martedì,Febbraio 7 2023

Mario Occhiuto cancella il post su Facebook a difesa di Silvio Berlusconi

I parlamentari cercano di minimizzare lo scontro nel centrodestra nazionale ma puntualmente sbattono contro le dirompenti esternazioni del leader azzurro. Il senatore cosentino era prima intervenuto sui social poi ci ha ripensato: ecco cosa aveva scritto

Mario Occhiuto cancella il post su Facebook a difesa di Silvio Berlusconi

Le trattative per il nuovo Governo non devono andare molto bene per Forza Italia. Almeno così sembrano dimostrare i ripetuti audio di Berlusconi. File che si aprono tutti allo stesso modo, con la raccomandazione del Cav «su quello che sto per dire bisogna mantenere il massimo riserbo». Ovviamente tempo dieci minuti approdano tutti, puntualmente, sui tavoli delle redazioni dei giornali. Chi diffonde questi audio e perchè lo fa? Al momento sembra un mistero. E soprattutto dove finisce la realtà e dove inizia la fiction? Ha provato a dare una spiegazione il senatore Mario Occhiuto, che ormai si sta caratterizzando come l’interprete dell’ortodossia berlusconiana.

Dopo aver spiegato al mondo la verità sul pizzino del Senato con i giudizi poco lusinghieri sulla futura premier, l’ex sindaco di Cosenza ieri ha pubblicato un post in cui dà l’interpretazione autentica degli ultimi audio, giurando «di averlo sentito con le mie orecchie».

Occhiuto scrive che «Berlusconi ci ha spiegato di aver provato più volte a chiamare Putin per convincerlo che fare la guerra all’Ucraina è una follia, ma il presidente russo non ha risposto. Poi ha raccontato del regalo e dello scambio di lettere, ma si tratta di un episodio distinto dal primo». Insomma per il senatore la “lettera dolcissima” emersa dagli audio di Berlusconi sarebbe stata successiva e forse dettata dall’esigenza di Putin di scusarsi per le mancate risposte. Cose che capitano quando hai una guerra in corso da gestire.

Ma anche qui si è aperto un piccolo giallo perchè dopo pochi minuti l’ex sindaco di Cosenza ha cancellato il post. Non sappiamo ovviamente per quale motivo, evidentemente la linea del partito era altra. Il che fa aumentare i sospetti che il teatrino messo su in questi giorni sia l’ennesima fiction che Berlusconi sta abilmente orchestrando. Il punto è sempre lo stesso ovvero picconare la credibilità e l’affidabilità della Meloni. In effetti il più grosso problema politico che la Meloni deve risolvere è proprio quello della discontinuità rispetto al passato sovranista.

L’esigenza di dimostrare che la moderazione sbandierata in campagna elettorale non sia stata un semplice strumento per arrivare al potere, ma un metodo di governo del Paese. Gli esordi con l’elezione di Fontana e La Russa non sono proprio nel segno della discontinuità rispetto alle posizioni che occhieggiavano Putin per rinfocolare l’antieuropeismo, l’antiglobalizzazione e robe di questo genere. Berlusconi lo sa e in queste contraddizioni prova ad incunearsi giocando anche sulla immunità geriatrica.

Un azzardo, se vogliamo, che sta spiazzando i forzisti calabresi. Il deputato Giuseppe Mangialavori, ad esempio, in una intervista alla nostra testata di qualche giorno fa aveva tranquillizzato tutti su quanto accaduto al Senato: «Normali fibrillazioni in vista della formazione del nuovo Governo». Sulla stessa scia Francesco Cannizzaro: «L’incidente tecnico-politico ci sta – aveva detto a LaCnews24 – fa parte di una fisiologica, normale dialettica interna alla coalizione. Ma ritengo sia già abbondantemente superato».

«Giorgia Meloni, inevitabilmente, – ha continuato il deputato – dovrà tenere conto della qualità anche della classe dirigente di Forza Italia che, grazie alla leadership di Silvio Berlusconi, oggi si conferma centrale nel futuro governo e negli equilibri della maggioranza parlamentare, per storia, valori e rapporti che può vantare con l’Europa».

Invece le cose non stanno andando propriamente così. La Meloni sembra aver perso ogni pazienza e ha iniziato a far circolare indiscrezioni molto nette «Non tratto più». Una frase lapidaria che sembra mettere fine alle speranze dei berluscones, calabresi e non, proprio nel giorno in cui sono iniziate le consultazioni al Quirinale. Berlusconi aveva detto che sarebbe salito insieme alla Meloni al Colle. Sarà ancora così?