martedì,Febbraio 7 2023

Caro bollette, la proposta di Gentiloni e Breton: «Serve modello Sure»

Il commissario europeo all'Economia: «Solidarietà contro frammentazione Eurozona, Sure modello realistico». Dombrovskis: «Dobbiamo discuterne». No dalla Germania

Caro bollette, la proposta di Gentiloni e Breton: «Serve modello Sure»

Per evitare la “frammentazione” della zona euro occorre “solidarietà” tra gli Stati membri nell’affrontare la crisi energetica e Sure è un modello “realistico”, perché è basato su “prestiti” e non su trasferimenti. Lo spiega il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, a margine dell’Ecofin a Lussemburgo.

“Non biasimiamo i Paesi membri perché sostengono le loro economie”, dice Gentiloni, cosa che è “inevitabile. Chiediamo che le misure siano temporanee e mirate. Il punto non è criticare gli Stati membri, ma avere la possibilità di fare passi ulteriori”. 

“Perché se vogliamo evitare la frammentazione, se vogliamo affrontare questa crisi – continua – serve un livello più alto di solidarietà e dobbiamo mettere in campo ulteriori strumenti comuni. Per esempio Sure era una proposta interessante: era basato su prestiti ed è realistico. La nostra intenzione – conclude – è evitare i rischi di frammentazione, non criticare questo o quello Stato membro”.

L’INTERVENTO DI GENTILONI E BRETON – “Di fronte alle sfide colossali che abbiamo davanti, c’è solo una risposta possibile: quella di un’Europa solidale” scrivono i commissari all’Economia e al Mercato Interno Paolo Gentiloni e Thierry Breton, in un intervento pubblicato ieri da diversi media europei. “Per superare le falle causate dai diversi margini di manovra dei bilanci nazionali, dobbiamo pensare a strumenti mutualizzati a livello europeo. Solo una risposta di bilancio europea ci permetterà, sostenendo l’azione della Bce, di rispondere efficacemente a questa crisi e di calmare la volatilità dei mercati finanziari”, aggiungono.

“Ispirarsi al meccanismo Sure per aiutare gli europei e gli ecosistemi industriali nell’attuale crisi potrebbe essere una delle soluzioni a breve termine che apre la strada a un primo passo verso la fornitura di beni pubblici europei nei settori dell’energia e della sicurezza, che è l’unico modo per dare una risposta sistemica alla crisi”, concludono.

DOMBROVSKIS – L’eventuale istituzione di un fondo europeo modellato sul programma Sure per affrontare la crisi energetica è una cosa che richiede “ulteriori discussioni, perché ci sono differenti visioni attorno al tavolo su questa questione”, dice il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, a margine dell’Ecofin a Lussemburgo.

NO DALLA GERMANIA – Ma per il ministro delle Finanze tedesco, e leader dei Liberali dell’Fdp, Christian Lindner, per combattere la crisi energetica che colpisce tutta Europa, “ulteriori proposte che siano basate sul programma Sure non sono giustificate in questo momento”. “La Germania – continua Lindner a margine dell’Ecofin – è pronta a discutere” altri strumenti, ma “questa crisi è diversa” dalle precedenti, perché “abbiamo a che fare con uno choc sul lato dell’offerta”, al quale si reagisce “espandendo l’offerta e agendo insieme”, conclude.

Sure, cos’è e come funziona il modello proposto contro caro bollette

L’eventuale istituzione di un fondo europeo modellato sul programma Sure per affrontare la crisi energetica è una cosa che richiede “ulteriori discussioni, perché ci sono differenti visioni attorno al tavolo su questa questione” tra gli Stati membri. Lo dice il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, a margine dell’Ecofin a Lussemburgo.   

In un intervento pubblicato ieri da diversi media europei, i commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton hanno proposto l’istituzione di un fondo modellato su Sure, il programma di prestiti a sostegno dei piani nazionali di supporto all’occupazione lanciato nei primi mesi della pandemia di Covid-19, che fece poi da modello per Next Generation Eu, in particolare per le modalità di finanziamento. A differenza di Next Generation Eu, però, Sure era fatto esclusivamente di prestiti a tassi di favore, erogati agli Stati dalla Commissione, la quale, avendo un rating migliore, può spuntare sui mercati dei capitali rendimenti decisamente inferiori a quelli dei singoli Paesi dell’Europa meridionale.

La Commissione, raccolte garanzie dagli Stati membri, emette obbligazioni e gira i fondi così raccolti ai Paesi, in pratica girando loro il tasso spuntato sul mercato: le capitali possono in questo modo evitare di indebitarsi a tassi elevati. L’istituzione di un fondo basato su prestiti, e non su trasferimenti, per affrontare la crisi energetica è stata caldeggiata mesi fa dal presidente del Consiglio Mario Draghi, consapevole che un piano fatto di prestiti è più ‘digeribile’ per le opinioni pubbliche nordiche rispetto ad un programma come Ngeu, che prevede anche trasferimenti, i quali a differenza dei prestiti non vengono restituiti (i vantaggi per gli altri Stati membri sono indiretti, dato che ne beneficia il funzionamento dell’area euro nel suo insieme).

fonte: Adnkronos

Articoli correlati