venerdì,Dicembre 9 2022

No global, 20 anni dopo | Sorrentino: «Si trasudava garantismo giuridico e politico»

L'assessora al comune di Rende, da avvocato, ereditò dal padre la difesa dei no global nel processo di appello. Il suo ricordo della manifestazione a Cosenza

No global, 20 anni dopo | Sorrentino: «Si trasudava garantismo giuridico e politico»

di Lisa Sorrentino*

Ricordo bene la notte in cui la città fu scossa dagli arresti dei miei compagni e delle mie compagne. Il telefono di casa iniziò a squillare a ripetizione. Mio padre era tra i difensori degli imputati Insieme a Giuseppe Mazzotta, Maurizio Nucci, Carlo Petitto e altri colleghi e colleghe che si precipitarono in fretta e furia per raggiunge i propri e le proprie assistite.
Iniziarono da subito un lavoro meticoloso di difesa che durò diversi anni. Mio padre purtroppo non ne vide la fine e fui io nel 2010, a pochi mesi dal giuramento come avvocata a prendere il suo posto in Corte d’appello. Avvertii il peso enorme dell’inesperienza bilanciato però dalla forte rabbia nei confronti di un impianto accusatorio insostenibile.
Quello dei difensori fu un lavoro di ricostruzione immane fatto di faldoni e carte da cui trapelavano storie di battaglie sociali, storie di vita, di amicizia, di screzi e di frustrazioni causate da un mondo iniquo e non solidale da un mondo che il capitalismo e i meccanismi di globalizzazione stavano gradatamente soffocando e che per questo si desiderava cambiare, migliorare.
Da quegli stessi faldoni gli inquirenti, tuttavia, leggevano e costruivano artatamente il teorema di un nuovo terrorismo sovversivo. Per fortuna due sentenze, una in primo grado e una di appello, dopo ben 8 anni e più di 40 udienze, ribaltarono completamente l’accusa di associazione sovversiva in relazione agli incidenti accaduti nel corso del G8 di Genova e del Global forum di Napoli del 2001.
La risposta dell’intera società civile fu sorprendente, l’apice si raggiunse certamente con il grandissimo corteo che si fece a Cosenza il 23 novembre del 2002. Quel corteo rappresentò la sintesi del fermento politico che animò gli attivisti e le attiviste, le tante menti pensanti, studenti e studentesse, i docenti e le docenti della nostra Università, il mondo Cattolico e dell’associazionismo, una sintesi che rifletteva i passaggi e i processi di una soggettivizzazione politica e che trasudava principi di alto garantismo giuridico ma soprattutto politico.
Fu quella a mio avviso la chiave di lettura che convinse e coinvolse la città che una folle e inquietante ingiustizia aveva colpito i suoi figli e le sue figlie per essersi opposti con lungimiranza allo strapotere dell’oligarchia globale, allo sfruttamento delle risorse naturali e del pianeta e per aver provato a proporre forme di democrazia diretta e partecipata oltre che un cambiamento negli stili di vita e di consumo.
Oggi molte cose sono cambiate, forse è un processo naturale o forse siamo dinanzi ad una stasi endemica. Di certo in entrambi i casi è più che giusto adoperarsi per non disperdere la memoria di quello che fu un momento storico e politico di grande importanza.
*assessora al comune di Rende

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