mercoledì,Luglio 17 2024

“Governare Insieme”, ecco il libro dell’ex sindaco di Bisignano Francesco Lo Giudice

Nei territori comunali, locali del nostro Paese c'è molta vitalità e molta competenza che deve essere valorizzata

“Governare Insieme”, ecco il libro dell’ex sindaco di Bisignano Francesco Lo Giudice

di Francesco Lo Giudice*

Il libro “Governare Insieme – uno spazio utile per gli Amministratori locali” nasce da una rubrica che è comparsa sul Quotidiano del Sud l’Altravoce dell’Italia per circa un anno e mezzo, dall’omonimo titolo, e in questa rubrica ho chiesto di scrivere ad amministratori locali, in particolar modo Sindaci, ma anche Assessori e Consiglieri comunali, professionisti, docenti universitari, tutti coloro i quali sono in un qualche modo interessati alle tematiche dello sviluppo locale e del governo dei nostri comuni e delle città di tutta Italia, in particolare del sud, ma di tutto il Paese.

Ne è uscito un esperimento molto interessante, a conferma del fatto che nei nostri territori, nei territori comunali, locali del nostro Paese ci sia molta vitalità e molta competenza che deve essere valorizzata in quanto molto spesso in un Paese le innovazioni, le vie di soluzione alle crisi provengono proprio dai territori, dai Comuni, dai luoghi e quindi è il caso che i Comuni tornino a essere laboratori di innovazione civica, economica, sociale, culturale.

Per fare questo è chiaro che da una parte ci deve essere una volontà politica nazionale seria, indiscutibile, determinata nel voler valorizzare le realtà territoriali e ciò che esse rappresentano per il bene della nostra democrazia. Dall’altra parte, cioè da parte nostra, da parte di chi abita i territori, ci deve essere la capacità di fare squadra, di cooperare per il bene comune, e non è una cosa scontata questa, perché solitamente in questi territori più periferici si ha sempre la tendenza ad agire da soli nella convinzione che ognuno possa bastare a sé stesso, ogni istituzione possa bastare a sé stessa, e si crea una sorta di difficoltà alla cooperazione.

Se invece la cooperazione diventa un metodo, tra gli enti locali innanzitutto, sia in senso orizzontale che verticale, quindi mi riferisco ai Comuni tra di loro, ma anche ai Comuni con le Province, con le Regioni e con gli altri enti locali superiori, tra gli enti locali e fra gli enti locali e le altre istituzioni economiche e sociali del territorio, come le università, le imprese, le associazioni; se si crea un gioco di squadra tra questi attori dello sviluppo economico e sociale, io sono convinto che si potrà incidere in maniera comunque importante sulle dinamiche di sviluppo, anche perché adesso con i fondi del PNRR ci saranno diverse opportunità.

Quindi, se a fronte di questa nuova ingente quantità di denaro che viene riversata sul territorio nazionale si svilupperà una capacità di cooperare, di co-progettare, di collaborare per l’affermazione di progetti di interesse generale, io credo che la situazione possa realmente cambiare, anche perché i Comuni da soli non ce la fanno a gestire le funzioni loro attribuite dalla legge.

Non ce la fanno perché, nonostante negli ultimi anni la legislazione nazionale ha riservato loro maggiori poteri, maggiori funzioni, maggiori prerogative, maggiori responsabilità, a fronte di queste maggiori responsabilità e funzioni che i Comuni hanno avuto, non corrisponde a tutt’oggi un maggiore afflusso di risorse, in quanto negli ultimi anni i trasferimenti statali sono andati diminuendo, per cui i Comuni si trovano nella condizione di avere maggiori responsabilità e maggiori prerogative ma minori risorse finanziarie e minore personale.

E i Comuni, soprattutto quelli meridionali, ma oserei dire tutti Comuni, perché non è solo un problema meridionale ma un problema nazionale, soprattutto i comuni più piccoli si trovano in una situazione di apnea,  si trovano in una situazione di sofferenza, di soffocamento, perché di fronte alle numerose aspettative della gente, che nei confronti del Comune avanza delle istanze tra le più varie, in un ventaglio molto ampio di diritti, di doveri, di servizi, gli amministratori locali, soprattutto i Sindaci che sono le figure centrali dei territori si trovano, a maggior ragione dopo la riforma del ‘93 con l’elezione diretta del Sindaco, nelle condizioni di non poter garantire ciò che si sono impegnati a garantire.

Questo è un problema, anzi oserei dire questo non è un problema, questo è “il” problema attuale del nostro Paese, è “il” problema dell’Italia, in quanto l’Italia che è uno Stato repubblicano avanzato, che ha deciso nella sua costituzione di essere uno Stato decentrato, cioè di valorizzare le autonomie locali, lo deve fare sul serio, cioè lo deve fare mettendo in campo degli strumenti, delle risorse e delle politiche che veramente mettano in condizione i territori di poter esprimere tutte le proprie potenzialità.  

Noi sappiamo che in questa epoca così definita della “Glocalizzazione”, cioè dove il locale torna ad avere valore in un’ottica però questa volta globale, se il locale torna ad avere valore, i Comuni italiani possono giocare e avere un ruolo importantissimo in questa nuova fase della glocalizzazione perché, lo voglio ricordare, l’Italia è il Paese con il più ampio patrimonio culturale, storico e artistico del mondo; è il Paese con la più importante biodiversità del mondo, ma soprattutto è il Paese che si ritrova ad essere centro del Mediterraneo, che negli ultimi decenni è tornato a essere uno dei centri geo politici più importanti del mondo.

Quindi se i Comuni italiani fossero messi in condizione di poter non solo espletare al meglio le loro funzioni ma di poter valorizzare le risorse che hanno sul proprio territorio, in collaborazione con gli altri attori economici e sociali, quindi università, aziende, imprese ed associazioni, se fossero messi in condizione di fare questo, io credo che potremmo assistere al “reale” rilancio del nostro Paese, al “reale” recupero dei livelli di fiducia democratici da parte dei cittadini, perché i livelli di fiducia che oggi sono ai minimi storici per colpa di un sistema politico che non è più in grado, da dopo la prima repubblica in poi, di garantire il raccordo tra il centro dello Stato e le periferie, l’organizzazione tra i vari enti e i vari attori della società.

Visto che non esistono più queste capacità di raccordare i territori con il livello centrale dello Stato e della Repubblica, allora se si investisse maggiormente sui Comuni e sui territori e sugli enti locali io credo che realmente si potrebbe invertire questa rotta di declino del nostro Paese, anche  perché, e concludo, il mondo intorno a noi è cambiato, ed è cambiato non a nostro favore, perché noi Paesi dell’OCSE usciamo sconfitti, o comunque impoveriti da questi processi globali, usciamo impoveriti e non lo dico io, ma lo dice un importante studio di Milanovich, che con il suo famoso grafico a forma di elefante, ha dimostrato che i redditi medi dei paesi dell’Ocse si sono impoveriti a favore di altri paesi, paesi cosiddetti emergenti, pensiamo alla Cina, all’India, alle cosiddette tigri asiatiche, ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), altri paesi che in questi ultimi anni sono cresciuti moltissimo, per cui la situazione internazionale è mutata.

Poi è sopraggiunta la pandemia, la guerra, che stanno ulteriormente mettendo a rischio e a dura prova la nostra economia e la nostra società, quindi ho l’impressione che se non cambiamo strategia e se questa strategia non è volta ad aumentare la coesione istituzione, sociale, culturale tra il nord e il sud del Paese, tra i Comuni italiani e tra i Comuni e le imprese, le università e le associazioni, noi difficilmente riusciremo a fermare questo declino e a riprendere la via del progresso economico e civile. (*Dottore di ricerca in Sociologia politica, già Sindaco di Bisignano)

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