lunedì,Agosto 15 2022

«La casetta a Rende luogo riservato dove curare i traffici di droga»

Sussistono gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Antonio Andali, il ragazzo di Cosenza, arrestato dai carabinieri con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti

«La casetta a Rende luogo riservato dove curare i traffici di droga»

Nel provvedimento cautelare che ieri, sabato 5 agosto 2022, ha portato Antonio Andali, agli arresti domiciliari, perché in uno stabile nella sua disponibilità sono stati trovati due chili di marijuana, il giudice Claudia Pingitore, che ha firmato l’ordinanza cautelare, ha evidenziato come l’indagato (da ritenere innocente fino ad eventuale sentenza irrevocabile di condanna) abbia utilizzato «la casetta», come «un luogo riservato ove curare i propri traffici delittuosi» e questo giustifica il fatto, secondo il tribunale di Cosenza, che la perquisizione ad opera dei carabinieri di Rende, «presso la residenza e il domicilio del medesimo abbiano poi dato esito negativo». E ancora: «Tale risultato, inoltre, lungi dall’affievolire la posizione dell’Andali, denuncia – scrive il giudice Claudia Pingitore – semmai una maggiore “professionalità” nella gestione dell’attività delittuosa da parte dell’indagato, il quale agisce in maniera non già sprovveduta, ma consapevole e ben pianificata ed organizzata».

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Secondo il giudizio del giudice cautelare di primo grado «le modalità e le circostanze dei fatti-reato denunciano l’inserimento dell’Andali all’interno di contesti delinquenziali dediti al commercio di sostanze stupefacenti, all’interno del quale costituisce, chiaramente, uno stabile referente per numerosi consumatori, disponendo, lo stesso, di una consolidata rete di spaccio». Il pm di turno, Antonio Bruno Tridico aveva chiesto e ha ottenuto gli arresti domiciliari. L’indagato è difeso dagli avvocati Cristian Cristiano e Antonio Quintieri.

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