venerdì,Dicembre 9 2022

Processo Bergamini, le quattro verità di un “testimone per caso”

Francesco Forte è il camionista che il 18 novembre del 1989 seguiva a distanza di pochi metri l'automezzo che investì il calciatore del Cosenza

Processo Bergamini, le quattro verità di un “testimone per caso”

Cosa ha visto davvero Francesco Forte il 18 novembre del 1989 al km 401 della Statale 106? E cosa ha sentito? Più in generale, cosa sa veramente della morte di Donato Bergamini avvenuta trentatré anni fa in quel tratto di strada? La sua testimonianza, rilasciata ieri sulla scena del processo contro Isabella Internò, non ha offerto risposte definitive.

«Avrei potuto investirlo io»

È lui il camionista cassanese, all’epoca venticinquenne, che quel giorno di novembre, percorre la Ss 106 diretto a Rimini.  Giunto nei pressi di Roseto, si ferma a comprare le sigarette, ma «prima di rimettermi in marcia ho fatto passare davanti a me un camion che sopraggiungeva in quel momento, perché ho pensato: così se c’è un posto di blocco fermano a lui e non a me». Alla guida di quel camion c’era proprio Raffaele Pisano, e ripensando a quel giorno, il testimone sospira: «Penso spesso al fatto che se non lo avessi fatto passare, Bergamini avrei potuto investirlo io».

Tre versioni e poi quattro

Questo è la parte del suo racconto che Forte mantiene fissa nel tempo. E che mette il sigillo sull’estraneità di Pisano, già certificata da altre evidenze: il rosarnese è solo uno che passa di lì per caso. A partire dal 2013, però, Francesco Forte si esprime per tre volte sull’argomento dopo essere rimasto in silenzio per ben ventiquattro anni. Stimolato da una trasmissione tv, e dalle insistenze della cugina avvocato, ne parla con Donata Bergamini al telefono a novembre del 2013. E la sorella di Denis registra quella conversazione. Qualche mese più tardi, il suo interlocutore diventa l’allora procuratore di Castrovillari Franco Giacomantonio, e infine nel 2017 ne parla con il successore di quest’ultimo, Eugenio Facciolla. Antefatto della pausa-sigarette a parte, il resto è un continuo ondeggiamento.  

Era già a terra?

L’uomo, infatti, sostiene di aver parlato con Pisano subito dopo la tragedia, e nel 2013 gli mette in bocca queste parole: «Non l’ho visto, non c’era, era già a terra». Davanti a Giacomantonio si corregge: non è così sicuro che Pisano abbia detto «era già a terra», ma poi al cospetto di Facciolla torna alla versione originale. Ieri in aula, ha provato a fare di nuovo dietrofront: «Il camionista diceva: non l’ho visto, non l’ho visto». Poi gli fanno sentire la conversazione con la sorella di Denis e si riallinea alla prima versione.

L’auto fantasma

Il balletto si ripete poi sulla ragazza urlante che sostiene di aver visto sulla scena dell’incidente in compagnia di due uomini. Quella sera va da loro e chiede: «Era un vostro parente?», riferendosi a Bergamini. «No, no» è la risposta brusca che ottiene, prima che i due ripartano a bordo di un’auto nera sulla quale hanno appena caricato di forza la ragazza. Davanti al primo magistrato si rimangia una parte del discorso. Ecco l’allora che l’auto nera «c’era, ma non è ripartita», e più in generale quella e altre informazioni, ammette, potrebbe averle apprese da internet. L’auto nera che fila via a tutto gas torna poi in scena con Facciolla. Ieri, ha cercato di dribblare l’ostacolo con un «non ricordo», e sul punto nessuno ha insistito più di tanto. È certo, infatti, che su quell’auto – ammesso che sia mai esistita – non poteva esserci Isabella Internò. Perché quando Forte va via, e a Roseto arriva Mario Panunzio, un altro automobilista di passaggio, la ragazza è ancora lì a disperarsi insieme a Pisano.

La paura

Se è rimasto in silenzio per ventiquattro anni, sostiene inizialmente, lo ha fatto solo per paura. «Perché sa, qui siamo in Calabria» dice alla Bergamini nell’ormai celebre telefonata. Il tema della paura sparisce con Giacomantonio, ma poi ritorna con Facciolla. «È vero, la volta scorsa sono stato un po’ reticente perché avevo paura». Ieri ha cercato di smentire parte di quelle affermazioni riportate in forma riassuntiva sul verbale del 2017. «Questo non l’ho dichiarato» afferma, subito ripreso dal presidente della Corte: «Sta dicendo che quel verbale è falso?». Nuova retromarcia. «Non ho paura di niente» ha poi precisato in coda alla sua lunga deposizione. Il suo sarebbe stato più che altro «un fastidio», quello di dover avere a che fare «con i tribunali, luoghi a me estranei». Anche perché, ha aggiunto, «non credevo di avere qualcosa di utile da dire su quanto accaduto». Qualcuno, però, l’ha preso sul serio. L’avvocato di parte civile, proprio in extremis, gli chiede che idea si sia fatto negli anni di questa vicenda. La risposta è un guizzo di originalità: «Ho sempre pensato che sia stato un incidente». Cosa ha visto quella sera? Cosa ha sentito? E soprattutto chi è davvero Francesco Forte? Forse non lo sapremo mai. Forse non lo sa neanche lui.

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