giovedì,Dicembre 1 2022

“Storie dell’altro mondo”, al Dam il ricordo sulla manifestazione No Global a Cosenza

Video realizzato da Andrea De Bonis che ha ripercorso quelle ore concitate, dove perfino l’allora sindaco Catizone e il vescovo Agostino non esitarono a prendere posizione a difesa degli indagati. Il dibattito ha fornito uno spunto per collegare tramite il classico filo rosso il passato al presente

“Storie dell’altro mondo”, al Dam il ricordo sulla manifestazione No Global a Cosenza

Una manifestazione estremamente popolare che puntó ad un’unica cosa: la scarcerazione dei 20 no global arrestati per il processo al Sud Ribelle. Ricorrono domani i vent’anni dal corteo che segnó la storia comunitaria di Cosenza, una giornata preceduta da assemblee, incontri e indignazione collettiva. Ne hanno discusso all’Unical, nei locali del Dam, protagonisti dell’epoca, sindacalisti e attivisti. L’incontro è stato organizzato da Daniele Ielasi dell’associazione Entropia ed hanno risposto presente la vicesindaca di Cosenza Maria Pia Funaro, il docente dell’UniCz Francesco Caruso, Massimo Covello della Fiom Cgil, Raffaella Bolini di ARCI e il giornalista Paride Leporace.

A margine di un video realizzato da Andrea De Bonis che ha ripercorso quelle ore concitate, dove perfino l’allora sindaco Catizone e il vescovo Agostino non esitarono a prendere posizione a difesa degli indagati, il dibattito ha fornito uno spunto per collegare tramite il classico filo rosso il passato al presente. «Oggi ci sono una serie di emergenze sociali che surclassano le ricorrenze e la nostalgia – ha detto Francesco Caruso -. Ci troviamo in una condizione dove il Governo mette a repentaglio il Reddito di Cittadinanza di cinque milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà. Sarebbe fondamentale ricreare un movimento con una sua radicalitá».

«La vicenda del Sud Ribelle fu importante per la Cgil – ha racconta Massimo Covello -. Il giorno degli arresti mi chiamó la segreteria nazionale per chiedermi cosa fosse successo. Risposi lapidario che la Camera del Lavoro di Cosenza stava preparando una nota di sostegno. A margine di qualche istante di stupore, ricevemmo supporto e il giorno della manifestazione a reggere lo striscione ci furono i vertici nazionali. Col senno di poi, ritengo che senza quell’operazione di polizia non si sarebbe costruita un’unità così democratica fatta da stili e approcci differenti. Per farla breve, un altro mondo era possibile ma siamo stati sconfitti».

«Il video mi ha emozionato quando ho visto lo striscione “Siamo tutti Sovversivi” retto da signore in là con l’età – ha concluso Funaro -. Potevano essere benissimo mia madre o le mie zie. Quelle immagini, proiettate oggi sembrano appartenere ad epoche lontanissime. Ma so bene che non è così, perché l’indole di Cosenza non è mai mutata. Il Movimento era diventato un bastone di ferro nel meccanismo della globalizzazione e andava sradicato. Oggi, però, sono i governi stessi a riprendere quelle istanze e quelle terminologie. Venti anni fa era la politica a non essere preparata a quei messaggi così dirompenti. Se i fatti fossero accaduti oggi, avremmo avuto il coraggio di aprire le porte di Palazzo dei Bruzi? Onestamente non lo so».

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