martedì,Febbraio 7 2023

«Non dimostrata la perdurante partecipazione di Mario Perri al clan». In “Rango-zingari” prende oltre 4 anni di carcere

Il Riesame di Catanzaro deposita le motivazioni secondo le quali l'indagato non risulta pienamente attivo nella presunta associazione mafiosa degli italiani e degli "zingari"

«Non dimostrata la perdurante partecipazione di Mario Perri al clan». In “Rango-zingari” prende oltre 4 anni di carcere

Il ricorso di Mario Perri è stato uno dei pochi accolti dal tribunale del Riesame di Catanzaro circa la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza in ordine alla contestazione della presunta confederazione mafiosa operante tra Cosenza, Rende e Roggiano Gravina.

La sua posizione è una delle tante “boderline“, nel senso che i giudici non criticano il fatto che l’indagato non abbia fatto parte delle consorterie ndranghetistiche della città, come accertato nelle sentenze contenute nel provvedimento cautelare, ma che contestano ben altro. E lo fanno richiamando un principio giurisprudenziale della Cassazione, adottato in due sentenze separate.

Il Tdl infatti ritiene che «risulta evidente l’intraneità di Perri al gruppo confederato e la sua contribuzione alle estorsioni a far data dal 2012, tuttavia non può non rilevarsi come non risultino sussistenti, allo stato degli atti, ulteriori elementi a sostegno della perdurante partecipazione».

Prima la Dda di Catanzaro e poi il gip distrettuale Alfredo Ferraro, avevano inquadrato le condotte di Mario Perri come partecipe della confederazione che, secondo gli investigatori e gli inquirenti antimafia, sarebbe diretta da Francesco Patitucci, in virtù di accordi intrapresi 16 e 11 anni fa dagli esponenti del clan “Lanzino” e degli “zingari”.

Gli elementi a sostegno di questa tesi investigativa si basavano su tre dichiarazioni di pentiti: Edyta Kopacynska, Adolfo Foggetti e Franco Bruzzese. Nel primo caso, la moglie del defunto Michele Bruni, il 21 gennaio 2014, dichiarava che «Mario Perri è attualmente organico al gruppo confederato al cui vertice si pongono Ettore Lanzino, Francesco Patitucci e Maurizio Rango ed personalmente attivo nella riscossione del “pizzo” nella zona di Casali, e ciò per il fatto che egli abita in quel quartiere. Lo stesso Perri, in occasione della Fiera di San Giuseppe, che si tiene ogni anno a Cosenza, era impegnato nella raccolta delle estorsioni in danno degli espositori».

Adolfo Foggetti, invece, il 9 marzo 2015 riferiva che «gli ambulanti», che esponevano la loro merce alla fiera di San Giuseppe, «erano avvicinati da Sergio U Sapunaro e da Mario Perri che, per ogni fiera, versavano in bacinella, una somma oscillante tra gli undici e i tredicimila euro».

Infine, Franzo Bruzzese: «Rango ebbe a riferirmi – aveva detto l’ex capo società degli “zingari” nel verbale del 6 marzo 2016 – che Mario Perri si occupava di riscuotere le estorsioni alla fiera di San Giuseppe e tali estorsioni venivano realizzate unitamente a tale Sergio Del Popolo detto “u sapunaro”», specificando che tale circostanza gli era stata riferita nel 2012.

Entrando più nello specifico, il Tribunale del Riesame ha analizzato il capo 59 dell’ordinanza cautelare, concludendo che «tali emergenze», quelle delle intercettazioni tra Luigi Abbruzzese e Sergio Del Popolo, «conducono senza dubbio alcuno alla figura di Sergio Del Popolo, ma in alcun modo risultano attribuire il fatto così come specificatamente contestato nel capo di imputazione all’odierno ricorrente, il quale non soltanto non viene direttamente intercettato, ma non è neppure mai richiamato dai diretti interlocutori». E dunque le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non aiutano a sorreggere la contestazione nei confronti di Mario Perri. L’indagato, scarcerato a suo tempo dal Riesame, è difeso dall’avvocato Gianpiero Calabrese.

Rango-zingari, ultimo atto per Mario Perri

Tuttavia, la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, nel nuovo processo di secondo grado, ha condannato per associazione mafiosa ed estorsione Mario Perri a 4 anni e 5 mesi di carcere, nell’ambito del processo “Nuova Famiglia“, quello nato dall’operazione contro il clan “Rango-zingari” di Cosenza. Precedentemente la sua condanna era stata rinviata dalla Cassazione.

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