venerdì,Dicembre 2 2022

Morti sul lavoro: Cosenza è la provincia con il maggior numero di tragici infortuni in Calabria

Il dato emerge dal report dell'Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre riguardo ai primi sette mesi del 2022: a livello nazionale siamo al 13esimo posto

Morti sul lavoro: Cosenza è la provincia con il maggior numero di tragici infortuni in Calabria

Al 13esimo posto a livello nazionale e al primo in Calabria: è il triste primato della provincia di Cosenza per quanto riguarda le morti sul lavoro. Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre a partire dai dati ufficiali Inail e relativi ai primi sette mesi del 2022, la nostra regione si pone in zona rossa per indice di incidenza di infortuni mortali, ossia il rapporto di questi ultimi rispetto alla popolazione lavorativa regionale e provinciale. «L’incidenza degli infortuni mortali – spiegano i curatori del dossier – indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente».

In base a questo indice, l’Italia viene divisa in quattro zone di colori diversi: rosso, arancione, giallo e bianco. Metro di paragone la media nazionale, che da gennaio a luglio di quest’anno è di 18,3 decessi ogni milione di occupati. In zona rossa sono finite le regioni che superano questa media del 125% e sono Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Molise, Umbria e la nostra Calabria.

Tra le province calabresi, quella con la performance peggiore è proprio Cosenza, che con un totale di 194.152 occupati presenta un indice di incidenza pari al 41,2%. Maglia nera che il territorio mantiene anche in termini assoluti, con un totale di 8 morti sul lavoro nei primi sette mesi di quest’anno, un dato superiore a quello delle altre quattro province (Catanzaro 3, Reggio Calabria 2, Crotone 1, Vibo Valentia 0) e che a livello nazionale pone Cosenza al 12esimo posto assieme a Bologna, Catania, Foggia, Trento, Venezia e Vicenza.

«È iniziato il secondo semestre del 2022 e le morti sul lavoro non accennano a diminuire – commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio di Mestre –. Sono 569 i lavoratori che hanno perso la vita da Nord a Sud del Paese da gennaio a luglio 2022, con una media di 81 morti sul lavoro ogni mese. E, sebbene le rilevazioni ufficiali da gennaio a luglio 2022 facciano emergere un decremento complessivo della mortalità del 16% rispetto al 2021 (erano 677 a fine luglio 2021), la realtà dei fatti è ben diversa. Perché la flessione continua ad essere fortemente “drogata” dalla quasi totale assenza nel 2022 dei decessi per Covid rispetto al 2021: lo scorso anno infatti, nei primi sei mesi, gli infortuni mortali per Covid erano 367 su 538, circa il 68%. Quest’anno sono solo 11 su 463, ossia il 2%. Ciò significa che gli infortuni mortali “non Covid” sono passati dai 171 del primo semestre 2021 ai 452 del corrispondente periodo del 2022, con un eclatante e drammatico incremento del 164%».

La divisione in zone del Paese

E se in zona rossa finisce la Calabria assieme a Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Molise e Umbria, le altre regioni risultano così posizionate: in zona arancione Marche, Toscana, Puglia, Sicilia, Campania, Emilia Romagna e Veneto; in zona gialla Sardegna, Piemonte, Lazio, Abruzzo e Lombardia; in zona bianca Basilicata, Liguria e Friuli Venezia Giulia.

Per quanto riguarda i dati assoluti, a guidare la classifica del maggior numero di vittime è la regione con la più alta popolazione lavorativa d’Italia, cioè la Lombardia (60).

Seguono: Veneto ed Emilia Romagna (39), Lazio (35), Toscana (34), Campania (32), Piemonte (31), Sicilia (27), Puglia (26), Trentino Alto Adige (19), Calabria e Marche (14), Sardegna (10), Umbria (9), Abruzzo (7), Liguria (5), Valle D’Aosta (4), Molise (3), Basilicata e Friuli Venezia Giulia (2).

I settori e le fasce d’età più colpiti

Le denunce totali di infortuni sul lavoro sono cresciute del 41,1% rispetto al 2021, arrivando a quota 441.451 (a fine luglio 2021 erano 312.762). Sanità, attività manifatturiere e trasporti i settori più colpiti. Più di 60mila poi sono infatti gli infortuni registrati nella sanità e nell’assistenza sociale, oltre 44mila quelli nelle attività manifatturiere mentre quelli nei trasporti superano i 39mila.

Per quanto riguarda i decessi è invece il settore trasporti e magazzinaggio quello che fa registrare i numeri più alti: sono 63. Seguono: costruzioni (62) e attività manifatturiere (41).

La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (sono 145 su un totale di 412), ma l’indice di incidenza più alto di mortalità rispetto agli occupati viene rilevato tra i lavoratori più anziani, gli ultrasessantacinquenni, che registrano 55,3 infortuni mortali ogni milione di occupati. L’incidenza di mortalità minima si riscontra, invece, nella fascia d’età tra 25 e 34 anni (pari a 10,5), mentre tra i più giovani (15-24 anni) l’incidenza risale a 12,8 infortuni mortali ogni milione di occupati.

Le donne che hanno perso la vita sul lavoro da gennaio a luglio del 2022 sono 33 su 412, 71 gli stranieri. In 29, invece, sono morti nel percorso casa-lavoro. Le denunce di infortunio delle lavoratrici italiane nei primi sette mesi del 2022 sono state 188.509, quelle dei colleghi uomini 252.942.