lunedì,Settembre 26 2022

Caso Saman, intercettato il padre: «Ho ucciso mia figlia»

La 18enne è scomparsa dalla sua casa di Novellara (Reggio Emilia) il 30 aprile 2021. Il legale del padre: «Sue parole sono fraintendibili»

Caso Saman, intercettato il padre: «Ho ucciso mia figlia»

“Ho ucciso mia figlia”. È questa la rivelazione che Shabbar Abbas, il padre di Saman, ha fatto in una telefonata ad un parente l‘8 giugno 2021. La 18enne di origine pakistana era scomparsa dalla sua casa di Novellara (Reggio Emilia) la notte del 30 aprile 2021 senza dare più notizie di se. La confessione del padre, tuttavia, è da quanto si apprende, è avvenuta quando l’uomo era già in Pakistan. L’intercettazione è contenuta nell’avviso di conclusione delle indagini sul caso di Saman, notificato agli indagati, ossia lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, arrestati in Francia e in Spagna. Indagati anche i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, entrambi ancora latitanti in Pakistan. Il processo si aprirà il prossimo 10 febbraio a Reggio Emilia.

Il padre di Saman, Shabbar Abbas, all’interlocutore spiegherebbe di aver voluto tutelare la “dignità” e “l’onore” della famiglia, senza però dire con precisione chi avrebbe ucciso la 18enne, pur facendo riferimento alla famiglia.

Il legale del padre: «Vergognoso diffondere virgolettati, sono fraintendibili»

“È vergognoso far uscire dei virgolettati relativi ad una vicenda così delicata, che non confermo e possono essere facilmente fraintendibili, anche perchè entrambi gli interlocutori non parlavano in italiano”. É quanto ha detto l’avvocato Simone Servillo, legale di Shabbar Abbas, il padre di Saman, la 18enne di origine pakistana scomparsa dalla sua casa di Novellara la notte del 30 aprile 2021. Agli atti dell’inchiesta, da quanto si apprende ci sarebbe un’intercettazione nella quale il padre della ragazza ammetterebbe con un parente di averla uccisa per tutelare l’”onore” e la “dignità” della famiglia. “Le intercettazioni – ricorda illegale – spesso si prestano a fraintendimenti e spesso nella nostra storia processuale italiana non sono poi risultate attendibili, portando a cantonate colossali”.

fonte: LaPresse

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