giovedì,Ottobre 6 2022

Si riaccendono le luci su Tony Gaudio. A Cosenza scoperta una targa in suo onore – VIDEO

Il sindaco Franz Caruso ha proposto di avviare le pratiche per il conferimento della cittadinanza onoraria al pronipote del grande direttore della fotografia, presente alla cerimonia

Si riaccendono le luci su Tony Gaudio. A Cosenza scoperta una targa in suo onore – VIDEO

Sotto un drappo di raso rosso Cosenza applaude il suo premio Oscar. Tony Gaudio, storico direttore della fotografia, da oggi sarà un nome inciso sul palazzo, nel centro storico di Cosenza in via San Giovanni Gerosolimitano, che ancora porta il cognome di famiglia.

La sua bottega è incastonata nei vicoli della città vecchia, l’insegna in nero: “Foto Gaudio” si inarca ancora sull’angolo di due vie, un bivio significativo che conduce a casa e in quell’America in cui ha fatto fortuna. Questa mattina il sindaco di Cosenza Franz Caruso, insieme al nipote di Tony, Gino Gaudio, giunto da Los Angeles apposta per ricevere l’abbraccio della città d’origine, hanno dato il lustro che meritava al grande artista dimenticato come il suo Oscar, perduto da molti anni da qualche parte negli States. Ma l’oblio è un male che si cura con poco, grazie all’impegno e alla passione della casa di produzione Open Fields (che sta lavorando a un documentario sulla vita di Gaudio in collaborazione con un altro dop da Oscar, Mauro Fiore), adesso una targa ricorderà per sempre a tutti che la prima statuetta consegnata dall’Academy Awards a un italiano non fu per “Sciuscià” ma per “Avorio Nero”di Mervyn LeRoyche, che porta la firma di luce di Gaudio.

Cittadinanza onoraria al pronipote

«Grazie a questa iniziativa, siamo in grado di ricordare non solo alla nostra città, non solo ai cosentini e ai calabresi, ma a tutto il Paese, quello che ha significato la figura di Tony Gaudio che non sarà dimenticato» ha detto Caruso anticipando che si impegnerà per attribuire la cittadinanza onoraria a Gino Gaudio. Fabrizio Nucci, di Open Fields, ha poi introdotto i vari interventi che hanno fatto da prologo allo svelamento della targa. Sul palco Rita Benigno, in rappresentanza del presidente Rosaria Succurro, il giornalista Paride Leporace, Giovanni Guagliardi per Unindustria, Loredana Ambrosio per Confartigianato imprese, Francesco Alimena, consigliere comunale con delega al centro storico, Carlo Pasqua amico della famiglia Gaudio, Mariarosaria Donato, Cineteca della Calabria.

Chi era Tony Gaudio

Tony, al secolo Gaetano Antonio, ha una data di nascita di due secoli fa: 1883. Insieme col fratello più piccolo, Eugenio, parte per gli Stati Uniti giovanissimo. Ha solo 23 anni e una voglia matta di mangiarsi il mondo, il nuovo mondo di cui arrivano sprazzi di luce dagli schermi dei rari cinema.

Col mestiere del padre nelle mani, riescono entrambi a mettere un piede negli Studios di Hollywood. Dieci anni dopo, Antonio, diventato Tony, ed Eugenio, diventato Eugene, lavorano in pianta stabile per la Metro. Sono anni felici prima della scomparsa prematura di Eugenio per una peritonite che se lo porta via a soli 33 anni.

Tony si butta sul lavoro, gettando anima e cuore all’American Society of Cinematographers, e ritagliandosi un posto al sole come direttore della fotografia per la Warner Bros.

Il 6 marzo del 1937, sono tutti in ghingheri al Biltmore Bowl del Biltmore Hotel. Tony è lì a sfilare e prendere posto in platea. A condurre la notte degli Oscar è il cantante George Jessel. Frank Capra la spunta su William Wyler, e Paul Muni su Gary Cooper e Spencer Tracy. Poi l’annuncio. Per la migliore fotografia l’Oscar va a Gaetano Gaudio per il film “Avorio Nero”.

Da quel momento Gaetano Antonio, detto Tony, divenne il più ricercato dalle dive. Tutte volevano che fosse lui a illuminarle. Bette Davis fu la sua affezionata musa che non lo lasciò andare per ben 11 anni. Con lei sullo schermo, Tony agguantò la sua terza nomination all’Oscar con “Il conquistatore del Messico”. Ma anche la Garbo si contese la sua attenzione così come la regina del muto Norma Talmadge.

Sessantenne, con un divorzio chiacchieratissimo alle spalle (lasciò nel 1951 la prima moglie Rosina, originaria di Amantea, per una donna americana, di cui si era perdutamente innamorato, scandalizzando gli States) si rifugiò nel suo buen ritiro texano.

Ed è proprio lì che nasce il mistero. Dopo la sua morte, il suo Oscar scomparve nel nulla. Neppure gli eredi sono riusciti a rintracciare la statuetta, nonostante gli sforzi e varie ricerche andate a vuoto. Il documentario di Open Fields racconterà proprio di un viaggio alla ricerca della statuetta perduta che, come una diva d’altri tempi, prima ha illuminato il palco e poi è svanita chissà dove.