venerdì,Dicembre 9 2022

Paola, volano gli stracci tra ex alleati: scontro tra Perrotta e Di Natale

L’ultima esperienza amministrativa li ha visti alleati nella veste di sindaco e presidente del consiglio, dopo la rottura dell’ottobre 2021 i rapporti tra i due si sono assai deteriorati

Paola, volano gli stracci tra ex alleati: scontro tra Perrotta e Di Natale

Tornando indietro nel tempo, come dimenticare le lacrime di Roberto Perrotta nella sede del Partito Democratico all’esito dello spoglio del ballottaggio 2017? L’abbraccio sentito con l’allora consigliere provinciale Graziano Di Natale, booster elettorale che portò il già due volte sindaco a vestire per la terza volta la fascia tricolore?

Perrotta, socialista sempre incline alla moderazione, nei locali della segreteria paolana del PD si lasciò andare a manifestazioni di affetto che diedero avvio ad una luna di miele durata poi quasi per l’intero lustro amministrativo, con concessioni all’alleato Di Natale senza precedenti (presidenza del consiglio, assessorati, commissioni), che fecero storcere il naso a tanti compagni di coalizione, per amor di Patria rimasti in maggioranza anche quando era ormai palese un asse indissolubile e preferenziale tra i due.

«Graziano Di Natale è un cavallo di razza», ebbe a dire Roberto Perrotta nel corso dell’incontro pubblico con Pippo Callipo, venuto in città per insignire l’allora presidente del consiglio comunale, dei galloni di candidato al consiglio regionale sotto l’egida del movimento “Io resto in Calabria”, compagine con la quale il tesserato PD riuscì poi ad ottenere un seggio a Palazzo Campanella.

Nonostante i paragoni equestri, il rapporto tra i due – da quel punto in poi – iniziò lentamente a deteriorarsi, col neoeletto consigliere regionale che pretendeva l’allineamento compatto dell’intera maggioranza ai suoi desiderata, e Roberto Perrotta incapace di garantirlo, perché per la prima volta nelle sue esperienze sindacali, era stato nominato primo cittadino senza soverchiare le liste in suo supporto.

La grana scoppiò quando il consigliere Ivan Ollio, consigliere socialista e perrottiano della prima ora, iniziò a distribuire santini elettorali dell’antagonista dinataliano per eccellenza, Pino Gentile, candidato per la Casa delle Libertà. L’atmosfera da caccia alle streghe si fece sempre più cupa, e Di Natale arrivò ad accusare Perrotta di non averlo supportato nella maniera idonea, perché troppo lascivo con i consiglieri della maggioranza che dirottavano altrove i propri voti.

Come se ciò non bastasse, il consigliere Ollio fu anche la testa d’ariete usata dall’ex primo cittadino di Trebisacce, Gianfranco Mundo, per eseguire l’accesso agli atti sui risultati paolani delle regionali 2020, carte che per l’allora sindaco del comune ionico, avrebbero dovuto essere funzionali a proporre il ricorso per mettere in discussione l’elezione di Di Natale.

Inutile dire che per Di Natale l’unico colpevole di questa situazione fu il sindaco Perrotta, incapace di tenere a bada “i suoi uomini” e probabilmente poco propenso a vedere in ascesa la carriera del suo presidente del consiglio (nel frattempo anche consigliere provinciale).

In questo momento di maretta s’insinuarono poi le dimissioni del vicesindaco Tonino Cassano, professionista dapprima cercato e voluto da Perrotta (con qualche mugugno di Di Natale), che all’atto di lasciare la giunta, si vide recapitare l’infinita stima dell’allora consigliere regionale, che solo perché si era in piena emergenza sanitaria (questa la scusa), preferì non far cadere l’amministrazione, proponendo però un rimpasto «di alto profilo», che significò l’immissione nell’esecutivo del dottore Ernesto Trotta, medico di base da sempre punto di riferimento in Forza Italia. Un guazzabuglio che più intricato non si poteva immaginare.

La morte della compianta Jole Santelli scompaginò ulteriormente, e in peggio, le carte, con Di Natale costretto a ricandidarsi nel 2021 col PD, peraltro in un listino molto competitivo dove figuravano avversari quasi invalicabili, e Perrotta che – lontano dai sentiti endorsement dell’anno precedente – si faceva notare per l’accoglienza riservata a Fausto Orsomarso (assessore regionale uscente, già autore della consegna di un assegno da 20 milioni di euro per fare il porto).

Un tira e molla che ha finito per sfibrare la tempra nervosa di entrambi, giunti a marcarsi stretti come generalmente fanno maggioranza e opposizione, pur rimanendo alla guida del comune. La mancata riconferma di Di Natale alla Regione (ottobre 2021), è diventata quindi l’innesco di un’esplosione che ha diviso definitivamente la coppia, con Perrotta in cerca del quarto mandato con “la nostra Paola” e Di Natale che, dopo aver preso in giro la nascente coalizione di centrosinistra imperniata attorno alla figura dell’ex vicesindaco Cassano, ha trovato – senza però candidarsi direttamente – riparo nella “nuova era” targata Politano (per di più senza le insegne ufficiali del PD ma con un’associazione nota come “La migliore Calabria”).

Già in campagna elettorale i due non se le sono mandate a dire, con Perrotta che accusava Di Natale di trasformismo e Di Natale che rivolgeva a Perrotta accuse di tirannia («come Gargamella»). Una querelle che si sperava conclusa e che invece, proprio negli ultimi giorni, è riesplosa, con tutta la carica accumulata nel corso del tempo.

Attraverso un comunicato, l’ex sindaco socialista – o meglio, il movimento che lo rappresenta personalmente – ha accusato l’esponente democratico di essere un “mistificatore”, in quanto non poteva non essere a conoscenza della situazione finanziaria del comune di Paola (cosa che Di Natale ha lasciato intendere con una nota a firma del suo movimento, data alla carta stampata nei giorni scorsi). «Le vittorie appartengono solo a lui – si legge tra le tante invettive – mentre le sconfitte sono responsabilità di altri», un’opinione largamente diffusa tra i perrottiani, che non hanno lesinato altre frecciatine: «la sicumera dell’ex presidente del consiglio, dell’ex consigliere regionale, dell’ex segretario questore, dell’ex consigliere provinciale, dell’ex consigliere comunale ha fatto si che venisse bandito dalle ultime elezioni comunali, poiché nessuno ha voluto allearsi col suo partito e nessuno lo ha voluto in lista come candidato e non di certo per scelta personale o per dare spazio ai giovani».

A stretto giro è giunta la replica di Graziano Di Natale, che dai suoi canali social ha etichettato la reprimenda di Perrotta come «rozza e spropositata», paragonando l’ex primo cittadino ad un cantante neomelodico «che ti fa commuovere quando parla, ti incanta e ti fa credere di essere un politico dall’animo buono e altruista», e che invece sarebbe «ossessionato dal suo futuro: per tale ragione spazia da destra a sinistra senza curarsi di nulla».

Considerata l’entità delle accuse reciproche, è altamente probabile che questa diatriba si trascinerà a lungo, perché di sassolini da togliere dalla scarpa ne hanno tantissimi da ambo le parti. Peccato che nel mezzo ci sia la comunità paolana, stordita dalla possibilità di un ennesimo dissesto e costretta a subire aumenti tributari che sarebbe opportuno far ricondurre a qualcosa di diverso rispetto ad una disputa che, invece, pare esserne stata la causa principale.

Articoli correlati