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L’INTERVISTA | Bianca Rende: «Bene Caruso sul risanamento dei conti, ma non c’è contatto col territorio»

L'ex candidata a sindaco rivendica un'opposizione intelligente e spiega: «L'amministrazione paga l’inesperienza in alcuni ambiti e l’immobilismo che ne deriva in altri. Dove è il piano sulla Mobilità? Cultura e scuola non hanno riferimenti politici e il Welfare è piegato su se stesso»

L’INTERVISTA | Bianca Rende: «Bene Caruso sul risanamento dei conti, ma non c’è contatto col territorio»

Ad un anno dalle amministrative di Palazzo dei Bruzi e con le elezioni del 25 settembre alle spalle, Bianca Rende scatta una fotografia di quella che a suo avviso è la situazione socio-politica a Cosenza. Mantiene una posizione equidistante nei confronti del sindaco Franz Caruso, ma ribadisce con un certo vigore la convinta appartenenza ad un ampio campo progressista di contrasto alle destre. Per il suo ruolo e per quello di Francesco Luberto in consiglio comunale ha coniato il termine “opposizione intelligente”.

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Rende, tecnicamente che vuol dire?
«Rivendichiamo una cultura di governo. Appoggiando Franz Caruso al ballottaggio, ritenevamo che la sua coalizione fosse tra le due la più idonea. Un esempio di opposizione intelligente e non aprioristica è la fiducia garantita nelle pratiche di bilancio finalizzate alla chiusura dei conti con chi ha decretato il fallimento economico ente».

Caruso in un’intervista di qualche giorno fa ha detto che non si possono paragonare gli esiti di elezioni amministrative e politiche. Concorda?
«In linea di principio sì, ma c’è correlazione con il crollo del Pd e del Psi. La maggioranza di Palazzo dei Bruzi è uscita sconfitta non tanto nei singoli candidati appoggiati, ma nei numeri. Il M5S ha sbancato per il lavoro di Orrico e per Conte che si è appropriato di temi che dovrebbero essere i capisaldi del Pd. Per farla breve, l’azione comunale non ha attirato consenso. Ma c’è un altro aspetto se vogliamo dirla tutta».

Diciamola.
«L’avvocato Caruso non ha vinto le elezioni al primo turno, lo ha fatto al secondo grazie a noi e al movimento di De Cicco. I segnali che qualcosa non quadrasse c’erano e non sono stati bilanciati dall’azione di governo comunale. L’esempio contrario è Forza Italia che incassa il doppio delle percentuali nazionali grazie alla presenza di Occhiuto alla Cittadella».

Cosa ha apprezzato finora dell’amministrazione Caruso e cosa no?
«Le dichiarazioni di intenti sul risanamento dei conti sono certamente positive. Gli abbiamo dato carta bianca perché è il momento di voltare pagina e di modificare la pressione fiscale locale. È giusto che tutti contribuiscano – come dice anche l’assessore Giordano – e non solo pochi cittadini. Non mi convince, invece, la gestione di alcuni assessorati. Scuola e cultura addirittura sono sfornite di un riferimento politico. Inoltre, se da un lato funziona bene la comunicazione istituzionale, dall’altro fisicamente non c’è contatto col territorio e in una città piccola come Cosenza e nostalgica del metodo manciniano questo si paga».

Lei è stata candidata a sindaco, ma fa strano che non abbia dichiarato il proprio voto. A chi ha dato la preferenza?
«La nostra coalizione, “Cosenza cresce insieme”, ci ha chiesto di restare nell’alveo del centrosinistra. Buona parte è ancorata ad Anna Laura Orrico e al M5S, altri al Pd in una logica di contrapposizione a FdI e qualcuno si è rivolto al Terzo Polo. Nemmeno un voto è andato alla destra, lo posso garantire con certezza a differenza di quanto magari è accaduto ad altri…».

Il suo è un centrosinistra che guarda a sinistra o dal lato opposto? Perché c’è una grossa fetta di Pd che non ne può di soluzioni democristiane. 
«Le emergenze sociali ci impongono di guardare agli ultimi, non c’è nemmeno da discuterne. Oggi le priorità sono queste e, secondo i concetti tradizionali, ci spingono a sinistra. Sono del parere, tuttavia, che tale azione politica si possa fondere con i principi di un sano cattolicesimo liberale. Il tema del lavoro e del sostegno alle fasce deboli non sono eludibili. Oggi il primo rivoluzionario è Papa Francesco e ci ispiriamo pertanto alla sua agenda sociale, considerato che appare una luce nel buio anche per la politica che di questi tempi fatica a trovare la rotta».

Il M5S è rappresentato in giunta perché lei ha preferito non far parte della squadra di governo. Come reputa il lavoro dei 9 assessori?
«La scelta del M5S è stata autonoma, noi pensavamo ad una lista di eccellenze esterne per la giunta. Oggi, infatti, non è un caso che buona parte del protagonismo sia affidato a Giordano. A Caruso invece interessava premiare i primi eletti delle liste, alcuni oggettivamente con pochi voti. Ci sono assessori ereditati dalla precedente amministrazione, non vorrei che si scadesse nel continuismo. Dovrebbe fare un bilancio, considerato che paga l’inesperienza in alcuni ambiti e l’immobilismo che ne deriva in altri. A Cosenza si portano avanti iniziative ordinarie: annunci roboanti, ma i fatti sono esigui. Non abbiamo notizie del Piano della mobilità, su cui sono state vinte le elezioni, da un anno. La maggior parte dei cantieri ereditati, inoltre, sono fermi».

C’è la questione Amaco da risolvere.
«Auspicavamo un’impronta più decisa. I documenti, del resto, sono noti da tempo e le difficoltà si trascinano da anni. Parliamo dei bilanci che l’assessore Damiano Covelli conosce bene dai tempi in cui facevamo opposizione all’amministrazione Occhiuto». 

Ha partecipato ad incontri dove si chiedevano le dimissioni di Manna a Rende. Su De Cicco invece cosa dice?
«Abbiamo fatto una nota suggerendo un passo indietro a chiunque fosse implicato nell’operazione. Conosciamo benissimo il diritto, non è un obbligo dimettersi, ma per noi è una ragione di opportunità rimettere il mandato in attesa di giudizio. Questo fermo restando l’augurio di chiarire presto la propria posizione e la vicinanza umana agli interessati. Riteniamo la Commissione di accesso una forma di garanzia per gli amministratori stessi e chiediamo che possa insediarsi a Cosenza per analizzare gli ultimi dieci anni».

Se fosse stata eletta sindaco, avrebbe trovato la stessa situazione finanziaria. Sarebbe stato possibile agire diversamente da come si sta facendo?
«Avrei fatto ricorso a professionalità esterne di livello elevato. Oggi il primo cittadino interviene per trovare la soluzione, ma manca una programmazione a monte per evitare di arrivare al punto di rottura. L’esempio è il Centro Storico».

Si spieghi meglio.
«C’è un evidente deficit di sicurezza. È infrequentabile e molti commercianti scappano, così come gli operatori culturali ed economici. Lo vogliamo porre o no questo problema? Il tema delle periferie viene agitato strumentalmente, perché non mi pare che siano partiti processi di rigenerazione urbana. Ci si rivolge alle periferie con logiche miracolistiche, mentre servirebbe un confronto costante per intercettarne le istanze».

Nel prossimo consiglio vi verrà sottoposto lo schema di bilancio. 
«Il risanamento è necessario, ma vogliamo capire il prezzo da pagare. Chi ne subirà le conseguenze? Quali servizi saranno tagliati? Il Welfare, per entrare nel dettaglio, è un settore piegato su se stesso e non certo per demerito dell’assessore Buffone. L’ex consigliera delegata Savastano, prima di rimettere le cariche, ha detto in commissione di non essere riuscita con la dirigente ad instaurare una collaborazione proficua con la Regione così da attirare risorse. Il corto circuito è evidente, come per la questione dell’ospedale di Vaglio Lise».

Si percepisce scetticismo dalle sue parole…
«Dopo la localizzazione è sceso il silenzio sull’argomento. Occhiuto non ha nulla da dire sull’iter burocratico? E perché Caruso su questo tema non lo incalza? Cosenza non può subire tale danno da una presunta incomunicabilità politica».