giovedì,Dicembre 1 2022

Cosenza contro Catanzaro, fuoco alle polveri. Da Rende la Artese: «Fondamentalismi da prima repubblica»

Il vicesindaco del Comune in cui si trova l'Unical (mela della discordia) non usa mezzi termini sulla querelle che sta infiammando le cronache politiche: «Oltrepassiamo i fondamentalismi»

Cosenza contro Catanzaro, fuoco alle polveri. Da Rende la Artese: «Fondamentalismi da prima repubblica»

Vecchie ruggini, che i più riconducevano all’agonismo calcistico e alle battute sul vento e i lupi, ora sono tornate sul comò rilucidate come vecchi pezzi d’argenteria. Che Cosenza e Catanzaro si guardassero da sempre come i cugini litigiosi costretti a salvare le apparenze e scambiarsi regali di cortesia, non è certo una novità. In ogni regione italiana le rivalità fra città divise da un pugno di chilometri, sono un refrain stranoto (pisani e livornesi della reciproca antipatia ne hanno fatto bandiera), ma a queste latitudini di scontri così non se ne vedevano dagli anni Ottanta.

Le origini dello scontro di oggi

I fatti recenti risalgono a un anno fa, in particolare dall’annuncio dell’Unical sull’attivazione di un corso in Medicina e Tecnologie digitali. La sola parola Medicina affiancata alla parola Unical ha avuto l’effetto di un petardo in un serbatoio di benzina. A Catanzaro l’idea spartire l’esclusiva di una facoltà così prestigiosa, proprio non è andata giù. Da Arcavacata, fiutando il vento caldo della polemica, si affrettarono a spiegare che non si trattava della classica facoltà di Medicina, ma di una specie di parente alla lontana. Ma, come si dice, da cosa nasce cosa. L’idea di creare un corso autonomo da Catanzaro è stata la prova provata, secondo i pasionari del capoluogo regionale, che quello non era che il primo passo verso la creazione di una facoltà di Medicina e Chirurgia classica. A sentir loro, un vero affronto.

Tutto sembrava rimasto al livello di un mugugno, un boccone amaro buttato giù di forza, e invece ecco che con il nuovo sindaco giallorosso, Nicola Fiorita, i tamburi di guerra hanno ricominciato a farsi sentire oltre le colline. «Catanzaro First», sembra echeggiare tra Germaneto e il ponte Bisantis, a infocolare gli animi dei catanzaresi che urlano che di facoltà di Medicina una ce n’è in Calabria e una ce ne sarà. Tanto per evidenziare come Catanzaro è decisa a riprendersi tutto quello che (reputa) suo, si è aggiunta a fare colore anche la proposta, sempre di Fiorita, di ribattezzare l’aeroporto di Lamezia aggiungendo la parola “Catanzaro”. Idea a cui ha risposto laconicamente il sindaco lametino con un semplice: «Non se ne parla proprio».

Occhiuto arbitro del match

Ma torniamo al derby tra lupi e aquile. Il governatore della Calabria Roberto Occhiuto, da arbitro di un match dal sapore retro, che si annuncia agguerrito come una partita Italia-Germania d’altri tempi, ha cercato di dividere i contendenti dicendo di piantarla con le guerre di campanile, aggiungendo che «l’Università di Catanzaro va potenziata e non indebolita, ma se ci sono altre esperienze in regione bisogna valutare l’opportunità di dare corso anche a queste iniziative». Uno a zero per Arcavacata.

A questa salomonica dichiarazione (che strizza l’occhio alla zona bruzia) ha risposto con rabbia Catanzaro schierando in campo un modulo alla Zeman mettendo tutti in attacco anche se con maglie di diversi colori politici. Tutti uniti dalla paura che Cosenza e dintorni possa schiacciare Catanzaro e dintorni come un prosciutto in un panino. Ciliegina sulla torta una bara portata in strada con tanto di annuncio funebre: qui giace l’Università Magna Graecia di Catanzaro. Oggi il vicesindaco di Rende, città che ospita l’Unical, Annamaria Artese, interviene a gamba tesa sulla querelle.

Artese: «Provincialismo attanaglia menti avulse al cambiamento»


«Come municipalità siamo e saremo sempre pronti a recepire la diffusione della conoscenza come contributo fondamentale al benessere collettivo e allo sviluppo economico, sociale e culturale delle comunità, prodotta nell’Università sul territorio. Soprattutto dinanzi alle impellenti e gravose sfide economiche, sociali e ambientali di questo particolare momento storico, si dovrebbe superare il provincialismo che attanaglia menti troppo avulse al cambiamento e prodigarsi a moltiplicare e sostenere azioni sinergiche per lo sviluppo strategico della nostra regione. Valorizzare le eccellenze presenti all’interno dell’ateneo di Arcavacata, così come di ogni università calabrese è fondamentale per avviare una progettazione che determini quel cambio di passo necessario a far crescere la nostra regione e a determinare la costruzione di un futuro più sostenibile», ha affermato Artese.


«Con l’avvio del corso di laurea magistrale a Ciclo unico in Medicina e Chirurgia Td (Tecnologie digitali) all’Università della Calabria, si può determinare il cambiamento di rotta necessario a garantire il diritto costituzionale alla salute e di cura e quello all’istruzione, oggi ancor più minati da una crisi pandemica senza precedenti e da una vacatio politica evidente. Migliorare i servizi di assistenza alla cittadinanza significherebbe non solo per la provincia di Cosenza, ma per la Calabria coniugare innovazione e ricerca. La medicina si fa sul territorio: è l’organizzazione territoriale a fare la differenza e appare evidente come sia più che mai necessario garantire il diritto alla salute per i nostri cittadini implementando un’offerta sanitaria che trovi nei poli sanitari forza e sostegno. Solo così sarà possibile ridefinire l’offerta formativa, la ricerca, il servizio sanitario regionale: promuovendo il confronto e la cooperazione tra tutti gli attori dei territori, creando una rete in grado di valorizzare le competenze e le conoscenze in relazione ai bisogni dei cittadini, delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni.

Auspichiamo che non solo nell’emergenza, ma soprattutto nella normalità tale sinergia sia implementata. Bisogna avere una visione chiara sul futuro: c’è bisogno di un approccio condiviso, di dare risposte concrete ai cittadini, andare oltre le divisioni e le visioni miopi e populiste. Bisogna pensare a costruire il nostro futuro, aldilà dei nostri naturali mandati. Porre l’accento sul tema della istruzione e della salute pubblica quali diritti fondamentali e centrali nell’agenda politica regionale, significa riconoscere all’Unical un ruolo fondamentale nel contribuire ad affrontare i problemi che affliggono la Calabria, in questi anni minata dai continui commissariamenti e dal depotenziamento delle strutture sanitarie esistenti. Il corso di laurea in Medicina e tecnologie digitali è stato pensato come integrato alle nuove tecnologie legate all’ingegneria informatica e alla intelligenza artificiale: un campo questo dalle potenzialità massime. Non comprendere la portata e l‘importanza di tale opportunità significa condannare la nostra regione a rimanere ancorata a fondamentalismi da prima repubblica», ha concluso il vicesindaco di Rende.