, la montagna ha partorito il topolino” così Pino Assalone coordinatore di Democrazia e Lavoro – Sinistra CGIL.

“Lo scorso 7 maggio – scrive – dopo un incontro con il sindacato, sul sito del comune di Cosenza è apparsa una altisonante nota dell’amministrazione comunale, subito ripresa da tutti i media, con cui si annunciava urbi et orbi la riapertura -già a partire dai primi giorni di giugno – delle ludoteche comunali.

Il servizio, che vanta un’importante storia educativa durata circa 25 anni, era stato chiuso il 31 dicembre scorso al termine dell’affidamento diretto alla Cooperativa delle donne, lasciando senza lavoro 14 educatrici ed educatori assunti con contratto a tempo indeterminato.

Si trattava di veri e propri laboratori sociali che nel corso di questi anni si sono posti l’obiettivo di valorizzare i territori complessi che li hanno ospitati, in contesti marcati da una profonda fragilità e da una condizione allarmante di povertà educativa.

Il doposcuola, i servizi di promozione del diritto al gioco, i laboratori d’arte e di riciclo creativo, le attività motorie, la biblioteca dei ragazzi creata all’interno delle tre ludoteche del centro storico, di Serra Spiga e via Popilia, anche nel difficile periodo della pandemia, hanno offerto opportunità educative e di socializzazione a circa mille bambini e bambine dai 4 ai 14 anni.

Così, in quei giorni di maggio tutti si sono affrettati a “dichiarare”: assessori, consigliere delegate, ex candidati a sindaco. 

Persino il primo cittadino si è abbandonato alla facile retorica comunicandoci che “l’Amministrazione comunale ha a cuore il presente e il futuro dei cittadini più piccoli e Cosenza dovrà sempre di più essere una città a misura di bambino, assicurando quei servizi pensati proprio per garantire un supporto alle famiglie”.

Così, i quasi due mesi di assordante silenzio che ne sono seguiti sembravano lasciavano spazio a terribili interrogativi: perché tanto ritardo, cosa impediva di rispettare gli impegni assunti con il sindacato e con la città?

Il 1° luglio è stato pubblicato un confuso bando di gara a termine che resterà in pubblicazione fino al 15 luglio, con cui viene spostato ancora il termine di riapertura del servizio e che non annuncia niente di buono per le lavoratrici e i lavoratori.

Nonostante nell’articolo 5 si faccia esplicito riferimento all’allegato IX del D.Lgs. n. 50/2016 (Servizi di      assistenza sociale), l’articolo 7 dello stesso bando apre alla partecipazione di tutti gli operatori economici.

I precedenti bandi erano riservati alla partecipazione delle Cooperative Sociali di tipo A di cui alla legge 8/11/1991 n. 381 articolo 1 lettera a) e desta meraviglia e sconcerto che la gestione di servizi educativi, riferiti a quartieri fragili della città, non preveda la partecipazione esclusiva di cooperative sociali, che non faccia alcun riferimento alla territorialità del servizio e alla conoscenza del contesto locale o all’analisi dei bisogni, per come si può evincere dai criteri di attribuzione del punteggio 

Sono stati previsti criteri di partecipazione ostativi, soprattutto in relazione al requisito economico e sorprende che venga richiesto come requisito fondamentale per la partecipazione un fatturato medio annuale non inferiore alla base d’asta, senza tenere in nessun conto il fatto che la pandemia ha messo in ginocchio gli operatori del terzo settore. 

Infine, si sceglie di non attribuire nessun punteggio all’esperienza maturata nella gestione di servizi uguali a quelli oggetto della gara.

Tutto ciò non lascia presagire nulla di buono. Ci sembra di rileggere un vecchio copione scritto qualche anno fa, quando le lavoratrici ed i lavoratori furono costretti a lunghe e dure mobilitazioni per difendere il loro posto di lavoro e la qualità dei servizi resi alla comunità.

Se fosse necessario, non ci saranno tentennamenti a riprendere quel tipo di lotta”.