giovedì,Ottobre 6 2022

A Cosenza la malavita “bastarda” colpiva anche gli altri clan

Emblematico l'episodio in un bar di Rende. Il titolare per fuggire alle richieste estorsive fa il nome di un boss potente di Ciró ma viene intimato a pagare ugualmente

A Cosenza la malavita “bastarda” colpiva anche gli altri clan

Quella cosentina è stata considerata per anni la malavita “babba” della Calabria, la locale «infame e bastarda», una ‘ndrangheta di serie B, ma è un giudizio che un po’ tutti – investigatori in primis – sono stati ormai costretti a rivedere. Nel corso del tempo, infatti, i clan locali hanno saputo guadagnarsi il “rispetto” delle Società maggiori di Reggio, Vibo e Crotone grazie ad alcuni boss emergenti e abili a imporre un principio: quello secondo cui a Cosenza comandano i cosentini, nessun altro all’infuori di loro.

Una regola che non ammette eccezioni, come documentato ormai da diverse inchieste giudiziarie, sia antiche che più recenti, e in tal senso diversi segnali arrivano anche dall’ultima indagine della Dda di Nicola Gratteri, quella che con l’ondata di arresti dello scorso primo settembre ha scompaginato le fila della Nuova confederazione.

L’estorsione al bar di Rende

Non a caso, agli atti è allegato un verbale con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Zaffonte, ex rapinatore in orbita al gruppo Lanzino, che racconta un episodio emblematico: l’estorsione a un bar di Rende, destinatario della canonica richiesta di pizzo – a Natale, Pasqua e Ferragosto –  con pagamenti da 1500 euro a quadrimestre. Una premessa quasi banale, ma solo in apparenza. Accade, infatti, che nei ricordi del pentito, la vittima della richiesta estorsiva non voglia saperne di conciliare, e ai racketeer che pretendono da lui il denaro, fa un nome in grado di smuovere le montagne: quello della famiglia Farao di Cirò Marina.

Millantare conoscenze così comporta un prezzo che – nel migliore dei casi – equivale a un aumento della tassa richiesta, ma il prosieguo degli eventi dimostra come, quasi certamente, l’uomo non millantasse affatto. Qualche giorno dopo, per l’occasione si scomodano due grossi calibri come Roberto Porcaro e Mario Piromallo che si recano nel bar in questione per risolvere la querelle. Farao o no, il ristoratore dovrà pagare il pedaggio richiesto.