venerdì,Dicembre 9 2022

Guardare il male e rinascere con la scrittura oltre le sbarre di una prigione

Nella casa circondariale di Cosenza, grande successo per un laboratorio promosso dall’associazione di volontariato “LiberaMente”, dal Polo universitario dell’Università della Calabria e dall’associazione piacentina “Verso Itaca APS”

Guardare il male e rinascere con la scrittura oltre le sbarre di una prigione

Si è svolto, nel mese di settembre, nella Casa circondariale di Cosenza, un laboratorio di scrittura autobiografica promosso dall’associazione di volontariato “LiberaMente”, dal Polo universitario dell’Università della Calabria e dall’associazione piacentina “Verso Itaca APS”. Diciotto persone recluse in Alta Sicurezza, alcuni volontari dell’associazione cosentina e una decina di tutor dell’università si sono alternati nelle scritture, lasciandosi sollecitare da brevi letture, poesie, parole durante una tre giorni di lavoro comune in cui sono fioriti pensieri, ricordi, emozioni.

«Scrivendo insieme a voi ho scritto cose che non ho detto quasi mai a voce; come ad esempio dire ti voglio bene ai miei genitori. Vi dirò, il primo giorno che ho frequentato questo corso, non riuscivo a capire il nesso o a cosa servisse ma poi ho capito che con la scrittura e scrivendo insieme a voi i ricordi del mio passato sono venuti fuori e credo che, se non fosse stato per voi, non sarebbero usciti. Così come i sentimenti perché secondo me c’è un nesso tra cuore e scrittura». Sono le parole di Antonio, persona detenuta in Alta Sicurezza nel carcere di Cosenza.

Il laboratorio è stato condotto da Carla Chiappini secondo la metodologia proposta dal professor Duccio Demetrio e dalla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. «So solo che in queste poche ore mi sono sentito davvero libero, libero di condividere le mie esperienze e le mie sofferenze, ma soprattutto libero di pensare. La cosa bella, che mi ha colpito è che quanto abbiamo scritto è stato poi condiviso. Una cosa emozionante. Grazie». Così anche un’altra persona detenuta che ha partecipato al laboratorio, D.G.T. Nel teatro del carcere per qualche momento molto intenso si sono incontrati errori, domande esistenziali, lutti, riflessioni ma anche momenti di felicità e tanta nostalgia. «La proposta autobiografia è una proposta profonda ma delicata, non invasiva. Ognuno scende dentro di sé e dentro la sua storia fino a dove trova le parole, fino a quando ce la può fare. Nel momento della condivisione degli scritti, solo ascolto e silenzio. Nessun commento, nessun giudizio, a volte gli occhi si inumidiscono, a volte si ride insieme, a volte si tace semplicemente quando si intuisce che le parole sono scese fino in fondo, al centro di una vita. È una proposta di libertà e, nello stesso tempo, di responsabilità, un momento importante per celebrare la dignità di ogni essere umano, oltre la colpa e oltre la pena» sottolineano gli organizzatori.