venerdì,Agosto 19 2022

Annunziata, sit-in di Rifondazione Comunista: «Garantire la possibilità di abortire»

I manifestanti: «L'assunzione con un contratto in libera professione per soli sei mesi di una ginecologa non obiettrice è una pezza»

Annunziata, sit-in di Rifondazione Comunista: «Garantire la possibilità di abortire»

«L’azienda Ospedaliera cosentina ha reagito in maniera “emergenziale” ad un problema che invece è “strutturale”. La carenza del personale del nosocomio cosentino è cosa ormai nota, non basta quindi coprire il servizio (assunzione con un contratto in libera professione) per soli sei mesi e solamente con una ginecologa non obiettrice se poi la stessa non ha a disposizione il personale paramedico necessario e nemmeno la possibilità, in caso di assenza per malattia o altro, di essere sostituita». Lo afferma in una nota il Partito della Rifondazione Comunista Cosenza – Calabria.

«Si cerca quindi di correre ai ripari, di mettere, come si suol dire, una “pezza”; tutto questo però ci sa di “contentino” e non di un vero e proprio intervento strutturale finalizzato a garantire la continuità di lungo periodo che invece richiede tale situazione. Per questo non consideriamo il problema risolto: un diritto vale molto di più di sei mesi. Tutelare il diritto all’aborto – si legge nel comunicato – significa non solo rendere possibile la libera scelta di ogni singola donna ma vuol dire, soprattutto, tutelare la sua salute, fisica e psicologica. Vogliamo inoltre avere la certezza che l’Azienda sanitaria e l’Azienda ospedaliera assicurino la distribuzione della RU 486, garantendo l’approccio farmacologico alla interruzione di gravidanza per favorire, in tal modo, una pratica meno invasiva».

«Non possiamo stare a guardare quando viene meno il diritto di una donna, perché quella donna siamo tutte e tutti noi, ad ogni latitudine, in qualsiasi parte del mondo, così come ci hanno insegnato le donne e le attiviste venute prima di noi. Sui Diritti fondamentali, quale appunto l’interruzione volontaria di gravidanza – continua il Partito della Rifondazione Comunista – è arrivato il momento di andare fino in fondo, non fare un passo indietro come vorrebbero gli oscurantisti di turno ma fare un grosso passo avanti, partendo proprio dall’Ospedale cosentino. Per questo stamattina, nonostante la temperatura proibitiva, abbiamo tenuto un sit-in davanti al nostro ospedale, per rivendicare e difendere con forza il diritto all’autodeterminazione delle Donne e la necessità impellente che il servizio sanitario pubblico si attivi immediatamente per garantire in modo adeguato e continuativo un servizio fondamentale».