lunedì,Agosto 8 2022

Donna di Casole Bruzio parcheggiata in Pronto Soccorso a Cosenza e operata a Catanzaro

In Calabria la sanità è un incubo. Pazienti smistati come pacchi dalle centrali operative alla ricerca di cure mediche, inesistenti in alcuni presidi ospedalieri territoriali

Donna di Casole Bruzio parcheggiata in Pronto Soccorso a Cosenza e operata a Catanzaro

Pazienti smistati come pacchi dalle centrali operative alla ricerca di cure mediche, inesistenti nei presidi ospedalieri territoriali. La sanità alle latitudini calabre significa anche industriarsi per trovare un posto letto per sé stessi o per un congiunto nel momento della malattia. E così da Locri si telefona a Catanzaro perché l’ospedale più vicino, quello di Reggio Calabria, non ha disponibilità di posti letto e il pronto soccorso si trasforma in un inferno con attese che sfiorano anche le dieci ore.

Estate da bollino rosso

Un’altra estate da bollino rosso si profila all’orizzonte: attese estenuanti e viaggi della speranza entro i confini regionali che si concludono anche in sistemazioni di fortuna, in barelle nei corridoi del pronto soccorso. L’assistenza territoriale è ormai tanto fatiscente che le centrali operative si sono lentamente trasformate in mezzi di trasporto per pazienti che non trovano cure nei propri ospedali di riferimento.

Personale in malattia

L’Asp di Vibo Valentia, ad esempio, ha alzato le braccia già prima di entrare nel vivo della stagione estiva. La provincia con la più alta presenza di turisti – anche stranieri – a metà giugno comunicava la necessità di trasferire i pazienti di propria competenza nel vicino spoke di Lamezia Terme o addirittura all’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro. Le motivazioni, secondo quanto si legge nella nota che porta in calce la firma del direttore sanitario, è da ricercare nella «carenza per improvvisa causa malattia di personale medico della unità operativa di Ortopedia e Traumatologia».

In viaggio con una gamba rotta

Risultato: chiunque debba essere sottoposto ad intervento chirurgico dovrà munirsi di una buona dose di pazienza e farsi un viaggio in un’altra provincia. Ma Vibo Valentia è in buona compagnia, infatti, sulla carta quasi tutti gli ospedali spoke sono dotati di unità operative di Ortopedia e Traumatologia, salvo poi invitare i pazienti a farsi curare altrove. Ad esempio, una paziente di 87 anni di Taurianova con il collo del femore rotto non ha trovato posto a Reggio Calabria ed è stata spedita all’ospedale di Locri, da dove ha contattato Catanzaro per saggiarne la disponibilità avendo scarsa fiducia – evidentemente a causa di infelici trascorsi – delle professionalità locali.

Senza pronto soccorso

Una donna di Casole Bruzio dopo aver trascorso due giorni parcheggiata nel pronto soccorso dell’ospedale di Cosenza ha fatto accesso al pronto soccorso di Catanzaro per essere sottoposta ad un intervento chirurgico. Un uomo con una frattura al femore è stato per oltre un mese nel reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di Catanzaro, qui trasferito dal pronto soccorso di Lamezia Terme perché affetto da un aneurisma benché il Pugliese non abbia una unità operativa di Cardiochirurgia. Dopo una apposita consulenza esterna – richiesta al policlinico che dispone delle professionalità ma non di un pronto soccorso – si è dichiarato inoperabile ed è stato dimesso.

Reparti solo sulla carta

Un paziente con una lieve frattura vertebrale è stato spedito dall’ospedale di Crotone per essere sottoposto ad intervento chirurgico a Catanzaro, benché l’intervento non richiedesse specialità neurochirurgiche. Il giovane a poche ore dall’intervento si è allontanato dal reparto uscendo dall’ospedale a bordo di una sedie a rotelle. E ancora un paziente di Davoli con una frattura alla clavicola, dopo un mese di controlli all’ospedale di Soverato e quattro radiografie, è stato caldamente invitato a farsi operare a Catanzaro.

Sovraffollamento organizzato

Cartoline di una sanità allo sfascio, dove i pazienti vengono gestiti alla stregua di pacchi postali da smistare o come responsabilità da scaricare; possibilmente ad altri. Presidi ospedalieri e territoriali che, invece, di fungere da filtro fanno da catalizzatore per il sovraffollamento organizzato verso gli ospedali hub, dove si lavora a mani nude e la carenza di personale non diventa facile alibi. Al pronto soccorso dell’ospedale Pugliese l’attesa per un codice bianco può avere tempi superiori anche alle 10 ore, trovare un posto letto può diventare una impresa e l’unica speranza in molti casi è rappresentata da una barella allestita all’ultimo minuto in un corridoio.

L’ultima speranza

E i numeri documentano l’avvenuta implosione della rete territoriale e la troppo lasca rete dell’emergenza, laddove vi sono reparti divenuti terminali della disorganizzazione interprovinciale. L’unità operativa di Ortopedia e Traumatologia di Catanzaro è riuscita a collezionare in un solo anno oltre 22mila accessi tra visite al pronto soccorso e ambulatoriali, esclusi i ricoveri. Nelle corsie si respira aria di “meticciato” territoriale dal momento che il 50% dei ricoveri proviene da fuori provincia o in ogni caso dal di fuori dell’area di stretta competenza: Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Pizzo, Locri, Petilia Policastro, Lamezia Terme per citarne alcuni.

Medici in fuga

Lavorare a queste latitudini richiede tanta perizia ma soprattutto una buona dose di resilienza, facile comprendere il perché gli ospedali calabresi non risultino tanto attrattivi agli occhi dei medici, dal momento che anche gli autoctoni da tempo meditano la fuga.