giovedì,Dicembre 1 2022

Statue di San Casciano, il docente Unical spiega perché il paragone con i Bronzi non regge

Secondo Brocato le statue sono accomunate solo dalla fortuna di essersi salvate dall’incuria del tempo e dall’avida mano dei fonditori

Statue di San Casciano, il docente Unical spiega perché il paragone con i Bronzi non regge

Come i Bronzi, più dei Bronzi. Neanche il tempo di esultare per la straordinaria scoperta in Toscana, che subito è scattata una sorta di “competizione” con i celebri guerrieri conservati in Calabria. Il docente Unical di Etruscologia e Antichità Italiche, Paolo Brocato, ha spiegato perché un paragone simile non è calzante per niente.

“È di pochi giorni fa la notizia di un eccezionale ritrovamento archeologico a San Casciano dei Bagni in Toscana (Siena) – scrive Brocato -. Si tratta di una scoperta sensazionale effettuata dal team coordinato dal prof. Jacopo Tabolli dell’Università per Stranieri di Siena, effettuata nel santuario termale di etàetrusco-romana. 

L’importanza della scoperta risiede nel tipo di reperti scoperti, nella qualità e quantità ma soprattutto nel fatto che sono stati trovati nel contesto stratigrafico originario, senza che siano intervenute manomissioni moderne. I reperti erano stati adagiati in una grande vasca termale, verosimilmente con l’intenzione di proteggerli occultandoli, in una fase di sistemazione o ridimensionamento dell’area sacra. 

All’interno della vasca – spiega – sono state rinvenute ben 24 statue bronzee e molti altri manufatti tra cui diversi ritratti, ex voto anatomici, e numeroso materiale archeologico databile al II-I sec. a.C. Altro aspetto molto importante è che molti manufatti presentano iscrizioni etrusche e latine. I reperti infatti recano incisi nomi di divinità e nomi delle famiglie gentilizie dedicanti. Il contesto è dunque apparso agli archeologi così come lo avevano lasciato gli antichi. Una scoperta dunque che getterà nuova luce su aspetti della cultura etrusca e romana in una fase particolarmente tormentata sul piano storico politico e sociale. 

Gli studiosi ben sanno quanto la scoperta di statue in bronzo dell’antichità greca ed etrusco romana sia un evento raro. Fin dall’antichità le statue furono fuse per ricavarne altre o per realizzare manufatti meno nobili, destino che ancor più ha avuto il suo corso nella fase tardo antica e medievale. Ecco quindi il motivo per cui quando si ritrovano statue in bronzo antiche la scoperta ha sempre grande rilevanza. Soprattutto se poi lo stato di conservazione è eccezionale, come è accaduto a San Casciano. 

Sono stati evocati i bronzi di Riace che, proprio in questi giorni hanno visto captare nuovamente l’attenzione scientifica per l’importante Convegno I Bronzi di Riace 50 anni di studi e ricerche, in corso al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. 

Non è un caso che il ritrovamento archeologico abbia avvicinato le due scoperte, in quanto entrambe caratterizzate da esemplari della statuaria bronzea antica pressoché intatti. I due gruppi di bronzi sono accomunati da vicende, successive alla loro creazione e al loro uso, che hanno permesso, in circostanze molto diverse, di giungere fino si nostri giorni. Destino molto raro, come abbiamo detto, per la bronzistica antica e soprattutto per i bronzi di dimensioni consistenti. Il richiamo subito dopo la scoperta ai Bronzi di Riace va inteso in questo senso, null’altro a mio avviso. Statue accomunate dalla fortuna di essersi salvate dall’incuria del tempo e dall’avida mano dei fonditori. 

Al di là di questo parliamo di due contesti culturali e cronologici estremamente diversi che non possono essere paragonati tra loro. La scoperta di San Casciano appartiene alla cultura etrusco- romana del II-I sec.a.C., i bronzi di Riace alla cultura ellenica della metà del V sec a. C.. Sono tra loro distanti nel tempo, cambiano le circostanze storiche ma anche lo stile artistico che aderisce a modelli e gusti differenti. Anche la committenza è diversa. Così anche le dimensioni se vogliamo entrare nel dettaglio. Inoltre il contesto stratigrafico di giacitura dei reperti toscani appare intatto, al contrario della situazione e delle circostanze di ritrovamento dei bronzi di Riace. 

Non dobbiamo commettere l’errore di togliere dai loro contesti queste opere per paragonarle e per stabilire una graduatoria, sarebbe una operazione scorretta metodologicamente e poco scientifica. 

Se queste sono le prime impressioni generali dobbiamo però aspettare le relazioni scientifiche e le pubblicazioni della nuova scoperta, stando comunque tranquilli che la fama e l’importanza dei Bronzi di Riace non sarà mai offuscata, se qualcuno lo avesse mai pensato, ma eventualmente sempre più contestualizzata attraverso nuovi studi e ritrovamenti. 

Nuove e vecchie scoperte dimostrano quanto sia importante promuovere la ricerca e la valorizzazione dei beni archeologici del nostro Paese, tenendo però ben presente che a fronte di ritrovamenti eclatanti – estremamente importanti – ci sono tante altre scoperte che formano la trama 

dei paesaggi e la quotidianità dell’uomo antico, senza le quali le grandi scoperte non avrebbero senso storico e perderebbero la loro eccezionalità. Per questo la vera sfida per il futuro è di conoscere, preservare e valorizzare il paesaggio, applicando una politica attenta al recupero dei luoghi e delle identità dei territori anche attraverso il patrimonio archeologico”. 

Articoli correlati